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Bush: “Non rimaniamo sordi al richiamo dei birmani”

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Non sono passati nemmeno trenta giorni da quando la giunta militare di Burma ha dovuto subire le conseguenze della repressione violenta che ha adottato nei confronti dei manifestanti, compresi i monaci buddisti, e Bush chiede già nuove sanzioni contro il governo della Birmania.

Durante una conferenza stampa tenutasi in quel di Capitol Hill, George W. Bush, ha annunciato nuove sanzioni in arrivo se Rangoon non rivedrà “le sue politiche e considerare misure aggiuntive, se i leader birmani non metteranno fine alla repressione brutale contro la loro stessa gente, la cui unica colpa e' di desiderare di vivere liberi”. Perché, secondo il Presidente Usa, “I leader birmani continuano a ignorare la richiesta della comunità internazionale di fermare la loro persecuzione violenta”.

Per raggiungere l'obiettivo di pressare l'esecutivo militare di Burma, “Doublià” non ha esitato a chiamare in causa tutti quei paesi in grado di fare pressioni economiche : “Chiedo ad altri Paesi di rivedere le loro leggi e le loro politiche, soprattutto i Paesi più' vicini alla Birmania, Cina e India e altri nella regione”.

Con accanto il Segretario di Stato Condoleezza Rice e sua moglie Laura Bush, il Presidente ha pronunciato le seguenti parole in difesa del popolo oppresso di Burma: “I regnanti di Burma continuano a respingere la giusta richiesta proveniente dal mondo intero di sospendere le loro cruente persecuzioni. Continuano a rifiutare gli appelli per iniziare un dialogo pacifico, mirato alla riconciliazione nazionale. Più che altro, però, si rifiutano di soddisfare il chiaro desiderio delle persone della Birmania che vogliono vivere in pace, guidate da capi scelti da loro”.

“Il popolo di Burma sta mostrando un grande coraggio di fronte ad una repressione così dura. Queste persone stanno chiedendo il nostro aiuto. Non dobbiamo rimanere sordi al loro pianto”, ha concluso il Presidente Usa.

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