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Bucarest, il governo “salva” i corrotti e la gente scende in piazza: “Ladri!”

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Scoppia la protesta in Romania in seguito all’approvazione da parte del governo del cosiddetto “pacchetto salva-corrotti”. L’esecutivo di coalizione del premier socialista Sorin Grindeanu e dei suoi alleati liberali ha approvato nella tarda serata di ieri il provvedimento che prevede misure di alleggerimento delle pene per un complesso di reati minori e per casi particolari. Misure di cui beneficeranno inevitabilmente – come dicono i partiti di opposizione - i politici romeni indagati, condannati o sospettati di corruzione d'ogni tipo, come malversazione, abusi di potere. Una specie di "amnistia" che ha scatenato un' ondata di manifestazioni antigovernative. 

A Bucarest, circa 20mila persone, nonostante il freddo intenso, si sono radunate davanti alla sede del governo per chiederne le dimissioni e per contestare il Partito socialdemocratico al potere, largamente coinvolto nella vicenda. "Avete fatto il decreto di notte, come i ladri", scandiscono a chiare lettere i manifestanti. Cortei, manifestazioni e raduni si sono svolti anche a Cluj, Timisoara, Sibju, Jasi e in altre città del paese.

Dura la presa di posizione della Commissione Europea che ha espresso la sua “forte preoccupazione” per le modifiche al codice penale romeno in materia di corruzione. "La lotta contro la corruzione deve fare progressi, andare avanti, e non essere sconfitta", hanno dichiarato il presidente della Commissione stessa, Jean-Claude Juncker, e il primo vicepresidente Frans Timmermans mettendo in guardia lo Stato membro da qualsiasi passo indietro nella lotta alla corruzione.

È noto, infatti, che la corruzione in Romania è ai massimi livelli in Europa. E ad essere coinvolto è soprattutto il Partito socialista (Psr), vincitore delle ultime elezioni parlamentari tenutesi a dicembre. Proprio da ieri, infatti, è stato avviato un processo contro il suo leader Liviu Dragnea, accusato di abuso di potere. Proprio per questa ragione, Dragnea, nonostante la vittoria elettorale, non aveva potuto candidarsi a premier in seguito al monito del Presidente della Repubblica Klaus Iohannis che aveva avvertito da prima del voto che non avrebbe accettato persone indagate o sospette alla guida dell'esecutivo. Ma Dragnea è in buona compagnia, dato che molti dirigenti socialisti sono pregiudicati, indagati o gravemente accusati.

"Questo è un giorno triste per lo stato di diritto" ha tuonato Iohannis che già nei giorni scorsi aveva pesantemente criticato il governo proprio sulla ventilata ipotesi di approvare il decreto, schierandosi di fatto al fianco dei manifestanti. "E' inammissibile, inaccettabile, scandaloso, una presa in giro senza precedenti  - ha dichiarato - che il governo abbia preso nottetempo, senza il consenso della magistratura, senza che venisse inclusa nell'ordine del giorno, un'ordinanza su un argomento tanto delicato come il codice penale".

Per ora, il governo e la maggioranza non vogliono sentir parlare di compromesso o di passi indietro. Se così fosse, uno sbocco alla crisi istituzionale che rischia di minare seriamente la stabilità dell’intera regione e dell’Unione Europea, non pare proprio dietro l’angolo.

Uno sbocco della crisi istituzionale dunque non in vista. E gli osservatori temono invece che si aggravi ancora, con seri pericoli per la stabilità nella regione e nell'Unione intera.

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