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Bush: “Ritiro dal Vietnam? Fu un grave errore”

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In un discorso a Kansas City, davanti al congresso annuale dei reduci dalle guerre all'estero, George W. Bush ha preso spunto dalla guerra in Vietnam spiegando che “allora come oggi la gente diceva che il vero problema era la presenza americana. Che, se ce ne fossimo andati, le stragi sarebbero finite. Ma l’errore più grave in Vietnam fu proprio quello di andar via”.

Quindi ha precisato il Presidente americano che quell’errore è oggi “una eredità incontrovertibile del Vietnam. Il prezzo del ritiro americano è stato pagato da milioni di cittadini innocenti le cui sofferenze hanno aggiunto nel nostro vocabolario termini come Boat People, Campi di Rieducazione e Killing Fields”.

“Oggi dobbiamo chiederci se la nostra generazione di americani resisterà alla tentazione della ritirata – continua Bush - e farà in Medio Oriente ciò che i veterani in questa stanza hanno fatto in Vietnam”. 

Inoltre secondo il presidente statunitense la guerra dell'America in Iraq è paragonabile alle guerre condotte da Washington contro i nazisti, il Giappone imperiale e i sovietici. Bush sostiene che “Il frutto del sacrificio americano e della perseveranza in%0D Asia è un continente più libero, stabile e prospero, un continente la cui gente vuole vivere in pace con l'America e non attaccarla”.

Quindi Bush ha aggiunto che al Qaeda e gli estremisti islamici faranno proprio la fine di questi regimi: “Sono certi della loro causa come lo erano i nazisti, gli imperialisti in Giappone e i comunisti sovietici. E sono destinati allo stesso destino. La più grande arma nell'arsenale della democrazia è il desiderio di libertà scritto nel cuore del Creatore”.

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1 COMMENT

  1. Busch:”Ritiro dal Vietnam ? fu un grave errore”
    Ero un ragazzo che studiavo alle medie superiori
    quando si svolgeva la guera del Vietnam. Mi ricordo perfettamente quell’episodio bellico
    denominato “Offensiva del Tet”. In pratica i viet-
    cong, appoggiati dai nord vietnamiti, approfit-
    tando della pausa festiva costituita dal capodan-
    no vietnamita (1°Febbraio) sferrarono una poderosa offensiva sul campo impegnando parecchi
    battaglioni. Invasero Saigon e misero in serie
    difficoltà anche il dispositivo militare USA.
    La battaglia durò circa 45 giorni perchè fini
    a metà marzo del 1969. Alla fine dei combatti-
    menti le perdite comuniste furono impressionanti.
    Morirono anche tanti soldati del Sud Vietnam e
    molti marines. Soltanto l’enorme dispiegamento
    di forze messe in campo dagli USA riusci ristabi-
    lire la sicurezza nel paese. Ma non è questo che
    che voglio evidenziare, bemsi il fatto che anche
    allora nella mia scuola infuriava il livore anti-
    americano. Una mattina, in segno di protesta per
    la battaglia in corso, i collettivi scolastici
    decisero di fare sciopero e di non presentarsi
    alle lezioni. Io fui l’unico di 430 ragazzi ad
    entrare lo stesso a scuola. Il rpofessore di fisi-
    ca che il quel giorno mi doveva interrogare era
    infuriato poichè il preside non gli diede il permesso di uscire con il resto della classe per
    ragioni di sicurezza. Come vedete il presidente
    americano si ritrova come 38 anni fà a combattere
    la stessa battaglia con le stesse difficoltà contro le quali i suoi predecessori si sono tro-
    vati di fronte. Però ieri come oggi colgo un fatto
    contiguo. Quando si va in un posto e si deve combattere una guerra non bisogna avere remore
    di nessun genere e bisogna andare fino in fondo.
    Bisogna essere più duri del nemico, solo così si
    riesce a farcela. A me pare che in questo momento
    si stia commettendo lo stesso errore di allora.
    Allora fu secondo me necessario occupare il Nord vietnam e non fu fatto, oggi in Iraq si perde
    troppo tempo con le chiacchere del tipo “Trattiamo
    con l’Iran, vedimo cosa dice la Siria e via discorrendo”. Così facendo si da al nemico un messaggio di debolezza che infastidisce l’opinione
    pubblica e si perde peso nei confronti degli alleati che smettono di seguirti.

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