Home News Bossi attacca Fini e avverte il Cav. Pdl: finiani e berluscones affilano le armi

Nervi tesi nella maggioranza

Bossi attacca Fini e avverte il Cav. Pdl: finiani e berluscones affilano le armi

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Il giorno dopo la direzione nazionale del Pdl le posizioni in campo restano agli antipodi, come cristallizzate dopo lo scontro frontale tra Fini e Berlusconi. Adesso l’attenzione è concentrata sugli effetti di quello che a molti esponenti del Pdl è sembrato una sorta di “divorzio” in diretta tra il premier e il presidente della Camera.  Effetti dentro il partito ma anche nella maggioranza, vedi Lega. Al punto che il Senatur non esclude il rischio di una fine dell’alleanza tra il partito di Berlusconi e il suo.  

Un messaggio chiaro a Fini, ma anche a Berlusconi affinchè risolva la questione, subito e una una volta per tutte. Altrimenti l’unica via è tornare davanti agli elettori.  Al di là delle parole volate tra il premier e il presidente della Camera nell’Auditoriun della Conciliazione, ciò che appare chiaro è una visione politica diversa, alternativa e come tale difficile da riportare a sintesi: sul ruolo del partito, sulle priorità del governo, sul rapporto con la Lega.

Già, gli effetti. Anzitutto quelli sulla maggioranza e la frase neanche tanto sibillina che dopo la direzione nazionale l’ex leader di An ha pronunciato all’indirizzo di Sandro Bondi – “vedrete scintille in Parlamento” – è la chiave per comprendere come e se la componente di minoranza finiana riuscirà a condizionare gli atti dell’esecutivo nell’Aula di Montecitorio coi numeri di cui dispone: una ventina di deputati sono più che sufficienti a tenere la maggioranza sulla soglia d’allarme a seconda dei dossier. Non solo, ma il ruolo di presidente della Camera assegna a Fini un “potere” non di poco conto, ad esempio nell’agenda dei lavori a Montecitorio o nella conferenza dei capigruppo.

E’ per questo che Bossi suona il campanello d’allarme consigliando al Cav. di non farsi imbrigliare nella rete dei “dissidenti” la cui unica arma, non potendo contare sulla forza dei numeri, è far pesare il loro voto alla Camera. In gioco ci sono le riforme si sa, e nè il Cav. né il Senatur possono permettersi (elettoralmente parlando) di lasciare nel cassetto.  E’ per questo che leghisti, finiani e berlusconiani studiano le mosse gli uni degli altri.

I leghisti. Quello di Bossi è un duro j’accuse nei confronti di Fini definito “un vecchio gattopardo democristiano” che Berlusconi “avrebbe dovuto sbattere fuori dal partito subito, senza tentennamenti invece di portarlo in tv dandogli voce e rilievo”. L’errore di fondo, per il Senatur sta in una posizione attraverso la quale l’ex leader di An “rinnega il patto con gli elettori”. Concetto ribadito da Manuela Dal Lago, vicepresidente dei deputati del Carroccio quando osserva che se i finiani dovessero mettere in pratica la “guerriglia” alla Camera , di fatto verrebbero traditi “i patti assunti nella coalizione e davanti agli elettori”.  

Per questo nelle parole del Senatur legge una sorta di “avvertimento anzitutto a Fini perché non si possono rinnegare ora le cose che abbiamo già concordato”. L’obiettivo più o meno indiretto è anche quello di metterlo di fronte alle proprie responsabilità, compreso il rischio di minare la stabilità di un centrodestra che ha vinto tutte le elezioni e sta “lavorando bene nell’interesse del Paese”. La quadra alla fine la troveranno Bossi e Berlusconi, è il convincimento della parlamentare leghista “come sempre accaduto specie sulle questioni più delicate”. Ma nei ranghi del Pdl c’è anche chi legge nel monito di Bossi un modo per fare pressing sui finiani con due opzioni: accelerare la loro uscita dal partito oppure mettere in chiaro che inaugurare la via della “rappresaglia” porta dritta alle elezioni anticipate.  Certo è che “non si può fare un accordo di programma, approvare la legge sul federalismo fiscale e ora dire che non serve e che è costoso. A parte il fatto che Fini dice cose non vere, qui al primo posto c’è il rispetto di accordi precisi tra la Lega e il Pdl e non posso pensare che da parte dei finiani prevalga la logica del ‘muoia Sansone con tutti i filistei’” sottolinea la Dal Lago. 

