Campagna elettorale: Il Mattino manipola un editoriale per colpire il Cav.
27 Maggio 2011
Le campagne elettorali sono sempre brutte. Tutte. Per i toni urlati, amplificati, ingigantiti nei comizi o nei talk tv, per la scia di polemiche dosate nel ventilatore dei veleni quotidiani, per l’enfasi delle promesse politiche che poi dovrebbero diventare realtà. La campagna elettorale che oggi si conclude coi riflettori puntati su Milano e Napoli non è da meno né è poi così diversa dalle altre: se ne sono viste di tutti i colori nei rimpalli di accuse tra Moratti e Pisapia e tra De Magistris e Lettieri. Per non parlare dei big nazionali. Non c’è dunque da stupirsi più di tanto sui metodi e le tecniche per accaparrarsi un voto in più dell’avversario politico, per quanto questo schema ormai consolidato rischia di provocare l’effetto contrario e cioè allontanare sempre di più i cittadini dalla politica e quindi dalle urne. Ma che un quotidiano arrivasse a modificare pesantemente un editoriale senza concordarlo con l’autore, per infilarci passaggi ad hoc contro il governo e chi lo presiede, per renderlo insomma più antiberlusconiano che si può, questo francamente non lo avevamo ancora visto. E tutto ciò a due giorni dai ballottaggi. E quello che è accaduto al Mattino, glorioso quotidiano di Napoli.
Vittima inconsapevole della ‘iniezione’ antiberlusconiana è il professor Giovanni Orsina, docente di Storia comparata dei Sistemi politici europei e di Storia del giornalismo e dei media elettronici presso la Facoltà di Scienze politiche della Luiss “Guido Carli” di Roma, editorialista del quotidiano dal 2005. Proprio lui in una lettera indirizzata al direttore Virman Cusenza (e per conoscenza all’Ordine dei Giornalisti della Campania) denuncia la grave scorrettezza. In pratica nell’articolo sono state inserite trentuno righe senza che l’autore ne sapesse nulla.
Trentuno righe che lui non ha mai scritto e che non solo hanno snaturato il senso del pezzo ma ne hanno prodotto uno totalmente diverso. L’analisi del professor Orsina proponeva una riflessione sulle ragioni di un Meridione che ancora oggi fatica a decollare. Perché? Sostanzialmente per due ragioni: da un lato il profilo a trazione settentrionale del governo Berlusconi sul quale lo studioso si è soffermato evidenziandone gli aspetti dal punto di vista storico, economico e antropologico; dall’altro il fatto che il Mezzogiorno a sua volta non è stato in grado di esprimere “opzioni politiche alternative che non si siano limitate alla protesta”. Ciò che è mancata è stata una risposta “sudista” alla via “nordista”, un modello alternativo capace di imporsi nell’agenda politica nazionale.
Le trentuno righe aggiunte all’editoriale danno la priorità ad un’altra motivazione: lo “strabismo con cui il governo ha affrontato la questione meridionale”. E l’aggiunta prosegue così: “Si parla tanto di trasferimenti di ministeri da Roma al Nord, ma forse bisognerebbe trasferire più personale (ministeriale e non) per effettuare a tappeto i controlli fiscali in quel Settentrione in cui si registra un dato record di evasione. Come quel 22,4% in Veneto che equivale a oltre 20 miliardi di euro, più della metà di quella Finanziaria che la Corte dei Conti ritiene indispensabile per risanare i conti del Paese. Finora, tranne che con gli annunci, il governo non ha mai chiarito che cosa intenda fare per fermare la rapacità della Lega – che vuole dare tutto a un Nord che ha già molto – e per compensare il Sud privo di mezzi. Purtroppo siamo ancora al settimo annuncio di un supposto piano da 100 miliardi per il Mezzogiorno che finora non è mai diventato operativo”.
Trentuno righe che cambiano e di molto il contenuto dell’editoriale. Tanto che nel titolo “Il Nord evade e il Sud resta senza risposte” viene ripreso proprio il passaggio aggiunto arbitrariamente, anziché la parte autentica della riflessione. Nella lettera al direttore del quotidiano, Orsina non usa giri di parole, contestando il metodo usato e il merito della nuova versione. “Con con grandissima amarezza stamattina, aprendo il Tuo giornale – scrive a Cusenza -, ho dovuto constatare che al mio articolo – articolo di fondo, su un tema di grande rilievo politico, a due giorni dal ballottaggio napoletano – sono state aggiunte trentuno righe, l’intero secondo paragrafo, che io non ho mai scritto, né che sono mai state concordate con me. Sono parole non blande né neutrali: vi si parla di un governo incoerente e indolente nell’affrontare la questione meridionale, colpevolmente tollerante di fronte all’evasione fiscale nel nord Italia, incapace di frenare la “rapacità” della Lega. Tanto poco blande o neutrali sono, queste parole, che la prima parte del titolo del pezzo è su di esse: “Il Nord evade e il Sud resta senza risposte”.
Orsina spiega poi di aver parlato col vicedirettore de Il Mattino col quale “avevamo concordato un commento sullo “sbilanciamento” nordista del ministero Berlusconi. E io questo ho scritto. L’ho scritto come so scriverlo io, che di mestiere faccio lo storico della politica e non l’analista delle politiche pubbliche. Ma, del resto, è dal novembre del 2005 che scrivo per ‘Il Mattino’, e professore di storia non lo sono diventato nel frattempo. Ho mandato l’articolo ieri nel tardo pomeriggio, intorno alle 19,45, quindi molto prima dell’orario in cui si chiudono i giornali. E nel testo dell’email che lo accompagnava era scritto, come del resto scrivo sempre: “Ecco il pezzo. Fatemi sapere se devo rimetterci le mani”. Sono stato tutta la sera a casa, a disposizione per concordare eventuali modifiche. Ma sia il telefono fisso sia il cellulare hanno taciuto. Non ritengo di esagerare nel definire inqualificabile, dal punto di vista sia etico sia professionale, il modo in cui si è comportato con me il Tuo giornale. Né credo di dover aggiungere che la mia collaborazione con ‘Il Mattino’ finisce qui”.
Un fatto che stupisce, sia per ragioni deontologiche sia per il tentativo di strumentalizzare un’analisi e piegarla a fini evidentemente di parte. E’ come se ad una campagna elettorale già di per sé avvelenata, si fosse voluto somministrare un’altra dose di veleno manipolando un’opinione e trasformandola in una “sentenza” politica contro Berlusconi.
E chi lo fa? Non un politico impegnato a convincere gli elettori che è meglio votare per lui anzichè per l’avversari, ma un quotidiano che al di là delle posizioni personali di chi ci lavora o della linea editoriale che lo contraddistingue, dovrebbe anteporre la correttezza alla strumentalizzazione politica. Soprattutto quando ospita sulle proprie colonne le opinioni degli altri.
