Bono e Geldof “lanciano” il Cav. fuori dal G8, ma in Africa i problemi restano

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Bono e Geldof “lanciano” il Cav. fuori dal G8, ma in Africa i problemi restano

02 Giugno 2010

Alla One International le promesse non tornano e scatta la punizione per cattiva condotta. Nell’annuale resoconto stilato dall’organizzazione no-profit per la lotta alla povertà, guidata da Bono degli U2 e da Bob Geldof, l’Italia risulta non aver mantenuto fede agli impegni del 2005 sugli aiuti all’Africa. Pare addirittura che il nostro Paese abbia di fatto ridotto l’assistenza ai paesi poveri rispetto a cinque anni fa, quando a Gleneagles in Scozia i maggiori paesi industrializzati si impegnarono solennemente ad aumentare i loro sforzi.

L’indignazione dei due “soci umanitari” in merito alla performance del nostro Paese – che appare ai loro occhi ancor più vergognosa se la si rapporta alla Gran Bretagna, Paese che nonostante stia fronteggiando il maxi-taglio di 6,2 miliardi di sterline per risanare i conti pubblici è riuscito a garantire il 93% dei fondi assicurati – ha raggiunto un livello tale da spingerli a “lanciare” il presidente Silvio Berlusconi fuori dal G8… “Lanciarlo” nel senso letterale del termine.

Sì perché il sito dell’organizzazione internazionale è ravvivato da un "simpatico" giochetto interattivo: “Hurl Berl” (ovvero “Lancia Berl”), dove “Berl” sta naturalmente per Berlusconi. L’animazione flash è un vero e proprio attacco al premier italiano e alle sue promesse mai mantenute, che offre la possibilità di afferrare per il piedi il Cavaliere e lanciarlo, facendolo girare vorticosamente con la stessa tecnica usata dai campioni per il lancio del martello. “Da quando ha promesso di incrementare gli aiuti in Africa nel 2005”, si legge nel testo di presentazione, “il primo ministro italiano Silvio Berlusconi li ha in realtà tagliati. La sua promessa non rispettata costa delle vite, così noi dovremmo lanciarlo fuori dal G8”. Tra il dire e il fare il passo è stato breve. Come se non bastasse, di fianco al gioco c’è un modulo che è possibile compilare per rivolgere un appello agli altri capi di Stato e di governo per cacciare il premier dal club dei Grandi… insomma ‘sti musicisti ci vanno giù duro, durissimo.

Eppure, sui risultati di tante belle parole (e canzoni) spese sui bisogni e sulle istanze di un continente e dei suoi popoli, qualche dubbio viene. Specie se si ascolta quello che ha da dire in merito una delle cento persone – riconosciute come tali dal Times – più influenti al mondo: la giovane economista dello Zambia, Dambisa Moyo. Gli aiuti per lei non hanno fatto altro che aumentare la povertà e paralizzare il continente africano, facendo riemergere un sistema corrotto. Altra grave conseguenza è stato il favorire le guerre civili tra chi voleva accaparrarsi il diritto a gestire quel fiume di danaro, deresponsabilizzando i governi locali nei confronti del proprio popolo o, semplicemente, sfavorendo l’iniziativa individuale e collettiva, vero motore della crescita.

Non è poi da trascurare il ritorno d’immagine che questi artisti “engagé” hanno nel vendersi al loro pubblico come “missionari” e/o “ambasciatori di pace”. Non che la macchina della solidarietà debba fermarsi, attenzione. E non si può certo dire che il nostro Paese, in questa occasione, abbia brillato per coerenza rispetto alle promesse fatte. Forse però non tutti i mali vengono per nuocere. A imbracciare una chitarra a forma d’Africa ci vuole poco, a distribuire male le risorse accaparrate anche meno.