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Misure anticrisi nella legge di stabilità

Borse ko, il Colle lancia l’ultimatum e il Cav. pensa a un dl per fare presto

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Il Colle stringe la tenaglia e a mercati chiusi dà un altro giro con la nota che suona uno spartito senza note per il Cav: governo alternativo. Dopo il nuovo ko delle Borse europee con lo spread impazzito a quota 440, Napolitano attende la chiusura dei mercati per mandare l’avvertimento (o l’ultimatum) al Cav. se, da oggi, non darà seguito con atti concreti alla lettera di intenti approvata dall’Europa.

La nota quirinalizia fa seguito a una ridda di ‘consultazioni’ col premier a sua volta in contatto con la Merkel e coi leader dell’opposizione pronti a fare la loro parte; cioè entrare a Palazzo Chigi un secondo dopo l’uscita di Berlusconi. Ore febbrili. A tarda sera a Palazzo Grazioli i ministri economici e Calderoli per la Lega studiano il da farsi e come farlo subito. La via più breve è inserire nella legge di stabilità già incardinata al Senato il pacchetto di misure annunciate, ma non si esclude neppure l’ipotesi di un decreto.   

L’avviso del Colle muove dalla “improrogabilità dell’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee”. Lascia però intendere che non può non considerare la linea delle opposizioni che col Pd in testa, invocano un nuovo governo. Una sollecitazione da un ampio arco di forze politiche e sociali  che il Quirinale definisce “consapevole della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l'opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia”. Napolitano non fa mai accenno a esecutivi alternativi, si limita a registrare (per ora) le posizioni in campo e dice che è suo “dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi” di nuove prospettive. La nota ha un effetto deflagrante in una giornata già carica di tensione e in molti ci leggono le grandi manovre per un governo Monti.

Ma come, c’è un governo legittimato a governare, che ha i numeri in Parlamento e il capo dello Stato pensa a verificare le condizioni per altri scenari? E’ l’interrogativo – e la preoccupazione – che corre nei ranghi della maggioranza. Il punto è: dopo la mossa della Grecia (il referendum) e il crollo delle Borse, coi mercati che dimostrano scarsa credibilità sull’Italia, il governo non ha molto tempo, deve muoversi e usare il “treno” della legge di stabilità per accelerare, ma è pur vero che non si può pensare che le scelte possano essere fatte altrove. E non è un caso se il Corriere della Sera on line prima titola la nota del Quirinale leggendola come il primo passo verso un governo tecnico o di larghe intese, poi corregge con la frase ‘decisioni condivise’.

Ancora: che garanzia di stabilità e di concretezza rispetto alle cose da fare in questo momento può avere un governo tecnico che comunque la si guardi verrebbe concepito contro il Pdl? Eppoi, un ipotetico governo di centrosinistra che metta insieme quelli del patto di Vasto (Bersani, Di Pietro e Vendola) con Casini e Fini che garanzie politiche e operative darebbe ai mercati sull’applicabilità dell’ormai famosa lettera della Bce che indica all’Italia azioni da lacrime e sangue, a cominciare da pensioni, maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, interventi sui dipendenti pubblici?  

La via che indica Gaetano Quagliariello è un’altra e muove dalla consapevolezza che la crisi è globale e riguarda tutta l’Europa; in questo contesto “sarebbe grave pensare che altrove si possa decidere dei processi democratici”. Perché? Il governo “è legittimato a governare e ha i numeri in parlamento per farlo; si può dire che in questa fase deve condividere le scelte per il Paese con l’opposizione”, ma per il vicepresidente dei senatori Pdl “non è pensabile che la globalizzazione porti la democrazia a svuotarsi”.

Già, i numeri della maggioranza. Niente è scontato in queste ore di concitazione e l’incidente di percorso è sempre lì, dietro l’angolo. E’ l’altra incognita con la quale il Cav. deve fare i conti e non sono conti facili perché ieri alla Camera Roberto Antonione ha detto che se ne va dal gruppo del Pdl e che non voterà più i provvedimenti dell’esecutivo. Punto interrogativo poi sugli scajoliani Destro e Gava, ancora in stand by dopochè non hanno votato la fiducia, senza contare il nuovo monito dell’ex ministro dello Sviluppo economico sempre più convinto della necessità di un cambio di passo che il Cav. non può non fare. Al Senato, invece, il Pdl deve fare i conti con i dissidenti Saro e Pisanu ma da qualche giorno pure con una contingenza non certo favorevole: l’uscita di Stancanelli (che ha scelto di fare il sindaco di Catania a tempo pieno) e di Massidda aprono l’ingresso del finiano Strano e di un neo-senatore di area Pisanu. Difficile fare previsioni.  

