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Campania da codice rosso, il governo ne tenga conto nella Spending review

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Tra le migliaia di manifestanti, spunta fuori anche un carro funebre. Dentro c’è un lavoratore in camice bianco, attorniato da finti parenti che piangono la sua scomparsa. E’ il simbolo e la rappresentazione di un lavoro che sembra non esserci più. “Causa riforma Fornero tragicamente si è spenta la cara esistenza del lavoratore”, si legge su uno dei tanti manifesti che tappezzano l’auto bianca che apre il corteo.

Sotto gli occhi dei segretari nazionali delle sigle sindacali, hanno sfilato in tanti ieri pomeriggio a Napoli. Da Piazza Garibaldi fino a Piazza Matteotti. Tutti presenti: Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ma anche tanti cittadini comuni, che, il lavoro proprio non riescono a trovarlo, e che non hanno mancato di farlo notare a Bonanni e Angeletti, al grido di “buffoni”. Unica assente Susanna Camusso rappresentata da Vincenzo Scudiere.

Un vero e proprio “codice rosso”, quello della Campania, secondo i sindacati, dovuto a storiche difficoltà strutturali e alle tensioni sociali crescenti. Un codice rosso sul quale si è trovato d’accordo anche il governatore Stefano Caldoro, che ha commentato la lunga giornata napoletana definendola “particolarmente significativa perché il sindacato, con i suoi più autorevoli rappresentanti, contribuisce ad accendere un riflettore sulla Campania e più in generale sul Sud”.

Un Caldoro tuttavia spaventato, e non poco, dall’ombra della Spending review, che il governo Monti si appresta a varare in questi giorni. Ieri, mentre si consumava in strada il lungo corteo sindacale, e in attesa del vertice di oggi tra governo ed enti locali, il governatore campano ha mostrato tutte le sue inquietudini: “E’ difficile capire come si possa ancora incidere su welfare e in particolare sulla sanità e il trasporto pubblico locale”, il commento del numero uno di Palazzo Santa Lucia . “Le nostre preoccupazioni sono nell'interesse dei cittadini: se togli la sanità, i trasporti, la mobilità e togli il welfare, colpisci i cittadini.”

“Le Regioni - ha proseguito poi il governatore campano - non si sono mai sottratte, anzi nelle varie manovre sono quelle che hanno pagato in termini quantitativi e percentuali il prezzo più alto. Si può intervenire dove è possibile, ma toccare il welfare e in particolare la sanità è veramente molto difficile.”

Del resto, la “sforbiciata” promessa dal governo Monti con la Spending review minaccia di incidere in modo significativo su di una Regione che con l’austerity sta già facendo i conti da tempo. Nel vertice andato in scena oggi a Palazzo Chigi tra governo ed enti locali, il premier Monti ha comunque ribadito che i tagli non saranno lineari, ma che si guarderà alle più alte priorità. Insomma, non si taglierà tanto per farlo, ma scegliendo bene le aree d’intervento. Il che non è comunque di conforto per una Regione che non sembra in grado di sopportare ancora altre “strette”.

Dalla voragine di cassa lasciata in eredità da Bassolino, all’emergenza rifiuti, passando per le difficoltà nel settore sanitario e assistenziale, i problemi sono tanti e  la luce in fondo al tunnel sembra ancora lontana. Poche settimane fa è stato scongiurato il blocco totale dei pagamenti, dovuto alla questione dell’inceneritore di Acerra. Ma la situazione resta complessa e difficile da affrontare.

Ecco perché, nonostante le rassicurazioni arrivate dal governo nazionale, a Palazzo Santa Lucia sembra impossibile dormire sonni tranquilli. La Spending review, sebbene oculata, incombe e potrebbe costringere a tirare ancora di più la cinghia. “Qui è più dura che in altre parti del Paese”, ha sentenziato stamattina Caldoro. Qui - ha poi aggiunto - ci sono anche le maggiori potenzialità, ma servono interventi straordinari”.

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3 COMMENTS

  1. Suggerimenti
    I licenziamenti nel pubblico impiego devono essere selettivi, usando il merito come criterio di selezione: in altri termini, a casa gli scaldaseggiole. Quanto alle privatizzazioni, le imprese a capitale pubblico vanno vendute, ma a chi saprà gestirle in modo economicamente valido, non ai raccomandati dai partiti o dai sindacati. E, come politica generale per lo sviluppo, detassare gli utili investiti nella ricerca: per essere competitivi bisogna produrre ciò che sappiamo fare solo noi, non quello che ormai sanno fare anche nel terzo mondo, e con molto minore spesa.

  2. codice rosso
    Sono decenni che paghiamo tutti i codici rossi del sud, a cominciare dalle “emergenze” rifiuti, agli sprechi delle sanità, alle pensioni dei falsi invalidi, agli stipendi dei lavori fasulli dei socialmente utili.
    Ci siamo dissanguati abbastanza.

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