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Card. Martino: niente finanziamenti cattolici ad Amnesty International

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In una intervista rilasciata al periodico statunitense National Catholic Register, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha chiesto alla Chiesa e ai cattolici di sospendere i contributi ad Amnesty International, dopo che la nota organizzazione internazionale si è schierata a favore dell’aborto.

Lo scorso 25 marzo, nel corso della loro Conferenza nazionale annuale, a Edimburgo, i circa 400 membri britannici di Amnesty International hanno espresso con un voto la decisione di impegnarsi per la depenalizzazione dell'aborto, l'accesso a servizi per programmi di controllo demografico, legalizzazione, gratuità e accessibilità dell'interruzione volontaria di gravidanza.

Secondo il porporato, “conseguenza inevitabile di tale decisione, sarà la sospensione di ogni finanziamento ad Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici”.

“Grazie a Dio – ha spiegato il Presidente del Pontificio Consiglio – non esiste un diritto di aborto internazionalmente riconosciuto, come si deduce anche dalla Conferenza del Cairo delle Nazioni Unite sulla popolazione, che ha escluso l'aborto come mezzo lecito di controllo delle nascite”.

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3 COMMENTS

  1. Benissimo! Allora niente
    Benissimo! Allora niente otto per mille alla Chiesa cattolica perchè è antiabortista. Se il Vaticano cerca lo scontro noi laici non ci tiriamo certo indietro! E’ora di finirla con questa Chiesa arrogante, che vuole dominare ogni campo della vita e che ordina ai cattolici (pena la scomunica ovviamente) di non fare più versamenti ad Amnesty International!

  2. E’ un invito sacrosanto,
    E’ un invito sacrosanto, anche se, a mio modo di vedere, assai tardivo, non era infatti assolutamente necessario che Amnesty International dichiarasse, pubblicamente, il proprio orientamento sul tema dell’aborto, per rendersi conto che ci troviamo di fronte a una realtà che agisce ideologicamente, e che non è stata immune, in passato, dal fatto di essere accusata di agire al soldo del nemico sovietico, dato che si impegnava in battaglie a senso unico, denunciando i paesi occidentali, o comunque amici dell’occidente e tacendo colpevolmente su quanto accadeva oltre cortina.
    Stesso discorso va fatto per Emergency del filotalebano Gino Strada.

  3. Inviterei l’utente Charette
    Inviterei l’utente Charette a leggere i rapporti – tra quelli tradotti in italiano – tutt’altro che filosovietici sulle violazioni dei diritti umani nell’allora blocco comunista: “Prigionieri di coscienza nell’Unione Sovietica” (1975), “Unione Sovietica” (1978), “Unione Sovietica. Detenzione per motivi d’opinione” (1980), “Romania” (1980), “Jugoslavia” (1982), “Repubblica Democratica Tedesca” (1981), “Bulgaria. La minoranza turca” (1986). Sfortunatamente, l’ignoranza delle cose genera troppo spesso pessima informazione e ottima disinformazione, oltre a giudizi gratuiti e affrettati.

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