A Napolitano e ai partner europei il Cav. assicura “un’azione tempestiva e rigorosa”, di misure che saranno illustrate anche al G20 di Cannes (domani). Non sottovaluta la complessità della situazione e vuole fare presto: convoca i ministri economici, oggi nuovo vertice operativo e l’ufficio di presidenza del Pdl, forse un Consiglio dei ministri per varare i primi provvedimenti. Una corsa contro il tempo. Da ora.

 

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3 COMMENTS

  1. Che almeno tacciano.
    In questre ore è in gioco, più che la tenuta di quell’immensa infrastruttura liberticida che è la ragioneria di stato (melma di cui si nutrono i pericolosissimi vampiri, tutti più o meno brizzolati, travestiti da salvatori della patria), il grandissimo portato della gagliarda rivoluzione berlusconiana: la restituzione alla legittimazione popolare del posto in prima fila nella rappresentazione democratica. Giusto ieri sera, un invecchiato Enrico Letta, con la compita supponenza di chi ritiene di saperla lunga (ma un fungibilissimo keynesiano da mainstream la sa, per definizione, sempre corta), dichiarava ad un TG che, entro giovedì (domani, Cannes), l’Italia dovrà aver dichiarato la caduta del Governo e la nomina di un timoniere in grado di portare il Paese fuori della acque torbide della crisi. A Letta sfugge la gravità della propria affermazione che, in un colpo solo, scavalca la volontà di una cinquantina di milioni di elettori, mostrando, al contempo, una clamorosa sottovalutazione del grado di maturazione degli ascoltatori: solo ai bambini, infatti, si raccontano le favole sul principe azzurro (ed al timoniere credevano solo i cinesi al tempo di Mao. Ma questi ultimi, come recentemente sostenuto da un redivivo Geminello Alvi, presentano un “io” piuttosto deboluccio). Ecco, appunto. Questo volevo dire: Letta può sempre presentarsi alle prossime elezioni per vedere di racimolare qualche voto, ma, cortesemente, eviti di trattarci come idioti. Abbiamo problemi grossi da affrontare, creati, tra l’altro, da generazioni di politicanti inetti come lui. Se proprio non riesce a dire niente su cui valga veramente la pena di ragionare, che almeno taccia.

  2. Se ne deve andare, il cav.ha
    Se ne deve andare, il cav.ha disintegrato l’immagine del paese nel mondo, ridicolizzandoci di fronte al globo intero, che ormai non puoi più permetterti di girare per il mondo che quando sentono che sei italiano scoppiano a ridere dicendo “bungabunga” o “forza gnocca”… era meglio quando si passava per “pizza,spaghetti, mafia e mandolino”. Ora, con buona pace di Marco che crede che il voto popolare sia definitivo ed insindacabile (ma lo sa Marco che con questa legge elettorale nessuno è stato scelto dai cittadini?), si faccia come in Spagna. Dimissioni, elezioni anticipate, e proviamo almeno a ricostruire la credibilità di un’Italia affossata dal cav.prima e dai mercati poi…

  3. uno stato patologicamente criminale
    Ho letto che circolano ipotesi di patrimoniale, subito supportati dal fasciocomunista Alemanno.
    Dopo l’aumento della tassazione al 20% sui risparmi, il PdL ha perso quasi un 10% di elettorato.
    Ora si passa agli espropri chiari ed espliciti?
    Se la cosa fosse verà Berlusconi è meglio che si suicidi anche fisicamente oltre che politicamente.
    Questo è semplicemente un furto, nè più, nè meno.
    Francamente chi evade qui in Italia fa benissimo e ha la mia più completa solidarietà. Questo è uno stato indegno e criminale.
    Ma che si vergognino.
    Berlusconi manterrebbe maggiore dignità con un fallimento ordinato dell’Italia.

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