Trend demografici e identità perdute

Bruxelles diventerà presto la prima capitale dell’Eurabia

14
301

Nel 1974, in occasione di un discorso all’assemblea dell’ONU, Houari Boumédiene, ex presidente algerino disse: «Un giorno, milioni di uomini si muoveranno dall’emisfero sud del mondo per fare irruzione in quello nord. Sicuramente non avranno scopi amichevoli. Faranno irruzione per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo dei loro figli: è il ventre delle nostre donne che ci offrirà questa vittoria».

Un terzo della popolazione di Bruxelles è già musulmana e, se la tendenza attuale si confermasse, gli islamici praticanti saranno la maggioranza tra 15 o 20 anni, in virtù della loro crescita demografica. Sulla base delle previsioni del Bureau du Plan, entro il 2020 a Bruxelles è previsto un aumento di 170.000 persone di fede musulmana.

L’islamizzazione dell’Europa è un fenomeno inquietante. Quale sarà la prima capitale europea ad avere una maggioranza musulmana ? E’ la domanda che si è posto il canale americano Fox News in un breve reportage trasmesso il 24 Marzo 2009. Una cosa è certa: il tono dell’emittente americana era in netta contrapposizione con quello delle nostre televisioni. Non solo perché volontariamente diretto, addirittura brutale, ma anche perché più semplicemente Fox ha il coraggio di trattare un soggetto che i nostri media tacciono con uno zelo che  sconfina quasi nella vigliaccheria.

Sappiamo come va: non bisogna in nessun modo prestarsi «al gioco dell’estrema destra», dare l’impressione di «parteciapre al processo di lepenizzazione degli spiriti» e fare degli « amalgami » che ci «riportino alla memoria i momenti i più torbidi della storia». Ecco come il bel piccolo mondo dei media europei preferisce nascondere la testa sotto la sabbia.

Se diamo un’occhiata alla lista del Partito Socialista delle ultime elezioni regionali a Bruxelles si può facilmente constatare che, su 72 candidati, 27 hanno nomi chiaramente «derivanti dalla diversità» per utilizzare un’espressione d’uso comune nella "neolingua" di orwelliana memoria (e multiculturalmente corretta), e cioè il 37,5 per cento del totale. A meno che Bruxelles non sia il ricettacolo di un eccellente vivaio di talenti della «diversità», si può ragionevolmente immaginare che la scelta di questi personaggi, in prima istanza, sia stata fatta sulla base di un criterio etnoculturale. Scegliere una persona destinata a esercitare delle funzioni politiche sulla base della sua appartenenza etnica, culturale, religiosa, non soltanto rappresenta il livello più abbietto della politica ma è precisamente quello che, in altri tempi, sarebbe stato tacciato di razzismo.

Non abbiamo alcun pregiudizio sulle qualità di ciascuno dei candidati il cui patronimo lascia intravedere un’origina musulmana, ma ci si può legittimamente chiedere se essi abbiano rotto o meno con quegli innumerevoli punti della loro cultura che appaiono incompatibili con i valori occidentali – come la laicità, l’eguaglianza tra uomo e donna, il primato dell’individuo rispetto al gruppo e così via; e se gli spiriti ottimisti del Vecchio Continente ci assicurano che di questo non c’è neppure bisogno di parlarne, gli risponderemmo alla maniera del Talleyrand e cioè che sarebbe ancora meglio se lo si facesse.

I compromessi e i tradimenti di cui sono capaci i partiti politici per vigliaccheria (pur di «comprare» la pace sociale) ed opportunismo elettorale – alcuni peggio di altri – abbondano, e ovviamente ci rassicurano ancora meno. Il fatto che il primo nome sulla lista della «diversità» sia oggetto di controversie per le sue posizioni apertamente negazioniste riguardo al genocidio armeno, e per aver fatto allestire a Bruxelles dei containers destinati a raccogliere gli scarti da macello nel periodo del Aïd el-Kebir (quando occupava la posizione di segretario di Stato alla Netezza Urbana) è un altro elemento che non aiuta a tranquillizzarci.

