Nuovi scenari

Bruxelles trema, il destino dell’Europa in mano a inedite alleanze

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La campagna elettorale per le elezioni europee si avvia verso la conclusione (si è già votato in Gran Bretagna e Olanda, mentre in Irlanda e Repubblica Ceca le operazioni di voto sono in corso) e, mai come stavolta, l’importanza delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento con sede a Bruxelles e Strasburgo sembra poter assumere proporzioni mai viste prima. Molti analisti politici non hanno avuto dubbi nel sentenziare che queste Europee saranno le più importanti di sempre, vista l’apparente crescita dei cosiddetti “sovranisti” da un lato e la presenza di movimenti mai così europeisti – in primis la lista francese Renaissance, voluta fortemente dal Presidente Macron - dall’altro. Appare inoltre abbastanza chiaro che difficilmente potrà essere riproposta la “grande coalizione” tra Popolari e Socialisti, visto che i numeri non dovrebbero consegnare ai due storici gruppi la possibilità di formare una maggioranza ed è proprio su questo che si gioca il vero futuro dell’Unione: quale tipo di alleanza mettere in piedi e, di conseguenza, quale indirizzo politico prendere nei prossimi cinque anni?

Su questi due quesiti a riflettere molto dovrà essere il PPE, che quasi certamente si confermerà gruppo parlamentare di maggioranza relativa ed avrà dunque l’onere di condurre le trattative per la formazione della nuova Commissione Europea. Il bivio davanti a cui gli esponenti popolari saranno posti è abbastanza chiaro: cercare di consolidare il rapporto maturato nell’ultima legislatura con socialisti e liberali (magari inserendo nel calderone anche i Verdi, dati in grande crescita) o cominciare a guardare al mondo dei conservatori e dei sovranisti (Salvini, Le Pen ed esponenti dei paesi Visegrad, per intenderci)?

Le visioni all’interno dei popolari sono le più disparate e dipendono in gran parte dalla provenienza nazionale dei partiti che compongono il raggruppamento; se i leader nordeuropei non hanno alcuna intenzione di aprire ad alleanze con le destre sovraniste, i membri provenienti dall’Est e Silvio Berlusconi hanno aperto a questa possibilità. In un certo senso, i moderati europei saranno costretti a barcamenarsi tra due soluzioni che non ritengono essere tra le più congeniali e pesare sulla bilancia della bontà politica pregi e difetti delle eventuali alleanze sarà molto complesso. Tuttavia le sfide da affrontare saranno svariate e non riguarderanno solamente la tanto vituperata (od osannata) austerity: politica estera, immigrazione, diritti civili, maggiore o minore sovranità da concedere agli stati nazionali rappresentano le vere tematiche per le quali queste consultazioni possono definirsi uniche nella storia dell’Unione Europea e, più in generale, dell’Occidente intero.

Ciò che pare evidente è la oggettiva difficoltà nel trovare delle soluzioni di rilancio europeo riproponendo lo schema di alleanza “istituzionale” soprattutto se, come auspicato da Angela Merkel, dovessero entrare a farne parte anche i Verdi: si rischierebbero continui contrasti su molti tema dell’agenda europea – economia ed immigrazione, in primis – che minerebbero certamente la già fragile fiducia nelle istituzioni della UE e spingerebbero il PPE ancor più verso sinistra rispetto a quanto già accaduto negli ultimi dieci anni.

Dall’altro lato però, non sarà semplice nemmeno intavolare una trattativa con i componenti dei gruppi conservatori e sovranisti sia dal punto di vista prettamente numerico (potrebbe non essere raggiunta la maggioranza necessaria) sia perché queste forze sono poco omogenee tra loro e paiono voler perseguire esclusivamente i rispettivi interessi nazionali. La speranza è che gli elementi più brillanti del mondo moderato possano trovare una buona collaborazione con i leader conservatori e sovranisti, in maniera tale da impostare una agenda decisamente più coerente rispetto a quella pasticciata che scaturirebbe dall’alleanza con alcune forze della sinistra. Su molti temi, in particolar modo quelli dei diritti civili e bioetici, socialisti e Verdi potrebbero imporre la loro legge all’interno del Parlamento mentre potrebbe essere più semplice trovare un accordo sulle questioni economiche con le forze di destra, concedendo loro qualche concessione in termini di sovranità ed immigrazione. Certamente non sarà semplice, ma il destino dell’Europa a partire da lunedì 27 maggio dovrà essere riposto in mani sicure.

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