Bossi rilancia Tremonti vicepremier. Il Cav. fa il punto coi suoi e il Pdl frena

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Bossi rilancia Tremonti vicepremier. Il Cav. fa il punto coi suoi e il Pdl frena

26 Ottobre 2009

Il  Senatur insiste sull’ipotesi Tremonti-vicepremier. Berlusconi ad Arcore riunisce i vertici del Pdl per fare il punto dopo il delicatissimo fine settimana con al centro il “caso” del ministro dell’Economia.  

Un vertice di circa tre ore con i coordinatori del partito Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa calibrato sulla politica economica ma anche sulle  regionali. Nessun accenno, invece, al Tremonti-vicepremier smorza subito La Russa uscendo da villa San Martino, ma è chiaro che il tema non può essere stato completamente ignorato. E lo si capisce anche dal comunicato che al termine del faccia a faccia viene diramato dal coordinamento nazionale del Pdl che suona come una sorta di stopo all’ipotesi del Professore di Sondrio come vice di Berlusconi.  

Il concetto-chiave è: coniugare rigore e sviluppo. Proprio sulla necessità di contemperare “queste due esigenze altrettanto valide” i triumviri hanno insistito, specie “nel momento in cui si intravedono alcuni segnali di miglioramento della crisi economica”. In altre parole, per i vertici del partito che hanno manifestato “piena condivisione della politica economica del governo” adesso “c’è inderogabile del rigore, da tutti condivisa, e quella della ripresa dello sviluppo economico”. Necessità oltretutto coerenti “con gli impegni programmatici assunti da questo governo e dalla maggioranza che lo sostiene di fronte agli elettori".  Detto in altri termini, il messaggio per il titolare di via XX Settembre che sabato aveva chiesto al presidente del Consiglio un riconoscimento pieno della sua politica economica che passasse anche attraverso la sua nomina a vicepremier è il seguente: il Pdl vuole contare nelle decisioni e devono essere decisioni collegiali. Saranno infatti gli organi di partito ad esprimersi sulla linea economica del governo e sul ruolo del ministro dell’Economia. In agenda c’è già una riunione del premier con i capigruppo anche se la data è legata alle condizioni di salute del Cav,. alle prese con una leggera forma di scarlattina. Il 5 novembre, poi, è previsto l’Ufficio di presidenza del Pd che dovrebbe formalizzare le candidature per le regionali. Prima però,  Berlusconi incontrerà nuovamente Fini e Bossi .

Rigore nei conti, dunque, ma anche l’impegno ad abbassare le tasse, come promesso dal premier in campagna elettorale. Parole che, pur riconoscendo i meriti di una politica improntata al contenimento del debito pubblico, rivelano l’intenzione di dare impulso all’azione dell’esecutivo. Chiare in proposito le parole del presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto: “Tremonti  deve essere consapevole che la politica economica non può essere monopolio di nessuno”, bensì “oggetto di discussione e di gestione collegiale, sotto la leadership di Berlusconi”. Insomma, ribadisce Cicchitto, dentro il Pdl si ragiona “seriamente” su come coniugare la necessaria attenzione ai conti pubblici con la diminuzione del carico fiscale sulle imprese. Per il vicecapogruppo Italo Bocchino il ministro “gode della fiducia di tutto il governo e c’è bisogno del suo lavoro al dicastero dell’Economia. C’è però anche bisogno di una maggiore concertazione sulle scelte che facciamo, soprattutto nell’impiego delle poche risorse a disposizione”. 

Nei ranghi del Pdl l’ipotesi di un Tremonti-vicepremier non viene presa in grande considerazione, come invece rilancia Bossi ritenendola una scelta che “potrebbe stabilizzare la situazione. Lui dal punto di vista economico è un ottimo ministro e ha tutti i contatti in Europa”. Diverso il parere di Frattini che non ne vede la ragione, anche perché “si sarebbe dovuto decidere un vicepremier all’inizio del governo, ma ora non vedo che cosa sia cambiato per giustificare” l’eventuale novità.  Il titolare della Farnesina dice di essere “della stessa linea dei tre coordinatori del Pdl”, tuttavia sottolinea che Tremonti è “il miglior ministro dell’Economica possibile”. Ma l’uscita pro-Tremonti del leader del Carroccio nelle file del partito viene letta anche in chiave regionali, ovvero una sorta di gioco al rialzo sulla posta in ballo. Anche oggi Bossi conferma che il Veneto va alla Lega ma glissa sul nome del candidato. E c’è perfino chi ipotizza che proprio i lumbard – al di là della poltrona di Galan – non abbiano rinunciato affatto alla casella delle caselle nello scacchiere del Nord: la Lombardia.

LB