La lista è un segno del volto di Bruxelles che cambia, e che cambia ad una velocità fulminea, mentre non abbiamo la benché minima idea dello spaventoso sconvolgimento demografico in atto. Ricordiamo che Mohamed è il nome proprio più quotato fra i neonati da più di 20 anni nella città belga ma anche a Marsiglia, a Saint Denis e sotto tutte le sue varianti anche a Milano. Aggiungiamo anche il fatto che questa tendenza oltrepassa le cadre del Belgio e della sua capitale.

Nel quartiere di Molenbeek (un comune della città di Bruxelles), l’ambiente è teso e la presenza della polizia costante: il dominio della legge islamica su quella belga è all’origine di queste tensioni, visto che una semplice videocamera imbracciata da un occidentale viene considerata una provocazione agli occhi dei nuovi "padroni". In un contesto del genere, i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 25 anni si radicalizzano, rifiutando l’insieme dei valori del paese ospitante. Peggio: sempre più donne hanno come obiettivo ideale sposare un guerriero musulmano; le chiamano «donne del djihas».

Il colmo è che i dirigenti europei sono soddisfatti di questa «dhimmitude», felici di aver consentito ai musulmani di Bruxelles di costituire un Consiglio consultivo delle moschee (dotato di portafoglio), aprire il macello pubblico durante la festa del sacrificio, redarre una lista elettorale a maggioranza musulmana, costruire nuove moschee, cimiteri, scuole, centri culturali… L’islamizzazione non è più un fantasma, nonostante il fatto che i benpensanti e altri politicanti utilizzino l’elevato tasso di disoccupazione di questa fetta di popolazione come un nuovo mezzo di propaganda.

La forza dell’Islam in Europa è dovuta all’amnesia culturale degli europei, al rifiuto di riconoscere l’immenso patrimonio culturale europeo e cristiano. Una grossa responsabilità in questo senso è da attribuirsi alla divisione tra gli europei stessi, alla loro mancanza di unità e coraggio politico; emerge sempre di più la crisi dell’assunzione di responsabilità (il declino del rispetto degli impegni socio-politici), della fiducia (individualismo, regressione dell’identità, elogio del dubbio e dello scetticismo…), ed una visione politica strategica indirizzata unicamente verso una scadenza elettorale (demagogia politica).

A nessuno, dico a nessuno, dotato di un minimo di comune senso di responsabilità, è sfuggito che la Costituzione europea non fa mai riferimento alle sue radici giudeo-cristiane: di conseguenza, nel quadro di un processo crescente di islamizzazione della società, il rifiuto di riconoscere al Cristianesimo il suo posto nella storia della fondazione dell’Europa è un modo di preparare lo sbarco di una nuova civiltà: la civiltà islamica europea. La prima fra tutte le questioni è proprio quella che papa Giovanni Paolo II sollevò durante la sua esortazione apostolica sulla Chiesa in Europa: «Riprendendo questo invito alla speranza, te lo ripeto di nuovo oggi, Europa che entri nel terzo millennio: ritrova te stessa. Sii te stessa. Scopri le tue origini. Fai rivivere le tue radici».

L’attuale inerzia dell’Europa non si deve cercare altrove. Prima di andare più lontano nel processo di unificazione del Vecchio Continente, gli europei vogliono sapere in quale direzione stanno procedendo e occorre quindi fargli capire ciò che sono. Fino a quando il dibattito non si concentrerà sull’identità dell’Europa, l’Europa stessa resterà un’esca appetitosa, uno spaventapasseri, un «aggieggio» come diceva Bruno Gollnisch durante un dibattito politico condotto da Christine Ockrent.

Ma in questo marasma ideologico, bisognerebbe porre una domanda che infastidisce. La domanda è: quali sono le radici dell’Europa? Qual’è il fermento d’unità che la anima? E’ interessante passare in rassegna la letteratura sull’argomento. L’essenziale di quanto si è scritto in proposito non fa altro che ricordarci le origini non cristiane dell’Europa, anche a costo di rasentare il ridicolo e il grottesco. Alcuni come Jean Paul Willaime (direttore della École pratique des hautes études, sezione di Scienze religiose alla Sorbona) non esitano a consacrare la totalità della loro ricerca nel contrasto delle posizioni sostenute dalla Chiesa cattolica.

