Home News Brown: “Risolverò la crisi”. Cameron: “Sei un disperato”

Fotografia della sfida elettorale inglese

Brown: “Risolverò la crisi”. Cameron: “Sei un disperato”

The last but not the least. Stanotte i tre candidati in corsa per il numero 10 di Downing Street si sono sfidati in tv sul tema che tocca più da vicino gli inglesi: la crisi economica. Racconteremo lo “scontro” in due modi. Quello televisivo, legato alle “performance” di Brown, Cameron e Clegg all’Università di Birmingham. Quello economico, descrivendo le politiche e le proposte dei tre partiti inglesi. 

Lo scontro televisivo. Il “vecchio” Gordon e i suoi due “ragazzi”, si potrebbe riassumere così la trasmissione di stanotte. Da una parte il leader laburista che – dopo le scuse rituali  – ha difeso aggressivamente le sue scelte di governo (e la filosofia della spesa pubblica), con toni rassicuranti ma non paternalistici (“so come guidare l’economia nei tempi buoni come in quelli cattivi”). Brown era un po’ intabarrato nella sua giacca ma aveva un’aria adulta e un fare di esperto in cose economiche, per la serie votatemi per questo, non perché ho una personalità scontrosa. Punto critico: l’affondo sull’immigrazione, anticipato nei mesi scorsi, che segna un vero punto di svolta nell’ideologia laburista.

David Cameron e Nick Clegg sono invece due uomini del cambiamento, il primo secco e determinato, il secondo dalla gestualità un po’ eccessiva (sgargiante come la sua cravatta arancione). Clegg, “il piccolo”, ha cercato di sfruttare l’effetto novità, per distinguersi dagli avversari, addossando a loro tutte le responsabilità passate della crisi. Cameron, “il grande”, ha detto che i Tory non vogliono l’euro ma vogliono tassare le banche e incoraggiare il manifatturiero, tagliare con l'accetta la spesa pubblica, cancellare la tassa di successione e quella per l’assicurazione sanitaria. Punto critico per Cameron: sposare la green revolution (“La Gran Bretagna è un fanalino di coda delle energie rinnovabili”) e la filosofia obamiana del "cambiamento" ("We need change", ha detto Cameron). Punto critico per Clegg: la sanatoria sull’immigrazione clandestina, una proposta che ha provocato una levata di scudi collettiva da parte degli alri due. Oltre a far calare Nick nei sondaggi, secondo il conservatore Spectator. 

Il contesto economico. Fino a ventiquattrore fa i tre sfidanti si erano mostrati piuttosto evasivi in materia di economia. Il taglio della spesa pubblica, di questi tempi, difficilmente farà guadagnare voti a qualcuno. La Gran Bretagna annaspa da 18 mesi in una recessione che ha reso disoccupati un milione e 300 mila persone e che ha causato il sequestro di 50 mila case. Chiunque sarà a governare dopo il 6 maggio dovrà subito affrontare un deficit di bilancio pari a 152,84 miliardi di sterline accumulato durante la crisi finanziaria globale.

Il Paese si trova infatti davanti alla prospettiva di soffrire il maggior taglio del welfare dalla Seconda Guerra Mondiale (Brown ha ammonito gli altri due a non ripetere gli stessi errori commessi negli anni Trenta, negli anni Ottanta e Novanta), con un tasso di disoccupazione che non pare destinato a scendere rapidamente. Non sarà facile conquistarsi un elettorato che mostra, secondo i sondaggi, una fiducia nei maggiori partiti che rasenta il minimo storico. I tre candidati erano e sono ben consapevoli del fatto che la mancanza di una strategia chiara potrebbe alimentare ulteriormente l'astensione o favorire il voto di protesta.

Gordon Brown si è quindi presentato al pubblico come lo statista che insieme a Obama e agli altri capi di stato dei grandi Paesi si sono incontrati per salvare il sistema finanziario. Il suo governo ha dato aiuto alle banche in difficoltà, “per salvare il sistema finanziario ed economico mondiale”. Brown promette di continuare su questa strada, in cui lo stato sia il garante delle controversie economiche dei privati, oltre a intervenire nei casi più urgenti. Secondo Cameron, Brown sta semplicemente dalla stessa parte di banchieri che si comportano come “squali”. Durante la trasmissione, Cameron ha anche attaccato il premier sulla patrimoniale, una legge che però ha dato popolarità al leader laburista fra l’elettorato deluso dal fallimento del sistema bancario nazionale e dalle speculazioni finanziarie.

Il manifesto del Partito Conservatore parte dal presupposto che la politica economica dei governi laburisti sia stata fallimentare per due ragioni: deficit troppo alto, tasse troppo alte. Cameron ha confermato il suo no all’aumento delle tasse, ha ribadito il taglio di 6 miliardi di spesa pubblica e soprattutto l'eliminazione di gran parte del deficit nel corso della prossima legislatura. La riduzione del carico fiscale è anche il “mantra” dei Liberal-Democratici . Il piano di Clegg prevede invece un’azione mirata del governo che garantisca da un lato maggiore sostegno da parte delle banche alle imprese, attraverso una facilitazione nella concessione di prestiti, dall’altro tuteli i singoli cittadini, e soprattutto ai giovani disoccupati. 

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