Brexit è il sigillo sul mondo che cambia

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Brexit è il sigillo sul mondo che cambia

24 Giugno 2016

La Gran Bretagna volta le spalle all’Europa. Da Trump negli Usa alle periferie romane di Jeeg Robot che votano 5 Stelle, da Podemos in Spagna alle presidenziali austriache, l’avevamo detto che qualcosa sta cambiando nel mondo. E il risultato, inaspettato, di un Regno Unito diviso, spaccato sulla permanenza nella Ue, mette il sigillo sul ‘mondo nuovo’.

E’ stata una notte piena di sorprese, il voto sul referendum che separa Londra da Bruxelles. Dopo che le Borse avevano festeggiato il “Remain”, dopo che i sondaggisti si erano lasciati andare al più sfrenato ottimismo, dopo che i media avevano raccontato l’omicidio Cox come un evento in grado di cambiare tutto, la sterlina fa un capitombolo. I mercati tremano e lo spoglio progressivo dei voti premia il “Leave”.

Quello che si può dire a caldo è che David Cameron perde la sfida – il referendum – su cui aveva costruito la sua ultima vittoria elettorale. Boatos parlano di dimissioni e nuove elezioni. L’Ukip di Nigel Farage ma soprattutto i conservatori euroscettici come l’ex sindaco di Londra Boris Johnson escono vincitori, dando voce al popolo contro le elite, alla periferia contro la City, alla vecchia Inghilterra che ha tifato “Indipendence Day”. A Stratford-upon-Avon, la città del Bardo, Shakespeare, vince Brexit.

Come pure sulle coste inglesi più vicine all’Europa. Proprio Farage aveva dato un peso decisivo al tema della immigrazione trasformandolo nel cardine della campagna elettorale, basti citare il grande cartellone con su scritto “breaking point”,  siamo vicini al punto di rottura, accompagnato dalla immagine di masse di disperati in arrivo. Gli stessi disperati che si accalcano a Calais e che il premier David Cameron aveva bollato come “teppa”.

Ma siccome il referendum inglese non è solo un fatto di politica interna, ora che la Gran Bretagna si allontana dalla Unione tutto si stravolge e viene a cadere l’equilibrio tra gli Stati europei. La Germania si affidava all’appoggio del Regno Unito per promuovere le politiche del libero scambio rispetto alle tendenze protezionistiche presenti nel Vecchio Continente. La Francia aveva nella Gran Bretagna un alleato di ferro nel settore della Difesa, e anche un contrappeso all’Europa “germanocentrica”. 

Questo schema geopolitico, scrive Stratfor, salta, in un momento particolarmente grave per la Ue, divisa, frammentata anch’essa tra diverse zone di influenza, e dove Berlino e Parigi sono insoddisfatte dello status quo. La decisione e l’incertezza degli inglesi avrà conseguenze al momento imprecisabili sulla stabilità politica ed economica dell’Europa.

Ma per tornare al vento che sta spazzando l’Europa si capisce che tanti, tantissimi inglesi hanno votato contro i privilegi dell’eurocasta, contro un mercato unico che su tante questioni si è rivelato molto meno concorrenziale di quanto lo si dipinga, contro un sistema burocratico e regolatorio ritenuto opprimente non solo nel Regno Unito. La Gran Bretagna se ne va e adesso bisognerà vedere, qualcuno dice solo aspettare, chi sarà il prossimo a seguire Londra. Orfana del Paese che si era tenuto la sterlina rifiutando la moneta unica, l’Europa saprà riprendersi dopo questa disfatta?