Bossi pensa ai ministri, Berlusconi a Putin

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Bossi pensa ai ministri, Berlusconi a Putin

17 Aprile 2008

L’agenda del Cavaliere, in Sardegna con Vladimir Putin, è ormai stracolma di appuntamenti. Il leader del nuovo governo è infatti
alle prese con la difficile partita dei ministri, con la
questione della nomina del successore di Frattini nella Commissione
europea e con la sfida tra Rutelli e Alemanno per il Campidoglio.

Dalla vittoria
elettorale di domenica e lunedì non si è concesso un attimo di pausa. Perfino il weekend sardo è diventato un momento per lavorare e soprattutto
l’occasione per riannodare i fili della diplomazia.

Per la verità in questo
momento la Russia per il leader del Pdl è solo una parentesi perché al centro
della scena rimangono le questioni nazionali e in particolare i rapporti con i
suoi alleati.

Su questo piano Silvio Berlusconi ha voluto sgombrare il campo da
equivoci: “Nessuna lite con Bossi” e precisando che “non c’è stata alcuna lite
con gli alleati. Mi è stato dato il mandato per quanto riguarda la composizione
della squadra dei ministri”. Un chiarimento resosi necessario dopo il turbine
di notizie ed indiscrezioni circolate dopo il vertice di due giorni fa e che
avrebbe dovuto portare a stilare la futura lista di governo. Ma se al vertice
di due giorni fa la lite non c’è stata, come dice il Cavaliere, i problemi sul
tappeto comunque rimangono. Primo fra tutti proprio quelli legati alla
formazione della compagine di governo.

A dispetto di quello che dice il
Cavaliere, “i nomi dei ministri non erano in programma”, la riunione avrebbe
dovuto fare luce ed indicare se non tutti una parte dei componenti del futuro
Esecutivo. Ma la strada si è subito fatta in salita, complice una serie di veti
e ripensamenti. Primo fra tutti quello di Roberto Formigoni pronto a lasciare
la regione Lombardia ma purché si liberi la poltrona di ministro degli Esteri o
quella di presidente del Senato.

Ancora oggi il presidente della Regione è
ritornato sul tema spiegando che “la situazione è in mano a Berlusconi” e che “tutti
sanno che le cose devono incastrarsi l’una con l’altra per trovare la soluzione
definitiva, quella che permetterà di sbloccare tutte le diverse situazioni”. Il
che significa: “Ora si tratta di distribuire gli allori e gli ulteriori
incarichi perchè dopo un campionato ne inizia subito un altro”.

Parole
eloquenti ma che purtroppo per il governatore contrastano con la realtà dove il
ministero degli Esteri da tempo il Cavaliere l’ha assegnato al vicecommissario
europeo Franco Frattini, mentre a Palazzo Madama ci sarebbe la corsa tra Beppe
Pisanu e Renato Schifani. Da qui la possibile decisione di Formigoni di non
traslocare dal “Pirellone”. Una scelta che ha irrigidito non poco la Lega,
disponibile ad accettare soltanto due ministeri ma al costo delle dimissioni di
Formigoni e l’elezione di Castelli alla guida della Lombardia. Così si spiega
il gioco al rialzo della Lega che oggi è tornata a fare la voce grossa
annunciando a fine della riunione della segreteria politica che “dopo l’inutile
vertice romano, le prossime riunioni saranno tenute solo con il leader del
Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi”. Non basta perché come si legge nella
nota diramata a fine riunione “la Lega ha ricevuto l’imperativo mandato dagli
elettori di risolvere le questioni legate al Federalismo e alla Sicurezza.
Pertanto, visto lo straordinario risultato ottenuto su questi due temi, non è
possibile derogare dall’assoluto rispetto dello stesso”.

Questo per dire che è
“nell’interesse di tutti, pur nel rispetto delle prerogative del presidente
della Repubblica  che il presidente del
Consiglio in pectore Silvio Berlusconi, proponga, così come vuole la
Costituzione, nel più breve tempo possibile la composizione del governo”.

La
parola quindi passa al Cavaliere, ma è chiaro che queste parole non mancheranno
di creare nuovi mal di pancia ed allo stesso tempo di intorbidire le acque.
Anche perché dall’altro lato An con Gianfranco Fini non assiste tranquilla a
quello che accade. Per lei la prospettiva sono quattro ministeri e sotto questa
soglia non è disposta a scendere. Frizioni non da poco ma dal canto suo il
Cavaliere continua a cercare di dissimulare, chiarendo che darà vita ad una
squadra di governo “equilibrata e distribuita su tutto il territorio in modo
che nessuna regione venga esclusa”. E comunque, ha detto il leader del PdL, “i nomi dei ministri non erano ieri in programma”, sottilineando anche come le parole di Umberto Bossi vadano interpretate perché il suo è “un linguaggio paradossale,
iperbolico e metaforico”.

Mentre sulla lista dei ministri spiega di
star “lavorando con i suoi collaboratori” e rivolto agli alleati dice che
“quando avrò pronta la squadra ci ritroveremo e loro mi faranno le loro
osservazioni”. Spazio, poi, anche per un botta e risposta con Prodi sulla
nomina del futuro commissario europeo. Una nomina che il professore nei giorni
scorsi aveva detto di competenza del suo governo. Posizione non condivisa dallo
stesso Cavaliere che anzi lo avverte che “per le dimissioni di Franco Frattini
ci sono dei tempi tali che sarà il nuovo governo a nominare il suo sostituto”.
Una polemica che stenterà a placarsi nei prossimi giorni.

Ma nella fitta agenda
del futuro premier  anche Roma ed il
ballottaggio del prossimo 27 aprile. Un appuntamento al quale Berlusconi guarda
con attenzione convinto che la partita si possa vincere. Ecco il perché del suo
messaggio rivolto all’Udc e alla Destra e “al loro senso di responsabilità
affinchè anche a Roma, come in altre città italiane, indirizzino il voto dei
loro elettori verso i candidati del centro-destra”.

Movimenti su Roma che sta
facendo anche Walter Veltroni che nella mattinata ha incontrato Pieferdinando
Casini alla Camera. Si è parlato delle strategie del post-voto ed in
particolare di “trovare un punto di convergenza sul rispetto delle regole e
anche nel merito”. L’obiettivo è quello di dare vita a “forme di dialogo e di
convergenza”. Ma inevitabilmente la discussione è caduta anche su Rutelli e sul
ballottaggio, tanto che lo stesso Veltroni ha detto di auspicare “il sostegno
dell’Udc alla candidatura di Rutelli”. Dal canto suo Casini ha rubricato la
questione a livello locale chiarendo che “la decisione verrà presa direttamente
dai nostri impegnati su Roma”. Una risposta che non rassicura Veltroni e lo
stesso Rutelli ed in prospettiva dovrebbe rafforzare proprio Alemanno.