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Brown prepara la nuova rivoluzione edilizia

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Più case, meno casinò. La parafrasi involontaria di un celebre slogan delle nostre contestazioni degli anni ’70 è di Gordon Brown. Che dei seventies inglesi, invece, vorrebbe copiare la rivoluzione edilizia.

Durante il suo primo question time, il nuovo inquilino di Downing Street ha riassunto i punti principali della sua agenda politica. Al centro del programma di governo è stata inserita, a sorpresa, la crisi edilizia. “Tre milioni di abitazioni entro il 2020”, è stata la promessa di Brown. Perché la casa rappresenterà la soluzione migliore per soddisfare le esigenze economiche e sociali delle zone disagiate. Altro che Las Vegas inglese. Il progetto del supercasinò che Blair voleva far sorgere alla periferia di Manchester andrà in soffitta.

Una decisione, o almeno un intento politico, che sottolinea la volontà di “rottura” col precedente governo. Abbandonato un progetto che aveva il consenso dei soli parlamentari e imprenditori del nord-ovest,  che gli rinfacciano la rinuncia a 200 milioni di sterline d’investimenti e a 2.700 posti di lavoro, più insidiosa sarà la strada che porta alla realizzazione dell’ambizioso progetto edilizio.

Le rivoluzioni sono spesso annunciate, ma raramente messe in atto. Per stessa ammissione di Brown, il suo progetto prevede soltanto un aumento di 250.000 abitazioni rispetto ai piani edilizi già programmati. Un anno in più di lavori, in pratica, visto che l’obiettivo sarà di costruire circa 240.000 case ogni 12 mesi fino al termine del prossimo decennio. Difficile, ma non impossibile, come insegnano gli anni ’60 e ’70, quando il Regno Unito vedeva sorgere fino a 280.000 abitazioni l’anno.

Complicato sarà combattere le inefficienze dei mercati finanziari e di quello edilizio. Perché i pochi mutui ventennali disponibili a tasso fisso e l’aumento costante dei prezzi stanno facendo in modo che quel 30% di inglesi che non ha una casa di proprietà non l’abbia mai.

I prezzi ormai fuori controllo sono il frutto di un aumento della domanda, spinta da prosperità e crescita della popolazione, ma soprattutto della volontà speculativa dei costruttori  di “bloccare” l’offerta. Un’accusa che era stata lanciata già dall’ex vice primo ministro John Prescott e al vaglio dell’Office of Fair Trading, il Garante della concorrenza. Che qualcosa non funzioni nel mercato edilizio britannico lo ha poi evidenziato lo scorso mese il Royal Town Planning Institute, l’istituto di urbanistica, secondo cui i 10 maggiori costruttori sarebbero in possesso di terreni su cui potrebbero sorgere 225.000 nuove case. Che si tengono ben lontani dal progettare.

Costruire, costruire, costruire. E’ quello che chiedono tutti. A rispondere sarà il ministro Yvette Cooper, che rivelerà il progetto governativo: case a prezzi accessibili, case che non siano ghetti, case che non inquinino. Perché rivoluzione è edilizia popolare. Ma carbon free, please.

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