Cannes. Delusione per Bellocchio. La Palma d’oro va a Haneke

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Cannes. Delusione per Bellocchio. La Palma d’oro va a Haneke

24 Maggio 2009

"E’ un film filosofico, un lungometraggio che dice cose importanti senza la volontà di trasmettere messaggi, ma solo per porre dei problemi". A parlare così del film "Il nastro bianco" di Michael Haneke, pellicola che ha vinto la Palma d’oro è la presidente della giuria del Festival di Cannes, Isabelle Huppert.

La parola che è risuonata di più nella conferenza stampa della giuria di questa 62/a edizione del Festival è stata "democraticità", mentre il film che la stessa giuria ha dovuto più difendere è stato "Kinatay" di Brillante Mendoza (Prix miglior regia). Questo in sintesi l’incontro con i giurati che si è svolto subito dopo l’assegnazione dei premi.

I criteri delle scelta dei premiati? "Non ci sono stati certo dei criteri etici – dice l’attrice -, ma casomai quelli della sorpresa, il fascino che si ha quando si incontra un’opera d’arte". Di giuria democratica invece comincia a parlare proprio la nostra giurata Asia Argento: "Si è applicato un sistema democratico in cui tutti abbiamo avuto il tempo di esprimerci e confrontarci". E ancora il regista e sceneggiatore americano James Gray: "C’è stato per tutto il tempo un indirizzo democratico, una discussione molto libera in cui si è cercata su tutto l’eccellenza, qualcosa che ci aveva davvero toccato".

Si solleva un piccolo polverone solo quando arriva la domanda sul perché si sia dato un premio così importante al regista filippino Mendoza nel cui film si assiste a un realistico squartamento di una prostituta, pezzo per pezzo, fatto con un macete. Tra i difensori del film il regista e attore turco Nuri Bilge Ceylan che ha detto convinto: "E’ piaciuto a tutta la giuria. È il film più potente e originale anche per lo stile che abbiamo visto".

Sulla ragione del perché, su 20 film in concorso, ben 9 siano stati premiati, spiega la Huppert: "Per regolamento non potevamo dare 2 premi allo stesso film e così abbiamo dovuto dare lo stesso premio a due lavori diversi". "Avete visto il Palmares e la nostra decisione. Non ho altro da dire. Di ‘Vincere’ di Marco Bellocchio in giuria ne abbiamo parlato una volta e anche bene. Tutto qui". Così, infine, Asia Argento ha liquidato l’assenza di riconoscimenti all’unico film italiano in corsa. Però poi, a margine della conferenza stampa, a chi le chiedeva se ci sia un film non entrato nel Palmares di cui sia dispiaciuta, dice: "No. Parliamo solo dei film premiati e parliamone in positivo".

Durante la serata, condotta dall’attore Eduard Bauer che aveva presentato anche la cerimonia di apertura. Tutti in piedi in sala ad applaudire a lungo il maestro Alain Resnais, 87 anni a giugno e mai una Palma d’oro, cui è stato assegnato un premio speciale del 62° festival per il suo film corale "Les Herbes Folles", ma anche per l’intera carriera costellata di film come "Hiroshima mon amour" (vincitore di un Grand Prix nel 1980) e "Mon oncle d’Amerique". Ad applaudire un grande vecchio del cinema francese tutto il Grand Theatre Lumiere e il suo cast tra cui c’era la compagna Sabine Azema.

Il premio per il miglior attore è andato all’austriaco Christoph Waltz, scelto da Tarantino per "il geniale linguismo" che esigeva il ruolo di un implacabile cacciatore di ebrei poliglotta in "Inglourious basterds". La figlia di Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, è la vincitrice del premio per la migliore interpretazione femminile per "Antichrist" di Lars Von Trier, ha voluto dividere il premio con il regista assente stasera e con il coprotagonista Willem Dafoe, ringraziando la famiglia "fonte d’ispirazione. E infine anche mio padre", il poeta e cantante Serge Gainsbourg scomparso nel 91. A consegnarle il premio i nostri Paolo Sorrentino e Stefano Accorsi.

Italiana anche la consegna del premio giuria, affidato a Laura Morante, che si sono divisi "Fish Tank" di Andrea Arnold e "Thirst" di Park Chan Wook. Gli applausi più convinti sono andati a Jacques Audiard, vincitore del Grand Prix con "Un Profeta", film che aveva entusiasmato tutta la stampa al festival.

Un’ispirata Isabelle Adjani ha consegnato la Camera d’or per la migliore opera prima ("Samson and Dalilah" di Warwick Thornton), Willam Dafoe il Grand Prix, mentre Terry Gilliam ha fatto un numero comico per consegnare al filippino Mendoza il premio della regia.