Brown prepara la nuova rivoluzione edilizia
25 Luglio 2007
Più
case, meno casinò. La parafrasi involontaria di un celebre slogan delle nostre
contestazioni degli anni ’70 è di Gordon Brown. Che dei seventies
inglesi, invece, vorrebbe copiare la rivoluzione edilizia.
Durante il suo primo question time, il nuovo inquilino di Downing Street
ha riassunto i punti principali della sua agenda politica. Al centro del
programma di governo è stata inserita, a sorpresa, la crisi edilizia. “Tre milioni
di abitazioni entro il 2020”, è stata la promessa di Brown. Perché la casa
rappresenterà la soluzione migliore per soddisfare le esigenze economiche e
sociali delle zone disagiate. Altro che Las Vegas inglese. Il progetto del
supercasinò che Blair voleva far sorgere alla periferia di Manchester andrà in
soffitta.
Una decisione, o almeno un intento politico, che sottolinea la volontà di
“rottura” col precedente governo. Abbandonato un progetto che aveva il consenso
dei soli parlamentari e imprenditori del nord-ovest, che gli rinfacciano la rinuncia a 200 milioni
di sterline d’investimenti e a 2.700 posti di lavoro, più insidiosa sarà la
strada che porta alla realizzazione dell’ambizioso progetto edilizio.
Le rivoluzioni sono spesso annunciate, ma raramente messe in atto. Per stessa
ammissione di Brown, il suo progetto prevede soltanto un aumento di 250.000
abitazioni rispetto ai piani edilizi già programmati. Un anno in più di lavori,
in pratica, visto che l’obiettivo sarà di costruire circa 240.000 case ogni 12
mesi fino al termine del prossimo decennio. Difficile, ma non impossibile, come
insegnano gli anni ’60 e ’70, quando il Regno Unito vedeva sorgere fino a
280.000 abitazioni l’anno.
Complicato sarà combattere le inefficienze dei mercati finanziari e di quello
edilizio. Perché i pochi mutui ventennali disponibili a tasso fisso e l’aumento
costante dei prezzi stanno facendo in modo che quel 30% di inglesi che non ha
una casa di proprietà non l’abbia mai.
I
prezzi ormai fuori controllo sono il frutto di un aumento della domanda, spinta
da prosperità e crescita della popolazione, ma soprattutto della volontà
speculativa dei costruttori di
“bloccare” l’offerta. Un’accusa che era stata lanciata già dall’ex vice primo
ministro John Prescott e al vaglio dell’Office of Fair Trading, il
Garante della concorrenza. Che qualcosa non funzioni nel mercato edilizio
britannico lo ha poi evidenziato lo scorso mese il Royal Town Planning
Institute, l’istituto di urbanistica, secondo cui i 10 maggiori costruttori
sarebbero in possesso di terreni su cui potrebbero sorgere 225.000 nuove case.
Che si tengono ben lontani dal progettare.
Costruire,
costruire, costruire. E’ quello che chiedono tutti. A rispondere sarà il
ministro Yvette Cooper, che rivelerà il progetto governativo: case a prezzi
accessibili, case che non siano ghetti, case che non inquinino. Perché
rivoluzione è edilizia popolare. Ma carbon free,
please.
