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Brexit, Davis: “Le politiche per l’immigrazione dipenderanno dall’interesse nazionale”. E domani la May invocherà l’articolo 50

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Dopo la Brexit, la politica sull’immigrazione del governo britannico darà priorità “all’interesse nazionale”. A dirlo è stato il segretario del Regno Unito per la Brexit David Davis in un’intervista alla BBC. Davis ha specificato che le politiche legate all’immigrazione dipenderanno di volta in volta dalle “necessità economiche del Regno Unito. Il che significa che a volte ne avremmo bisogno di piu [di migranti], a volte di meno”.

Davis ha anche specificato che, se è vero che l'immigrazione deve tornare “di nuovo sotto il controllo del governo nel Regno Unito”, è anche vero che molte industrie e realtà produttive nel settore della salute e del benessere sociale, sono “dipendenti da migranti”, e per questo il governo deve “assicurare loro la possibilità di continuare a fare il loro lavoro”.

Quanto ai negoziati con l’Unione Europea, il segretario della Brexit ha confermato che la Gran Bretagna rispetterà tutti gli obblighi e gli impegni richiesti per uscire dall’Europa a cominciare dalla stime totale del costo della Brexit, ovvero quei 50 miliardi di euro che il Regno Unito dovrà pagare per risolvere i proprio impegni finanziari con l’Ue, così come prospettato dal presidente della Commissione Europea Junker. Anche se la Gran Bretagna, ha specificato Davis, non ha avuto “alcuna spiegazione” in merito alle cifre stimate dalla Commissione Europea. In ogni caso “faremo tutto ciò che sarà necessario”.

Dunque, la Brexit si farà e al più presto. Domani infatti, il premie Theresa May invocherà l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per avviare formalmente i negoziati per l’uscita dall’Ue. Lo status di cittadini dell'Unione europea e la gestione di impegni finanziari del Regno Unito verso l'Ue, insieme ad un nuovo confine esterno lungo l'Irlanda del Nord, saranno le prime tre priorità sul tavolo dei negoziati,  le tre così come indicati dal capo negoziatore della Brexit per conto dell’Ue, Michel Barnier.

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