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Spezzare il nodo di gordio della spesa pubblica

Brutto a dirsi ma i “tagli lineari” servono

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In tutti i paesi occidentali si parla di tagli alla spesa pubblica – il problema come sempre però è come farli, cosa tagliare, quanto tagliare, quando tagliare ecc. Appena si entra nei dettagli si toccano interessi particolari e tutti i programmi diventano essenziali – la burocrazia e le varie ‘corporazioni’ si chiudono a riccio e succede poco o nulla. Tutt’al più si rallenta la crescita dello stato e della burocrazia. In molti casi questo è l’unico successo.

Jeff Bergner sul Wall Street Journal (vedasi The Case for Across-the-Board Spending Cuts) propone una semplice misura: tagli ‘across the board’, uguali in percentuale per tutti i dipartimenti e tutti i programmi. Molti critici chiameranno tale politica brutale e ingiusta – la politica dell’accetta. Ma come Mr Bergner fa notare per molti programmi un taglio del 1% o 2% non sembra davvero così critico. Infatti se tutti i programmi partecipano i tagli si possono contenere e rimarrebbero limitati – 1, 2 o 3%. Se invece si adottano tagli specifici solo per alcuni programmi per raggiungere lo stesso livello di riduzione della spesa, i tagli necessari sarebbero molto più incisivi, il 5 o 10%.

L’unica cosa de decidere sarebbe il livello dei tagli. Molti partiti in competizione per le elezioni di Febbraio promettono una riduzione della spesa – per esempio 5% entro 5 anni. Perché non allora adottare tagli equi dell’1% ogni anno per 5 anni?

E se si temono le conseguenze sulla domanda di tali tagli alla spesa pubblica (se mai ce ne fossero visto che una riduzione dell’ 1% o 2% in molti programmi si potrebbe trovare facilmente attraverso misure di efficienza) si applica l’altra faccia della medaglia: si tagliano le tasse dell’ 1% ogni anno per 5 anni. Tutte le tasse, per tutti. Tale politica, come ampiamente dimostrato da molti economisti, è la migliore cura per la crescita.

Il risultato finale – meno spesa, meno tasse, più crescita. Troppo semplice? Forse, ma fino ad oggi i vari governi hanno introdotto ed introducono misure sempre più complicate; perché non provarne una semplice? Non può fare molto peggio.

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3 COMMENTS

  1. I Tagli lineari non servono
    Lo stesso concetto di tagliare a tutti i servizi e dipartimenti una quota fissa è una presa in giro, un abbandono della ragione.
    Bisogna ammettere che così non si può andare avanti, e decidere di cosa si occupa (al momento veramente troppo) e di cosa non si deve occupare lo stato.
    In altre parole lo stato va riprogettato in modo molto più snello, si deve occupare di poco ma quel poco deve essere adeguatamente finanziato.
    Il concetto alla base dei tagli lineari è che lo stato continui ad occuparsi di tutto non facendo nulla di buono perchè il tutto è ovviamente sottofinanziato.
    A monti i tagli lineari piacciono molto perchè gli hanno permesso di fare quello che sa fare meglio, fare il ragioniere senza prendere decisioni politiche che inevitabilmente avrebbero ricadute negative sul portafoglio di paraculi da usufruire.
    Del resto come è diventato primo ministro??? Rettore della bocconi??? Commissario Europeo??? Senatore a vita??? Forse è un genio?? No davvero molto più probabile che a forza di leccare culi sia risalito fino a diventare esso stesso parte della flora microbica intestinale!

  2. I tagli lineari non servono
    Concordo con il commento precedente, a parte il linguaggio fiorito adoperato.
    Secondo il mio modesto parere, basta applicare il principio di sussidiarietà, per accorgersi che l’organizzazione dello Stato, così come è, non consente risparmi di sorta. Esso è diventato talmente invasivo da apparire come un Mooloch dai piedi di argilla che tutto divora e quando ha mangiato ha più fame che prima (vedi Dante e la bestia feroce).
    Lo Stato tutto controlla e tutto certifica: se la mia casa è pulita, se occorre l’antibagno, se la carta igienica è a norma oppure no, se ogni attività commerciale ha tutta la documentazione a posto (perchè tutto deve essere certificato dai vari organi burocratici). La legalità innanzitutto!! (non le verità, la coscienza e l’assunzione di responsabilità). E giu leggi, ragnatela di leggi, in maniera tale da ammanettare, la persona, le famiglie e i gruppi intermedi.
    Ecco come si organizza la statolatria, la dittatura della burocrazia: fate leggi, miriade di leggi e saranno necessari milioni di tecnocrati, super manager, che non sanno da dove viene il pane (economia reale), superconsulenti, che non rischiano niente, come invece qualsiasi imprenditore, ma dormono al calduccio, essendo a posto anche con le tasse, pagate senza merito dallo Stato o da Enti vari.
    Si appplichi il principio di sussidiarietà!!!!
    non soltanto come dichiarazione di principio!!!
    Ecco alcuni esempi:
    1) E’ proprio necessario una Camera di Commercio, per aprire un’attività?
    2)La scuola italiana rispetta il principio di libertà di educazione? (Si veda L.Einaudi “Prediche inutili”) Si studi bene il concetto di scuole private (quelle esistenti non sono scuole private), magari vedendo quello che si fa in USA.
    3) Il buono dato ai figli è il rimedio per agevolare la scelta della scuola? Credo di no.
    4) E che dire dell’aiuto alle famiglie? Se il loro scopo è quello della continuità della vita, di generazione in generazione, si deve dare un sussidio ad ogni figlio che nasce fino all’età di autosostentamento, a tutti indistintamente senza limiti di reddito (anche ai figli di Monti), non sottoposto alla burocrazia, ma con l’obbligo che venga messo nella dichiarazione irpef e quindi tassato come reddito.
    5) L’attività edificatoria è proprio necessaria che venga sottoposta a mille approvazioni (medico sanitario, genio cvile e quant’altro)? La maggior parte di queste leggi, che fanno perdere un mare di tempo e impegnano tanti burocrati, che non producono un laccio e si agitano a vuoto, non potrebbero essere sostituiti da “Raccomandazioni”, Codici vari, che non hamnno valenza di Legge ma di regole del buon costruire, sotto la responabilità dei Professionisti?

    Credo che abbiamo bisogno non di ragionieri, ma di sapienti e di buon senso. Veritas facit Legem.

  3. e daje a ridere (o piangere?)
    Jeff Bergner… chi è costui? il problema NON è IL DEBITO PUBBLICO ma quello PRIVATO ESTERO, che fa andare in crisi uno stato. questo è quello che dicono i premi Nobel dell’economia. l’unica cosa che serve all’Italia è la sovranità monetaria, ritorno alla lira, sovranità politica e fiscale, fuori dal sarcofago UE; una banca centrale alle dipendenze del ministero del tesoro. tutto il resto è SUICIDIO NAZIONALE AD OPERA DI SFIGATI SOGNATORI… perchè l’europa non è identificabile con l’euro!

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