Calcio. Violenza, Abete: “Delinquenti che inquinano la convivenza civile”

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Calcio. Violenza, Abete: “Delinquenti che inquinano la convivenza civile”

01 Settembre 2008

Gli episodi di violenza che hanno contraddistinto ieri la prima giornata del campionato di Serie A, con i tifosi del Napoli protagonisti di gravi incidenti messi in scena alle stazioni ferroviarie della loro città e di Roma, sono ascrivibili secondo il presidente della federcalcio Giancarlo Abete "ad un branco di delinquenti che inquinano il nostro mondo e la convivenza civile del paese". Comportamenti che, sempre secondo il presidente della Ficg, "hanno respinto al mittente le attestazioni di fiducia" arrivate dalle istituzioni riguardo una apertura per la vendita dei biglietti del settore ospiti anche per le partite considerate a rischio, come lo era ad esempio Roma-Napoli di ieri. "Senza violenza sarebbe stata una bella giornata, con belle partite per una competizione interessante", ha detto Abete a Radio Anch’io Lo Sport. "Questi comportamenti meritano il massimo del biasimo, sono contrari alla normale convivenza civile ed instillano una logica di paura nei cittadini, che poi è anche peggio della stessa violenza fisica. Noi dobbiamo fare il massimo per cercare di debellare questo branco di delinquenti. In Italia, è vero, si vive l’evento sportivo in modo diverso, ma va fatto un distinguo con la gran parte della realtà del paese e del tifo".

Secondo Abete, insomma, si tratta di "poche migliaia di persone che vanno identificate e convinte a rispettare le norme vigenti". La federcalcio assiste però con "amarezza e rammarico" al riproporsi di questi eventi: "Noi dobbiamo rispondere prima come cittadini e poi come dirigenti, perché – ha detto Abete – non è possibile mettere a ferro e fuoco le stazioni. Speriamo che questi delinquenti allo stadio non entrino più. E da parte nostra c’é piena fiducia nelle istituzioni, nel ministro degli interni Roberto Maroni e nel capo della polizia Antonio Manganelli affinché assumano decisioni votate alla convivenza civile, per uno spirito che permetta di operare al di là del singolo evento". Abete ha invitato poi a "colpire i responsabili e a non generalizzare".

E chi parla del senso di impunità che si avverte nei confronti dei protagonisti di questi episodi, con i presidenti delle società in testa, con l’esempio del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che ieri si era detto rammaricato per il fatto che i tifosi azzurri fossero stati "costretti" ad arrivare in ritardo alla partita, Abete ha replicato: "Penso che De Laurentiis nel momento in cui ha rilasciato quella intervista non sapesse, avrà pensato a delle disfunzioni organizzative e non a certi eventi. Ma da parte della federazione e di tutti i dirigenti non c’é volontà di acquiescenza, perché poi il mondo del calcio ed i presidenti sono sempre i primi a rimetterci. Ne esce una immagine negativa del calcio italiano".