Buon compleanno Kosovo: indipendente, multietnico, democratico

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Buon compleanno Kosovo: indipendente, multietnico, democratico

17 Febbraio 2009

Una giornata che mostra due volti della stessa moneta. Per la popolazione kosovara il 17 febbraio è una giornata storica, da ricordare e da festeggiare: oggi si compie infatti un anno dalla proclamazione di indipendenza. Per i serbi, invece, è un giorno da cancellare dai calendari, la data dello strappo di Pristina che ha scelto di staccarsi da Belgrado. Due versioni che svelano la natura di un conflitto rimasto irrisolto e che troverà difficilmente una soluzione in breve tempo. 

Alla vigilia dell’evento, le dichiarazioni dei rispettivi leader dimostrano che le ferite non si sono ancora rimarginate. Da un lato c’è il presidente Boris Tadic, che ha ribadito ancora una volta che la Serbia “non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo”, ma ha tenuto a sottolineare che “difenderemo i nostri interessi ricorrendo unicamente a mezzi pacifici” e che Belgrado intende “difendersi in sede legale”.

Lo scorso 8 ottobre, infatti, il governo serbo è ricorso alla giustizia internazionale della Corte Internazionale di Giustizia all’Aja perché si pronunci sulla legittimità delle autorità kosovare. Ma il parere della Corte – che rimane pur sempre consultivo e non vincolante – non arriverà prima della metà del 2010 e, fino ad allora, il governo serbo ha già annunciato che non si pronuncerà sul riconoscimento di Pristina.

L’aria che si respira negli ambienti kosovari è molto diversa. Nonostante il premier Hashim Thaci avesse nei giorni scorsi accusato Belgrado di “non aver superato la mentalità dell’era Milosevic in materia di relazioni con il Kosovo”, ha anche espresso  “la buona volontà di Pristina per una normalizzazione delle relazioni statali”. Alle accuse del presidente serbo sul fatto che, a un anno dalla proclamazione della indipendenza, “è chiaro a tutti che il Kosovo non è uno Stato”, Thaci ha risposto assicurando che “il primo anno è stato un successo (…). Non solo aumenteranno i paesi che riconosceranno diplomaticamente il Kosovo, ma diventeremo anche un membro della NATO, dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, e saremo riconosciuti da tutto il mondo”, ha dichiarato il premier in un’intervista alla Associated Press.

Dalla sede del suo ufficio – dove sventolano le bandiere del Kosovo, dell’Europa e degli Stati Uniti – Thaci ha concluso il suo intervento affermando che “non si tratta di numeri ma del valore che essi rappresentano”. Tra le bandiere sventola anche il nostro tricolore. L’Italia, insieme a Francia e Gran Bretagna, è stato uno dei primi paesi a riconoscere, un anno fa, l’indipendenza di Pristina. Militari italiani e Carabinieri inquadrati nella Kfor hanno svolto un lavoro che è stato molto apprezzato dalla popolazione locale.

E se la pratica conta più della teoria, il premier kosovaro non è poi così tanto lontano dalla realtà. In un anno Pristina ha ottenuto il riconoscimento da parte di 54 stati (tra questi 22 dei 27 membri dell’Unione Europea), si è dotata di una Costituzione, di un inno nazionale e una bandiera, oltre che di forze di sicurezza proprie (le “Kosovo Security Forces”) e di una propria agenzia di intelligence. Soprattutto,  è riuscita a ottenere l’essenziale sostegno degli Stati Uniti. Un appoggio che è stato ribadito in occasione del primo anniversario dell’indipendenza del Kosovo anche dal presidente americano, Barack Obama.

In un messaggio di felicitazioni al suo omonimo kosovaro Fatmir Sejdiu, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la volontà di Washington di continuare a sostenere Pristina nel suo cammino verso la piena attuazione di uno Stato “indipendente, multietnico e democratico” e come “membro a pieno titolo della comunità internazionale”.

Ma non va tutto così bene come viene dipinto. A un anno dalla secessione, il Kosovo è totalmente dipendente dall’esterno sul piano pratico, non solo per la presenza delle missioni internazionali e per il ruolo che esse continuano a svolgere, ma per le difficilissime condizioni economiche in cui si trova il paese. Dei due milioni di albanesi – la popolazione più giovane d’Europa – oltre il 40 per cento è disoccupato. Moltissimi dipendono per la loro sopravvivenza dalle rimesse di quanti hanno trovato lavoro all’estero, soprattutto in Germania e Scandinavia.

Una situazione di necessità emersa chiaramente durante i lavori della conferenza che a Bruxelles nel luglio dello scorso anno ha visto 65 donatori impegnarsi per la concessione di 1,2 miliardi di euro in aiuti allo sviluppo per la regione, 500 milioni dei quali da prelevare dal bilancio europeo e 300 dagli stati membri.

Anche dal punto di vista dell’ordine pubblico la situazione è delicatissima. A colpire fortemente il paese è l’emergenza criminalità, specialmente per il contrabbando, e la dilagante corruzione. La missione Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo), approvata da Bruxelles alla vigilia della proclamazione di indipendenza con il compito di aiutare le neonate istituzioni a dar vita a uno stato di diritto, è finalmente riuscita a partire ai primi di dicembre dello scorso anno, dopo quasi un anno di difficoltà e ostacoli di ordine politico.

Sicuramente non hanno giovato alla risoluzione del conflitto, rimasto congelato, le dichiarazioni del relatore per il parlamento europeo sul Kosovo, Joost Lagendijk che, a quasi un anno dall’indipendenza, aveva commentato la situazione con queste parole: “Non è realistico aspettarsi che la Serbia arrivi a riconoscere il Kosovo”. Ma non è tutto. Il funzionario europeo aveva osservato sul quotidiano Dnevnik che “Serbia, Kosovo e Unione Europea non devono perdere tempo a integrare Belgrado e Pristina nell’Ue”. Una richiesta ripetuta numerose volte dal Kosovo e che, considerando che al Nord vive concentrata la minoranza serba che rifiuta l’autorità di Pristina, è “lontana dalla realtà” e potrebbe essere causa di reazioni a catena nella regione. Secondo il parlamentare, servirebbe dunque “una soluzione diplomatica creativa che non ferisca nessuno e vada a beneficio di tutti”. Il simbolo dei problemi irrisolti resta la città di Kosovska Mitrovica, divisa in due dal ponte sul fiume Ibar

Intanto, oggi il Parlamento serbo si riunirà per una sessione speciale nel nord dell’ex provincia, mentre in giornata è in programma una seduta solenne del Parlamento nazionale, dove parleranno il presidente, Fatmir Sejdiu, e il primo ministro, Hashim Thaci. A metà giornata è prevista inoltre una sfilata di giovani nel centro della capitale, mentre in serata sono in programma due concerti, uno di musica classica alla Filarmonica, e un altro di musica rock all’aperto. I festeggiamenti chiuderanno con uno spettacolo di fuochi d’artificio.