Posizion che, con Giovanni Paolo II, la Chiesa non ha mai smesso di riaffermare nel corso dei secoli: l’Europa ha ricevuto il tesoro della fede in Dio. La sua vita sociale è fondata sui principi del Vangelo le cui tracce si possono ammirare nell’arte, nella letteratura, nel speculazione filosofica e nella cultura delle nazioni. Ma questa eredità non appartiene solo al passato: è un progetto per il futuro da trasmettere alle generazioni future poiché è la matrice della vita degli individui e dei popoli che insieme hanno dato forma al continente europeo.

Più che uno spazio geografico, questa eredità può essere inquadrata in un concetto a sfondo maggiormente culturale e storico, che caratterizza una realtà nata come continente grazie, tra l’altro, alla forza unificatrice del Cristianesimo; quest’ultimo ha saputo fondere tra di loro popoli differenti e culture diverse ed è per questo intimamente legato alla civiltà europea nel suo insieme. A questo punto diventa necessario un lavoro di fondo per fare luce e verità sul soggetto della discussione. Gli storici, gli insegnanti e i media cattolici ritrovano forse in questo lavoro la vera carta da giocare. Il futuro dell’Europa passa inevitabilmente attraverso l’accettazione della sua verità e del suo passato.
 

  •  
  •  

14 COMMENTS

  1. Situazione che riguarda,se
    Situazione che riguarda,se non le capitali,tante città di eurabia.E già ora,che questa maggioranza non c’è,la presenza islamica ha cambiato radicalmente molte antiche democrazie.Questa è stata una situazione creata,in modo criminale,dalle classi dirigenti europee,politiche,economiche e religiose,sulla testa dei cittadini.Questa è la situazione che Fini ha la spudoratezza di prendere ad esempio.Spero che l’Italia,che ha ancora la possibilità di salvarsi,lo faccia.Spero che i cittadini europei abbiano un rigurgito di orgoglio per la loro identità.Si parla,per condizionare le persone,di razzismo,xenofobia.Se ci sarà davvero,la colpa sarà tutta di chi ha voluto questa situazione.Il fascismo e il nazismo furono la risposta al comunismo.

  2. errore!
    Il fascismo e il nazismo non furono affatto la “risposta” al comunismo, anzi! Furono la “rivoluzione preventiva” con cui la classe dominante si parò il fondoschiena per impedire che i ceti più bassi continuassero ad avere “l’arroganza” di coalizzarsi per tentare di difendere il proprio status di esseri umani. Studiare la storia di ciò che è accaduto tra le due Guerre Mondiali potrebbe essere utile per comprendere anche molte cose dell’oggi, liberandosi dalle sovrastrutture fittizie e ingannevoli del ciclone mediatico contemporaneo. Basti pensare a come ebbe luogo ad esempio la guerra civile spagnola, che costò la vita a quasi un milione di persone. I socialisti avevano democraticamente vinto le elezioni, tuttavia il re e i ceti dominanti decisero di sovvertire la volontà popolare affidandosi al “caudillo” Franco che diede il via alla guerra e, grazie all’appoggio determinante dei mercenari fascisti e soprattutto dall’aviazione nazista, dopo pochi anni riprese il controllo totale sulla Spagna. Studiare la storia, studiare la storia…

  3. Appunto,caro dottorino del
    Appunto,caro dottorino del nulla.Magari su dei testi non di “regime” e,soprattutto,capirla.Ma, dal suo commento,mi sembra che non ne abbia gli strumenti.

  4. A proposito di…
    …studiare la storia! E’ nato prima il socialismo (col suo corrollario del comunismo) oppure il fascismo ed il nazismo? E’ nato prima l’uovo o la gallina?

