Bossi sui fatti di Milano: “I rastrellamenti lasciamoli stare”
15 Febbraio 2010
di Redazione
Le posizioni del Governo sui fatti di via Padova a Milano sembrano essere chiare: da un lato applicare misure severe per il reato di clandestinità, dall’altro evitare le concentrazioni etniche nei quartieri delle città.
A margine della presentazione dell’anno europeo della lotta alla povertà è intervenuto oggi il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “Milano è una città accogliente e l’episodio di guerriglia urbana che ha colpito la zona di via Padova riguarda alcune componenti dell’immigrazione soprattutto quando si trova concentrata nei cosiddetti ghetti nelle grandi città”. Una dichiarazione che fa eco a quella rilasciata al Corriere della Sera dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in un’intervista ha ribadito l’importanza di evitare le concentrazioni etniche “in un solo quartiere”.
Questa mattina il sindaco di Milano Letizia Moratti, in un’intervista rilasciata a Mattinocinque con Maurizio Belpietro, aveva espresso la necessità della “massima collaborazione da tutte le istituzioni, anche dalla magistratura” . Secondo il sindaco la magistratura deve far in modo di perseguire l’espulsione degli stranieri non regolari in “tempi rapidi”. Sul tema è intervenuto da Pavia anche il presidente della Regione Lombardia, che ha sottolineato l’esigenza di “riaccompagnare i clandestini nei loro luoghi d’origine”.
Ma Umberto Bossi, Ministro delle Riforme, ha preso posizione contro l’ipotesi di “andare a prendere gli immigrati casa per casa” lanciata da alcuni esponenti del suo partito dopo le violenze di sabato a Milano. “Avete presente cosa è successo negli ultimi anni? -ha aggiunto Bossi- Sono arrivate montagne di immigrati e non è possibile continuare così. Anche io critico la sinistra che ha fatto entrare montagne di immigrati senza casa e sono nati quindi i quartieri ghetto. Se Bersani ha ragione vincerà le elezioni, altrimenti le perderà. Però i rastrellamenti lasciamoli stare”.