Al tempo stesso la Lega non nasconde preoccupazione per quanto sta accadendo nel Pdl perché è chiaro che l’ipotesi di una rottura definitiva tra il premier e il presidente della Camera avrebbe conseguenze dirette sulla tabella di marcia del governo. “In quel caso sarebbe rallentato tutto il lavoro sulle riforme che abbiamo impostato insieme, a cominciare dal federalismo fiscale che è già legge. Eppoi, uno non si può svegliare la mattina e dire no a una norma approvata dal Parlamento”. Insomma, la Lega il suo messaggio lo ha mandato chiaro, anche se in molti nel Pdl lo leggono non come un segnale di insofferenza indirizzato al Cav., quanto piuttosto come una mano tesa dell’alleato al leader della coalizione.

I finiani. Il presidente della Camera ha convocato i suoi fedelissimi (deputati e senatori) per lunedì. Appuntamento a Montecitorio, nella stessa Sala Tatarella dove qualche giorno fa ha chiesto le firme (cinquanta) per dar vita alla sua corrente.  Sarà quella l’occasione per mettere a punto le prossime mosse dopo il passaggio al calor bianco nella direzione nazionale. In ambienti aennini si ipotizza che lo scenario potrebbe anche essere quello di un’uscita dal governo degli esponenti finiani (i ministri Urso e Ronchi, i sottosegretari Augello, Viespoli e Menia) pronti a dimettersi in massa.  

Una tattica per evitare che nel clima da resa dei conti dentro il Pdl altri possano spingere per lo stesso obiettivo o anticiparlo, ma c’è anche chi non la considera un’ipotesi realistica dal momento che tirare la corda e spezzarla non è una condizione che porta vantaggi.  Anche in politica. Lunedì i finiani potrebbero comunque preparare le mosse future, soprattutto nell’Aula di Montecitorio, decidendo tattica e strategia da applicare a seconda dei singoli dossier. Per il resto, la componente di minoranza del Pdl tiene il punto. Particolarmente attivo Italo Bocchino che coi vertici del suo partito – Verdini in testa – oggi ha aperto una querelle perfino sui voti al documento finale approvato dalla direzione nazionale.  Un modo per confermare, se mai ce ne fosse bisogno, il livello dello scontro dentro il partito.

I berlusconiani. Per ora la parola d’ordine è attendere. Cosa?  In che modo e secondo quali atti i finiani intendono svolgere il loro ruolo dentro il Pdl. In altre parole, se intendono adeguarsi alle decisioni assunte a maggioranza nel partito oppure tentare di condizionarne la stabilità (e quella del governo) sui singoli atti che verranno esaminati in Parlamento. Non c’è dubbio che se la vera intenzione fosse quella di aprire un contenzioso permanente venendo meno al mandato ricevuto dagli elettori, vale quanto sancito dalla direzione nazionale: nel Pdl non ci sono spazi per le correnti e chi non si adegua alle decisioni della maggioranza si mette fuori dal partito.

Ma c’è anche chi tra i berlusconiani non esclude l’apertura di una verifica sugli incarichi – al governo, nei gruppi parlamentari e nel partito – attualmente ricoperti dai finiani. E se nel mirino delle contestazioni resta sempre la vicepresidenza del gruppo alla Camera assegnata a Bocchino, accusato da Berlusconi insieme a Urso e Raisi di aver “esposto al pubblico ludibrio il partito”, c’è anche un altro passaggio tecnico che rischia di diventare una sorta di redde rationem  tra le due controparti.

