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Bufera sulle agenzie di rating, S&Ps accusata di ‘manipolazione di mercato’

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Nel bel mezzo della tempesta economico-finanziaria che minaccia l'Italia e il resto d'Europa, è arrivata la notizia della chiusura delle indagini a carico dell’agenzia internazionale di rating Standard&Poor’s, guidate dal pm Michele Ruggiero della Procura di Trani. Nel registro degli indagati, oltre ai tre analisti, Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer (già sotto inchiesta dal settembre 2011) sono stati iscritti anche l’ex presidente di S&P, l’indiano Deven Sharma, e l’attuale responsabile dell’agenzia per l’Europa, Yann Le Pallec.

Le imputazioni, in un primo momento, erano di market abuse e insider trading; oggi, il reato ipotizzato dalla Procura pugliese è di “manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata”. Si sospetta, in sostanza, che l’agenzia internazionale abbia abusato della propria posizione di dominio favorendo facili speculazioni finanziarie, danneggiando tutti coloro che avevano già acquistato debito sovrano italiano e colpendo, in generale, Stato e piccoli consumatori. L’avviso di chiusura dell’indagine, proprio per proteggere i risparmiatori italiani, è stato consegnato non solo agli avvocati milanesi di S&P - Antonio Golino dell’ufficio legale Clifford Chance, l'avvocato Guido Alleva e Giuseppe Fornari - ma anche alla Consob che dovrà valutare, nei prossimi giorni, le possibilità dell’agenzia internazionale di operare in futuro sul territorio italiano.

L'indagine del pm Michele Ruggiero è partita nel 2010 all'indomani della denuncia di Adusbef e Federconsumatori che hanno coltivato, a lungo, il dubbio che alla base delle decisioni delle rinomate agenzie di rating non ci fossero solide radici finanziarie, tutt'altro. La prima agenzia finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura tranese è stata Moody’s: si contestava il report del maggio 2010 con il quale l’Italia era stata definita una Nazione a rischio, incidendo brutalmente sui mercati finanziari europei. La Procura, poi, ha allargato le sue indagini verso Fitch ed è giunta, quindi, a Standard&Poor’s e agli avvisi di chiusura d’indagine di ieri.

A S&P vengono contestati i report sospetti del 20 maggio e del primo luglio 2010. A maggio, l’agenzia internazionale ufficializzò il “taglio dell’outlook del debito sovrano dell’Italia da stabile a negativo”: la fondatezza di tale declassamento fu smentita  aspramente dall’allora ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, ma ciò non bastò ad impedire gli inevitabili danni al mercato finanziario nazionale e l'impatto sul valore di titoli e obbligazioni statali. Pochi mesi dopo, a luglio, S&P contestò a priori la manovra economica del governo Berlusconi “quando il testo della stessa – come spiega la procura – non era ancora ufficiale e definitivo, determinando ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di Stato”. “Incongruo e incoerente” è considerato, sempre secondo la procura di Trani, il declassamento dell’Italia – da A a BBB+ – celebrato il 13 gennaio scorso e che ha segnato profondamente l’evolversi dell’economia italiana.

L’indagine guidata da Michele Ruggiero punta a stabilire se l’attività delle agenzie, e in particolare di S&P, sia stata guidata da ragioni economiche, quindi scientificamente provabili, o se sia stata condizionata da fattori politici, giudizi individuali e quant'altro. L’importanza che le agenzie di rating hanno acquisito nel mondo finanziario contemporaneo, infatti, impone non solo un’etica profonda, ma anche il rispetto delle diverse istituzioni che operano sul terreno economico. Se i sospetti della Procura fossero confermati in sede processuale, allora forse bisognerebbe davvero rimettere mano alla considerazione di cui tali agenzie godono, specialmente in relazione al loro potere, potenzialmente (e effettivamente) enorme.

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