Brava Isi

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Ci piace la maternità annunciata di Isolde Kostner. Un nascituro non del tutto previsto in arrivo ad un mese dalle Olimpiadi invernali di Torino e lei che dice: la mia carriera finisce qui, un figlio è un regalo di Dio.

Ci piace vedere Isi lasciarsi prendere per mano dal caso che ha l'ha voluta madre un po' prima di quanto avesse deciso. Suona in verità strano oggi, quando tutto si può prevedere al millimetro, quando tutto è pianificabile fino all'estremo, sentire qualcuno dire, senza spavento, così sia.

E di mezzo c'era un bell'ingombro: la carriera di una grande e non sempre fortunata sciatrice, lo spirito di squadra, i mesi di duro allenamento, i tifosi, l'oro della medaglie e lo sventolio del tricolore.

«Potrebbe sembrare un momento inopportuno», ha detto Isolde con semplicità, «ma è cambiata solo la prospettiva del mio prossimo mese e mezzo, non quella della mia vita: contavo di avere una famiglia e di fare la mamma».

Ancora più strano che tutto questo accada nel mondo dello sport, sotto l'imperio della performance e del risultato, dove i corpi degli atleti sono spesso macchine pronte a qualsiasi rettifica, e "incidenti" del genere potrebbero essere rimediati in un batter di ciglio.

Ma Isolde ha detto no: al qualcosa di ori e di allori ha preferito il qualcuno che è già in lei. E le Olimpiadi sono una bella cosa anche viste dalle tribune.

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