  5. mi spiace…
    Dimostrate davvero di non conoscere la storia, allora! Vi risulta che in Italia e in Germania prima dei regimi fascisti e nazisti vi fossero stati dei regimi socialisti? Cari miei, vi informo che i primi anni del Novecento in Europa furono caratterizzati dall’affermazione dello “stato liberale”, del sistema capitalistico e del libero mercato. L’evoluzione che si è verificata è stato proprio il passaggio dallo stato liberale allo stato fascista, perchè coloro che erano al potere si resero conto che gli operai si stavano coalizzando. Questa a casa mia si chiama “controrivoluzione preventiva”. Ciò che accadde in Russia, al contrario, fu un passaggio diretto dal feudalesimo al socialismo, scavalcando del tutto l’esperienza capitalista, e anche per questo il sistema che ne nacque si rivelò alla lunga fallimentare. E’ inutile tentare di riscrivere la storia a proprio piacimento, perchè l’Italia e la Germania non erano di certo minacciate dall’Unione Sovietica all’epoca! Non potete prendere come alibi per il nazi-fascismo la rivoluzione sovietica che fu un fatto tutto interno alla Russia, almeno fino alla Seconda Guerra mondiale. E ripeto, basta guardare alla guerra civile spagnola per capire tutto. Se poi volete continuare a cullarvi nel vostro revisionismo, fate pure. Non è un problema mio.

  6. Polemica inutile. In 2000
    Polemica inutile. In 2000 anni abbiamo costruito chiese in Centro e sud america, in Asia, in Africa, abbiamo imposto la nostra fede.abbiamo colonizzato. La storia è fatta dai flussi migratori. Tra 100 anni il problema non si porrà. l’Europa sarà a maggioranza islamica e ciò non sarà un problema. Accetteremo di buon grado una civile convivenza,perchè i “loro” nipoti saranno meno integralisti dei nonni, e i “nostri” nipoti meno spaventati e intolleranti. L’Europa resterà laica e difenderà il diritto di tutti a pregare fianco a fianco.

  7. La paura per un futuro in
    La paura per un futuro in cui la maggioranza degli europei sarà musulmana è un inutile pregiudizio. Se anche lo diventasse in 20 anni, che problema avreste a veder pregare nelle moschee accanto alle nostre chiese? Io vivo a Torino, che è la più europea delle città italiane, un buon esempio di integrazione. Io come molti italiani andiamo ormai regolarmente a comprare la carne nei negozi islamici e abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare nuovi sapori. Non abbiamo troppi problemi con loro…insomma, può funzionare. In inghilterra ci sono già banche islamiche e un diritto civile per chi volesse, e molti inglesi vi ricorrono. Svegliatevi…il futuro è già qui!

  8. Aggiungo che, poichè in
    Aggiungo che, poichè in Inghilterra già esistono banche islamiche e diritto “parallelo” per cause civili regolate sulla sharia (il tutto legale), alcuni inglesi hanno comicniato ad usarle, per i vantaggi che offrono sotto vari aspetti.Non c’è bisogno di rinunciare ai ns. valori o ientità. Basta coesistere, convivere, e ciò sorgerà in modo spontaneo con le prox. generazioni. Per me è un piacere, a Torino, vedere i bimbi giocare ai giardini e scoprire che sono cinesi, peruviani, rumeni, italiani e marocchini. Che fraternizzano all’asilo. Le prime coppiette miste di quindicenni si vedono in centro, è bello, è sano!

  9. Scusate se continuo: Ai miei
    Scusate se continuo: Ai miei tempi, a Torino, i meridionali che salivano dal sud per lavorare, vennero ghettizzati e subirono un trattamento peggiore di quello riservato ai nostri stranieri,clandestini o meno. Poi, la generazione successiva, trovò sui banchi di scuola le migliori amicizie, tra gente del nord e gente del sud. La generazione dopo non si coltivavano più i pomodori nelle vasche da bagno, nè si tenevano le galline sui balconi, ma noi abbiamo imparato ad amare nuovi sapori e nuove abitudini. un sano confronto con l’islam “naturalizzato” europeo finirà per migliorare l’europa, rendendola più tollerante e consapevole dei propri valori, a cui non rinucneremo, anzi che se mai ritroveremo, intorno a cui ci compatteremo:tolleranza, ospitalità, convivenza nel rispetto reciproco.

