L'omicidio di Roma

Carabiniere ucciso, siamo orgogliosamente dalla parte dell’Arma e dello Stato di diritto

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Non appena diffusasi la notizia della morte del Brigadiere Mario Cerciello Rega, due leader di partiti del centrodestra, uno dei quali Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio, parliamo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si sono immediatamente scatenati in roboanti affermazioni nei confronti dei presunti assassini di origine nordafricana, qualificandoli non certo in modo gentile (“animali”, “bestie”, “stronzi”…) e con il corollario di “marcire in galera” ed un po’ di lavori forzati.

Davanti alla scoperta che i presunti sarebbero invece due americani bianchi e ricchi (uno dei due addirittura italo-americano) i toni si sono attenuati, ma nella ritirata strategica la Meloni comunque parla di “bastardo drogato usa”.
Ne abbiamo più che a sufficienza, con il sovrappiù di una disgraziata foto scattata e diffusa da qualche sprovveduto carabiniere, per alimentare negli Stati Uniti una facile campagna di stampa al fine di dipingere l’Italia come un paese incivile dove i diritti degli indagati non sarebbero affatto garantiti se vengono prima ancora dell’ accertamento dei fatti linciati a parole da segretari di partito ed autorevoli membri del Governo.
Dalla parte del Pd e di alcuni giornaloni è partito, viceversa, il goffo tentativo di mettere sullo stesso piano (almeno dal punto di vista mediatico) l’uccisione del Carabiniere e la foto di uno dei ragazzi bendato, con gli immancabili interventi di Ilaria Cucchi e Patrizia Aldrovandi, episodio sul quale si era già espresso con severità il Comandante Generale dell’ Arma.

Stretti tra questi opposti estremismi ci associamo commossi al lutto della moglie e dei famigliari di Maria Cerciello Rega, con il dovere però di sottolineare che la solidarietà con le forze dell’ordine non può manifestarsi soltanto quando poliziotti e carabinieri perdono la vita in servizio.
Bisogna chiedersi infatti che cosa sarebbe successo se nella colluttazione con i carabinieri fosse deceduto, magari per infarto, uno dei due giovani americani: sicuramente gran parte dei firmatari di ipocriti messaggi di cordoglio per la morte del Brigadiere, si sarebbero immediatamente associati ad un acritico linciaggio dei carabinieri, messo in onda a reti unificate con il solito contorno di film, sceneggiate e comparsate di attori e cantanti vari.
Carabinieri e poliziotti che si sono trovati in quella scomoda posizione hanno subito anni ed anni di processi e, malgrado la assoluzione con sentenza passata in giudicato (vedi casi Uva e Magherini) sono ancora criminalizzati. Per non parlare del caso Cucchi, dove siamo soltanto all’inizio del processo di primo grado. Eppure, troppi in politica e nei media hanno già deciso che gli imputati sono degli assassini.

Per fortuna la gente sta dalla parte delle Forze dell’Ordine e dei Carabinieri e non può accettare l’aberrante principio che un carabiniere, quando interviene in un caso come quello di Roma, o ci rimette la vita o rovina la sua e quella della sua famiglia, diventando vittima di un accanimento ideologico e giudiziario che lo perseguita per tutta la vita.

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