Bufera sulla protezione Civile, Bertolaso: “Cancellati anni di sacrifici”
11 Febbraio 2010
L’uomo delle emergenza è da 24 ore nell’occhio del ciclone. E in un colloquio con La Stampa dice:"È come se tanti anni di sacrifici e di disponibilità venissero cancellati in questo avviso di garanzia. Ho sempre impostato il mio lavoro di servitore dello stato cercando di garantire la massima trasparenza e di mettere davanti a tutti la sicurezza dei cittadini. È un’accusa – ha continuato – forte per chi, come me, s’è sempre impegnato per gli altri".
L’inchiesta di Firenze che mette nei guai il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, sospettato di corruzione per gli appalti del G8 alla Maddalena, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Governo e maggioranza difendono Bertolaso senza esitazioni, giurando sulla sua onestà, ma nuove indiscrezioni continuano ad affiorare in queste ore. Riguardano telefonate "sospette", soldi e donne.
E’ nel sistema messo in piedi per gestire le opere dei "Grandi Eventi" che i magistrati fiorentini evidenziano le accuse contro il capo della Protezione civile. E indicano in "soldi contanti e prestazioni sessuali" la contropartita che Bertolaso avrebbe ottenuto per l’assegnazione degli appalti al gruppo imprenditoriale di Diego Anemone. In un paio d’anni Anemone è riuscito ad aggiudicarsi "il quarto, il quinto e il sesto lotto del G8 a La Maddalena", i lavori al Foro Italico in vista dei Mondiali di nuoto, l’aeroporto di Perugia per le celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Anche Angelo Balducci, delegato alla gestione dei "Grandi Eventi", sarebbe stato ricompensato dall’imprenditore con l’assunzione del figlio e della nuora, telefonini, autovetture di lusso, ristrutturazioni degli appartamenti e addirittura i domestici per la casa di campagna che lo stesso Anemone gli aveva messo a disposizione.
Scrive il giudice: "Dalle operazioni di monitoraggio telefonico è emerso che Guido Bertolaso risulta essersi incontrato assai frequentemente con Diego Anemone e almeno uno di questi incontri è stato preceduto da frenetici dialoghi telefonici dell’Anemone tesi, con ogni evidenza, al rapido procacciamento di una consistente somma di denaro. Inoltre Anemone in varie occasioni si è premurato di informare preventivamente di questi incontri Angelo Balducci e Mauro Della Giovampaola contattandoli al termine degli incontri medesimi per riferirne cripticamente l’esito a conferma della loro attinenza con le cointeressenze di natura illecita che il gruppo Anemone coltiva con i pubblici ufficiali".
Sarebbero le intercettazioni telefoniche a rivelare come Anemone si preoccupasse di compiacere Bertolaso anche nei momenti liberi. Sottolinea il giudice: "In molteplici occasioni Bertolaso, talora in concomitanza con gli incontri con l’Anemone, ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere del Salaria Sport Village gestito da Simone Rossetti, sotto le direttive di Diego Anemone. In almeno in una di queste occasioni il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere che Bertolaso abbia usufruito presso il centro, all’uopo chiuso al pubblico, di prestazioni di natura sessuale e che a tale specifico fine il Rossetti abbia ingaggiato una donna che si è intrattenuta con Bertolaso".
In particolare, nel documento viene citato un episodio che risale al 14 dicembre 2008 quando "viene fatta giungere una donna di nazionalità brasiliana, di nome Monica (con ogni verosimiglianza una prostituta gestita da tale Regina), che intratterrà Bertolaso". Secondo lo stesso documento il capo della Protezione civile si sarebbe recato più volte presso il centro "usufruendo delle prestazioni di tale Francesca": almeno dodici volte tra il 2008 e il 2009.
La vicenda che coinvolge i vertici della Protezione civile ha avuto inizio ieri mattina con la perquisizione, da parte dei Carabinieri del Ros – coordinati dalla procura di Firenze –, della sede del dipartimento di via Ulpiano a Roma e la notifica di un avviso di garanzia al Capo del dipartimento. Prima sono scattate le manette per Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, poi nel mirino della magistratura, come indagato per corruzione, è finito Guido Bertolaso che ha dato le dimissioni da ogni suo incarico.
La telefonata più drammatica è stata quella partita ieri all’ora di pranzo da Palazzo Chigi. "Guido, non puoi mollare. Non adesso, almeno, gliela daresti vinta". Era Silvio Berlusconi. Il premier le ha provate tutte per convincerlo a ritirare le dimissioni e resistere ai pm di Firenze. Forte anche il sostegno di Gianni Letta. Il braccio destro del Cavaliere è sceso in sala stampa e ha definito Bertolaso "uno straordinario servitore dello Stato", ringraziandolo "per quanto ha fatto e mi auguro continui a fare per tanti anni ancora a beneficio del nostro Paese". Parole che Letta ha ripetuto poco dopo a Bertolaso in un secondo incontro a quattr’occhi. Ricevendone in cambio la promessa di restare "per un altro mese". Fino a dopo le regionali.
L’uomo che il centrodestra vede come il fuoriclasse capace di risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli e quella del terremoto al’Aquila ha commentato così, in un colloquio con La Stampa, l’accusa di corruzione avanzata contro di lui: "È come se tanti anni di sacrifici e di disponibilità venissero cancellati in questo avviso di garanzia" ma "non dobbiamo assolutamente allentare la guardia. Le mie vicende personali non devono riguardare le emergenze".
Quanto alle manifestazioni di solidarietà del presidente del Consiglio Berlusconi, Bertolaso ha commentato così: "La solidarietà mi fa piacere, ma lasciamo Berlusconi fuori da questa storia".
