Brexit, la Merkel invita May a Berlino. Hollande: la May inizi subito la procedura d’uscita
15 Luglio 2016
Angela Merkel ha invitato in Germania la nuova premier britannica Theresa May. Lo ha detto questa mattina la stessa cancelliera, a margine della visita che sta compiendo in Kirghizistan. “Sono contenta di collaborare con May“, ha aggiunto Merkel che invece non ha voluto commentare la nomina di Boris Johnson a ministro degli Esteri.
La Merkel ha concluso: “Credo che il nostro compito sia quello di collaborare strettamente con i Paesi amici, il mondo ha tanti problemi, dobbiamo portare avanti la collaborazione in politica estera, così come abbiamo sempre fatto con la Gran Bretagna”.
Spostandoci sul fronte francese l’attegiamento è diversissimo. Hollande, nel corso della tradizionale intervista per la festa del 14 luglio, ha risposto così a una domanda sulla Brexit: Theresa May? “Prima lancerà la procedura di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea migliore sarà la futura relazione tra l’Europa e il Regno Unito e la nostra situazione”. E ha aggiunto: “Devo fare di tutto perché non ci siano conseguenze”. Per concludere, poi: “Il Regno unito non potrà avere da fuori ciò che aveva da dentro. E’ finita. I vantaggi non sono più gli stessi”.
Ed ha voluto chiedere, con un atteggiamento diverso da quello a cui aveva abituato, al nuovo governo di Londra di Theresa May di inviare “al più presto” la notifica per avviare le trattative di uscita dall’Ue. Un passo che contribuirà a spazzare via le attuali “incertezze” che pesano sull’Europa.
La May, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di stare con le mani in mano e ieri, dopo poche ore dal suo ingresso a Downing Street ha nominato sei ministri: David Davis, ministro per la Brexit, Liam Fox, per il commercio estero, Boris Johnson agli esteri, Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere, Michael Fallon, che rimane ministro della difesa, e Amber Rudd, ministra degli Interni. Nomine che evidenziano lo spostamento in una direzione precisa del governo e, anche, l’intenzione di riunire il partito spaccato dalla campagna per il referendum.
