Cameron punta allo sbarco
02 Marzo 2011
Nella gara tra i leader occidentali per prendere posizioni guida nello scontro con il declinante regime del Colonello Gheddafi e per guadagnare crediti con i nuovi poteri che avanzano, David Cameron ha sicuramente surclassato tutti i suoi competitori.
Il primo ministro inglese, infatti, bruciando sul tempo le altre cancellerie europee e le organizzazioni internazionali, ha dichiarato di essere pronto a mandare i Typhoon della Raf a presidiare i cieli della Libia e ad inviare armi ai ribelli impegnati nel confronto militare con le forze leali al Rais.
Si tratta di una mossa coraggiosa ai limiti dell’azzardo, destinata a ridefinire il profilo della sua leadership e i fondamentali della politica estera inglese per il futuro a venire. Se si considera che Cameron è stato anche il primo leader occidentale a fare visita alle nuove autorità insediate al Cairo dopo l’estromissione di Mubarak, si capisce come il primo ministro inglese sia impegnato una vasta operazione diplomatica destinata a conquistare la prima fila quando il fumo delle rivoluzioni si disperderà e verrà il momento di trattare i nuovi equilibri politici ed economici nella regione.
Mentre Sarkozy è impegnato nel cambio della guardia al Quai d’Orsay tra Michèle Alliot-Marie (la cui famiglia era risultata compromessa con l’ex leader tunisino Ben Alì) e il nuovo ministro degli Esteri, Alain Juppe; Angela Merkel tiene una posizione defilata e Berlusconi sembra ancora restio a voltare bruscamente le spalle all’ “amico” Gheddafi; Cameron è riuscito facilmente a prendere il centro della scena, battendo sul tempo persino Obama.
Anticipando tutti, lunedì ha chiesto al suo capo di Stato Maggiore, Generale Sir David Richard di predisporre i piani per una no-fly-zone destinata a tenere a terra o distruggere i aerei dell’aviazione libica. Secondo le prime indiscrezioni il ministero della Difesa sarebbe in grado di dispiegare 59 Eurofighter Typhoons di stanza nelle basi scozzesi di Coningsby e di Leuchars. Le operazioni sarebbero destinate a partire dalla base RAF di Akrotiri a Cipro dove già sono stazionati gli aerei radar AWACS e 3000 soldati inglesi. Il loro utilizzo non sarà immediato, come si è affrettato a precisare ieri un portavoce di Downing Street, ma la macchina è pronta a partire appena se ne presenti la necessità
Sempre lunedì, parlando alla Camera di Comuni, Cameron non ha escluso la possibilità di armare i ribelli, sfruttando una scappatoia nell’embargo appena approvato contro la Libia, lì dove si prevede la fornitura di armi per “scopi umanitari”.
Cameron ha evidentemente intenzione di far dimenticare rapidamente gli strettissimi legami tra l’Inghilterra di Tony Blair – definito “un grande amico di famiglia” dal clan Gheddafi – e la Libia. Legami che tra molte polemiche sono andati avanti anche dopo le dimissioni di Blair nel 2007 sottoforma di rapporti di consulenza e di business. E soprattutto il vergognoso episodio, avallato da Gordon Brown, della liberazione dalle carceri scozzesi dell’ autore della strage di Lockerbie, Abdelbaset Ali al-Megrahi. Si disse allora, era l’agosto 2009, che la liberazione era dovuta a motivi compassionevoli legati al fatto che i medici pronosticavano al terrorista non più di tre mesi di vita. Ma al Megrahi, dopo essere stato accolto come un eroe da Gheddafi il giorno del suo ritorno in patria, è ancora a Tripoli vivo e vegeto. Tutta l’operazione lasciò il pesante sospetto di uno scambio tra il rilascio del prigioniero e la possibilità per il gigante petrolifero Bp e altre imprese legate alle commesse della difesa di stringere nuovi accordi economici con la Libia.
Cameron vuole dunque ripartire da zero, anche a costo di creare dissapori dentro la sua stessa coalizione dove i Liberal-democratici di Nick Glegg non vedono di buon occhio la retorica bellicista del primo ministro. I giornali meno simpatizzanti si divertono a ricordare le posizioni passate di Cameron dal sapore molto diverso. Nel 2006, parlando degli impegni militari inglesi in Iraq e Afghanistan, disse: “Negli ultimi cinque anni abbiamo sofferto la mancanza di due qualità che dovrebbero sempre ispirare la politica estera: l’umiltà e la pazienza”.
Oggi Cameron preferisce ambizione e fretta, ma la posta in gioco è alta al punto di giustificare una così netta inversione di rotta. C’è di mezzo il controllo strategico del Mediterraneo, una grande partita energetica in cerca di nuovi sponsor, ricchi sbocchi economici per imprese industriali a corto di mercati esteri. E mentre la competizione europea mostra avversari distratti o in difficoltà, Cameron ha deciso di agire. Se non ora quando?
(Tratto da Il Tempo)
