Cannes, vince “La Via d’Adele”. Si premia la primavera araba o è un favore a Hollande?

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Cannes, vince “La Via d’Adele”. Si premia la primavera araba o è un favore a Hollande?

27 Maggio 2013

Che i media tunisini, esponenti della politica e della intellighenzia del Paese nordafricano, festeggino la Palma d’Oro conquistata dal regista franco-tunisino Adbellatif Kechiche alla 66° edizione del Festival del cinema di Cannes, è una buona notizia. "La Via d’Adéle", il film di Kechiche, è una storia d’amore lesbo con una quindicenne che scopre la sua sessualità, un tema assai delicato visto che al potere in Tunisia ci sono partiti islamici moderati che frenano la deriva salafita. Speriamo che adesso Amina Tyler, la giovane Femen che ha sfidato i musulmani davanti alla moschea nei giorni scorsi, possa stare più tranquilla (a breve verrà a studiare in Francia). Kechiche è un sessantanne che durante la sua carriera è stato regista, sceneggiatore, attore, firmando il film del suo debutto e altri lavori con lo pseudonimo di "Rifugiato politico". Se si è voluto premiare la dissidenza nel mondo arabo, la giuria guidata da Steven Spielberg ha fatto la scelta giusta. Kechiche ha dedicato la sua vittoria alle Primavere Arabe e alla voglia mostrata dai tunisini di ”vivere, esprimersi ed amare”, come del resto titolano oggi molti grandi giornali e siti web della Tunisia. Ma il sospetto è che la Palma d’Oro abbia un altro significato, nasconda un altro messaggio, che non appartiene tanto alla liberazione del mondo arabo dalla cappa di intolleranza islamista ma si rivolga invece all’Occidente, all’Europa, alla Francia, che ieri a Parigi ha visto sfilare un milione di persone a Les Invalides nella manifestazione contro la legge promulgata dal Presidente Hollande su nozze e adozioni gay. Ecco allora che la Palma d’Oro, da promessa di libertà diventa estetica del politicamente corretto, uno sgambetto alla Manif pour Tous. Ma una cosa sono le Femen a seno nudo che si puntano la pistola in bocca nella Chiesa di Notre Dame, ben altra donne come Amina, che sfidano avversari molto ma molto più pericolosi delle famiglie con passeggino che ieri hanno sfilato a Parigi. Molto più pericolosi della "Generazione Identitaria" che ha occupato la sede del partito socialista nella capitale francese. Premiando "La Via d’Adele", insomma, la gilda del cinema legittima e sposa la norma introdotta da Hollande. Cannes cinghia di trasmissione dell’Eliseo? Preferiamo pensare il contrario. Invitando Kechiche e Amina Tyler a non mollare anzi a sfruttare la visibilità e l’impatto mediatico che l’industria culturale occidentale può garantire alle loro battaglie nell’Islam.