Si tratta del rinnovo delle commissioni permanenti che secondo l’articolo 20 del regolamento di Montecitorio vanno rinnovate ogni biennio e i loro componenti possono essere riconfermati. Dal 22 maggio, infatti, data di scadenza del primo biennio, la presidenza di Montecitorio dovrà adempiere all'obbligo di convocare le commissioni perché i componenti decidano o meno se rinnovarne i vertici. E ogni gruppo parlamentare dovrà dare la sua indicazione. Così, nella maggioranza, c’è chi avverte che potrebbe essere questa l'occasione per “ridimensionare” la presenza dei finiani. Evitando che continuino a presiedere commissioni “chiave” come, ad esempio, la Giustizia attualmente guidata dalla penalista Giulia Bongiorno. Ma “a rischio” non sarebbe solo quella poltrona: i finiani presidenti di commissione alla Camera sono anche Silvano Moffa (Lavoro)  e, al Senato, Mario Baldassarri e Cesare Cursi, rispettivamente presidenti della Finanze e dell'Industria.

Insomma, la prossima settimana sarà decisiva per capire come le posizioni in campo si svilupperanno, dentro il Pdl e nel rapporto con la Lega. Certo è che la mossa di Fini ha già provocato i primi effetti: oggi a Firenze per un convegno, il presidente della Camera ha dovuto costatare che ad accoglierlo non c’era alcun esponente locale del suo partito. Berlusconiano  e aennino. Compresi gli esponenti storicamente “finiani” della Toscana.

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5 COMMENTS

  1. Cosa c’è dietro la crisi imminente
    Credo che le cause vere e profonde della imminente crisi siano ben altre.
    Riflettiamo su ciò che sta accadendo.
    La crisi potrebbe deflagrare, con il rischio di nuove elezioni.
    Domanda: a chi converrebbe, in questo momento, andare alle elezioni?
    Certamente non al PD ed al Centro-Sinistra che sono allo sbando (PD= poveri disperati). Inoltre al momento non hanno neanche un candidato da proporre…
    Potrebbe convenire al PdL? Non credo. Alle politiche del 2008 era al 37, alle Europee 2009 al 35 e alle ultime elezioni è sceso sotto il 30. Andare a votare con una spaccatura sarebbe un suicidio.
    Allora, a chi conviene secondo voi?
    Chi potrebbe guadagnarci? Quale forza politica è cresciuta ultimamente e ci guadagnerebbe?
    Risposta semplice e onesta: la Lega.
    Domanda: cosa guadagnerebbe la Lega?
    Risposta semplice: più parlamentari (deputati e senatori).
    Ma si potrebbe obiettare che sono stati Fini ed i finiani ad aver causato il gran casino di questi giorni!…
    Siamo sicuri?
    Ripercorriamo quello che è accaduto negli ultimi giorni ovvero le varie “sparate” delle Lega dopo le elezioni regionali.
    Sparata n. 1: la Lega annuncia (e pretende) di ”volere” il prossimo sindaco di Milano.
    Sparata n. 2: la Lega annuncia, con una ironica provocazione, di volere il prossimo sindaco d Napoli.
    Sparata n. 3: la Lega annuncia che il prossimo Presidente del Consiglio potrebbe-dovrebbe essere leghista (con Berlusconi al Quirinale).
    Sparata n. 4: la Lega annuncia che vuole prendersi le banche del Nord…
    Sparata n. 5: oggi la Lega annncia che il Governo è in caduta verticale e che l’alleanza PdL-Lega sta volgendo ormai a termine. Amen…
    Dulcis in fundo: c’è una trasmissione politica (non dico quale) di chiara matrice filo-leghista che ha condito tutto molto bene…
    Insomma: la Lega ha appiccato il fuoco (conoscendo ed immaginando la ovvia reazione di una parte del PdL) ed ora si vuole lasciare il fiammifero in mano a Fini ed ai finiani, facendo credere che sono questi ad aver appiccato il fuoco.
    Eppure c’è chi non vuol vedere o finge di non vedere…
    Alcune riflessioni ulteriori.
    Prima riflessione.
    Ma alla Lega converrebbe andare a votare alleata con un PdL spaccato e rischiare di perdere le elezioni andando all’opposizione?
    Beh, probabilmente anche stando all’opposizione avrebbe più parlamentari di quanti ne abbia ora…
    E il federalismo a cui tiene tanto? Beh, probabilmente lo farebbe anche il Centro-Sinistra…
    E se il Federalismo saltasse? Beh, avrebbe argomenti per aizzare il proprio elettorato educato e cresciuto in un certo modo…
    Se vince insieme al PdL (senza Fini ed i finiani) sarebbe il trionfo della Lega con un PdL genuflesso e servile ad un partito che è un insulto alla Nazione, dato che al suo interno ci sono peronalità le quali sostengono che ai campionati mondiali non tiferanno per l’Italia… capito che roba?…
    Alla fine, come vedete, la Lega ci guadagna sempre e comunque qualcosa…
    Seconda riflessione.
    Berlusconi è consapevole o no di tutto questo?
    Se lo è ed auspica una sua vittoria alle prossime elezioni con un partito anti-italiano come la Lega, allora è molto grave poiché ci troveremmo di fronte ad un comportamento qualificabile come opportunismo, nonché estremamente pericoloso per l’Italia.
    Se invece non lo è, beh, allora è grave ugualmente, poiché ci troveremmo di fronte ad un uomo che non è un vero statista lungimirante e avveduto.
    Forse se il PdL avesse isolato la Lega (l’ala estrema di cui parlava Casini) e si fosse alleato con l’UDC, forse ora avremmo una situazione decisamente migliore.
    La strategia di mettersi nelle mani della Lega è stata un grave errore.
    Ma vi siete chiesti come mai oggi Bossi se ne sia uscito dicendo che il Governo è in caduta verticale e che l’alleanza PdL-Lega sta terminando?
    Nessuno, nel PdL, ha commentato l’ultima sparata leghista. Forse lo choc è stato un po’ grande.
    A meno che tutto questo gran casino non sia stato orchestrato dalla Lega e da una parte del PdL per far cadere il Governo, far franare le attese riforme liberali e dare, poi, la colpa a Fini ed ai finiani.
    Meditare…