  10. Quante illusioni si fa certa
    Quante illusioni si fa certa gente, ma veramente immaginate un futuro così idilliaco dove in Europa possano tranquillamente ed amorevolmente convivere europei autoctoni ed immigrati islamici? Sveglia, confondete i vostri sogni con la realtà! date un’occhiata a cosa succede nelle periferie di certe grandi città europee (soprattutto in Francia, in Svezia o in Olanda) dove l’immigrazione di massa è iniziata decenni prima che da noi, qualcuno sostiene poi che i nipoti degli attuali immigrati musulmani saranno meno integralisti dei loro nonni, eppure nelle nazioni sopra citate sono proprio le seconde e terze generazioni di immigrati islamici a creare più problemi, non bisogna dimenticare che storicamente dal contatto di culture profondamente differenti sono sempre inevitabilmente nati problemi e conflitti.
    La massiccia e continua immigrazione islamica in Europa metterà inoltre a rischio la laicità e la libertà di fare satira su questioni religiose, visto che la stragrande maggioranza di immigrati musulmani proviene da nazioni non secolarizzate dove la laicità e la separazione stato/religione non si sa nemmeno cosa sia, ricordate il caso delle vignette danesi?
    Ma il problema principale è la nostra classe politica europea, incapace di gestire queste migrazioni, per paura che le folte comunità islamiche creino disordini si accolgono tutte le loro richieste, così come accade in Gran Bretagnia, dove esiste (come ricorda anche cesc) un diritto parallelo costituito da corti islamiche che giudicano in base alla Sharia e dove i poligami possono ricevere assegni familiari per ogni loro moglie (a patto che le abbiano sposate in un paese in cui la poligamia è legale). Benvenuti in Eurabia.

  11. compatibilità culturali
    Cesc: il paragone che hai fatto tra gli emigranti meridionali ed islamici non regge minimamente, se i figli dei meridionali emigrati decenni fa al nord si sono perfettammente integrati tanto da essere indistinguibili dai loro amici “nordici” è perchè tra italiani del nord e del sud c’è un’assoluta somiglianza etnica, linguistica e culturale oltre che (nella stragrande maggioranza dei casi) una religione comune, ma tra un italiano ed un magrebino di religione islamica la situazione è ben diversa.

  12. Nnon è per far l’illuso, è
    Nnon è per far l’illuso, è che ci credo. Vedo molti miei amici italiani che hanno ricevuto lavoro da stanieri. L’iraniano che ha il bar e ha camerieri italiani, l’egiziano che ha il negozio di computer e ha assunto un mio amico, l’iraqeno che ha aperto una palestra in cui lavora mia sorella e mille altri esempi. io e i miei andiamo ormai a comprare regolarmente la carne halal, e se anche da noi ci fossero l banche islamiche o il sistema giuridico parallelo, anche molti italiani, come gli inglesi, si gioverebbero dei vantaggi che offrono, senza pregiudizi. Vedere le coppiette di 14-20 anni, miste, italiani con rumene o peruviane, italiane con marocchini o con est europei, vedere i bimbi giocare fianco a fianco mi fa ben sperare. E’ vero, claudio, che non si può paragonare con l’arrivo dei meridionali, ma ti assicuro che neanche loro parlavano italiano quando vennero su, e di problemi ce ne furono più di quelli che ora ci sono con gli extracomunitari. credo che quando l’Islam sarà una maggioranza in Europa non avremo da temere molto per i nostri valori. Mischiarsi è progresso e arricchimento

  13. E anche se è vero che non
    E anche se è vero che non si può paragonare quell’immigrazione dal sud italia a questa da ogni angolo del pianeta, dovremmo chiederci perché abbiamo così paura. E se i nostri valori andassero perdendosi? Cosa temete? La fine dell’identità europea? La storia è lunga, nulla resta come è stato, quindi tra 300 anni l’europa potrebbe anche essere islamicizzata…per voi sarebbe un problema? Non più di quanto lo fu l’Impero romano per i nord africani di oggi…sarà ciò che la storia deciderà…su quello c’è ben poco da fare…

  14. “.. redarre una lista elettorale a maggioranza ..”
    Redarre, esigiuto, perpledere …. vedo che il nostro Alessandro Di Pamparato si è prontamente convertito all’italianarabo. Bravo! Fini apprezzerà.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here