Carabiniere ucciso, siamo orgogliosamente dalla parte dell’Arma e dello Stato di diritto

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Carabiniere ucciso, siamo orgogliosamente dalla parte dell’Arma e dello Stato di diritto

Carabiniere ucciso, siamo orgogliosamente dalla parte dell’Arma e dello Stato di diritto

29 Luglio 2019

Non appena diffusasi la notizia della morte del Brigadiere Mario Cerciello Rega, due leader di partiti del centrodestra, uno dei quali Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio, parliamo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si sono immediatamente scatenati in roboanti affermazioni nei confronti dei presunti assassini di origine nordafricana, qualificandoli non certo in modo gentile (“animali”, “bestie”, “stronzi”…) e con il corollario di “marcire in galera” ed un po’ di lavori forzati.

Davanti alla scoperta che i presunti sarebbero invece due americani bianchi e ricchi (uno dei due addirittura italo-americano) i toni si sono attenuati, ma nella ritirata strategica la Meloni comunque parla di “bastardo drogato usa”.
Ne abbiamo più che a sufficienza, con il sovrappiù di una disgraziata foto scattata e diffusa da qualche sprovveduto carabiniere, per alimentare negli Stati Uniti una facile campagna di stampa al fine di dipingere l’Italia come un paese incivile dove i diritti degli indagati non sarebbero affatto garantiti se vengono prima ancora dell’ accertamento dei fatti linciati a parole da segretari di partito ed autorevoli membri del Governo.
Dalla parte del Pd e di alcuni giornaloni è partito, viceversa, il goffo tentativo di mettere sullo stesso piano (almeno dal punto di vista mediatico) l’uccisione del Carabiniere e la foto di uno dei ragazzi bendato, con gli immancabili interventi di Ilaria Cucchi e Patrizia Aldrovandi, episodio sul quale si era già espresso con severità il Comandante Generale dell’ Arma.

Stretti tra questi opposti estremismi ci associamo commossi al lutto della moglie e dei famigliari di Maria Cerciello Rega, con il dovere però di sottolineare che la solidarietà con le forze dell’ordine non può manifestarsi soltanto quando poliziotti e carabinieri perdono la vita in servizio.
Bisogna chiedersi infatti che cosa sarebbe successo se nella colluttazione con i carabinieri fosse deceduto, magari per infarto, uno dei due giovani americani: sicuramente gran parte dei firmatari di ipocriti messaggi di cordoglio per la morte del Brigadiere, si sarebbero immediatamente associati ad un acritico linciaggio dei carabinieri, messo in onda a reti unificate con il solito contorno di film, sceneggiate e comparsate di attori e cantanti vari.
Carabinieri e poliziotti che si sono trovati in quella scomoda posizione hanno subito anni ed anni di processi e, malgrado la assoluzione con sentenza passata in giudicato (vedi casi Uva e Magherini) sono ancora criminalizzati. Per non parlare del caso Cucchi, dove siamo soltanto all’inizio del processo di primo grado. Eppure, troppi in politica e nei media hanno già deciso che gli imputati sono degli assassini.

Per fortuna la gente sta dalla parte delle Forze dell’Ordine e dei Carabinieri e non può accettare l’aberrante principio che un carabiniere, quando interviene in un caso come quello di Roma, o ci rimette la vita o rovina la sua e quella della sua famiglia, diventando vittima di un accanimento ideologico e giudiziario che lo perseguita per tutta la vita.