  2. berlusconi -Fini-bossi
    L’aveva detto Casini al momento della fondazione del PDL che lasciare il partito sarebbe stato come mettersi in mano al Silvio, oggi Fini si accorge dell’errore clamoroso di aver accettato promesse che mai sarebbero stata assolte, ieri nel suo discorso pienamente condivisibile è emersa tutta la tracotanza di Berlusconi che vuole essere pres. del consiglio, pres. del partito pres. del Milan, padrone di giornali, della RAI e giustiziere della giustizia che non si inchina di fronte a lui. Uno come lui fini’ x andarsene in Tunisia…. e a Fini non resta che allearsi in ritardo con chi ha sempre avuto la visione del futuro proprio e di quello di chi solo oggi leva gli scudi contro un nemico che era ben visibile e che oggi ha fagocitato i traditori della dx x mettere la corona di monarca assoluto.

  3. berlusconi -Fini-bossi
    L’aveva detto Casini al momento della fondazione del PDL che lasciare il partito sarebbe stato come mettersi in mano al Silvio, oggi Fini si accorge dell’errore clamoroso di aver accettato promesse che mai sarebbero stata assolte, ieri nel suo discorso pienamente condivisibile è emersa tutta la tracotanza di Berlusconi che vuole essere pres. del consiglio, pres. del partito pres. del Milan, padrone di giornali, della RAI e giustiziere della giustizia che non si inchina di fronte a lui. Uno come lui fini’ x andarsene in Tunisia…. e a Fini non resta che allearsi in ritardo con chi ha sempre avuto la visione del futuro proprio e di quello di chi solo oggi leva gli scudi contro un nemico che era ben visibile e che oggi ha fagocitato i traditori della dx x mettere la corona di monarca assoluto.

  4. fini dovrà pagare
    Fini dovrà pagare per aver finto di non sapere chi è veramente Berlusconi. ricordiamocelo nella cabina elettorale.

  5. Condivido pienamente
    Condivido pienamente l’articolata ed acuta lettura del commentatore NICK, in effetti secondo me hai visto giusto….

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