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Caro Cav., gli italiani hanno bisogno di azioni concrete

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Prima pagina di Repubblica di oggi. Titolo d’apertura: “Scontro Veltroni-Berlusconi”. Al di là dell’inevitabile approssimazione giornalistica per riassumere una situazione in un titolo, è la fotografia della giornata politica di ieri.

In realtà tutta roba di una noia mortale, tutta roba che interessa soltanto un ceto politico esausto, che guarda se stesso nello specchio pensando di vedere il mondo.

La prova inconfutabile, sempre usando il grande giornale tanto amato a sinistra come filo conduttore, ce la dà la pagina 21, dove campeggia un titolo inquietante: “Meno agenti sulle strade d’Italia”, con una tabellina che riporta dati a dir poco impressionanti. Eccoli. Nel 1960 la Polizia Stradale aveva 8.321 agenti in servizio, che facevano 545.000 pattugliamenti l’anno. Le automobili in circolazione in quell’anno erano poco meno di due milioni. Vent’anni dopo la situazione muta radicalmente. Nel 1980 gli agenti crescono di pochissimo, arrivando a 9.273. Fanno però meno pattugliamenti, 433.000 circa. Ma soprattutto si trovano a lavorare in un contesto radicalmente mutato, con quasi 18 milioni di auto in circolazione.

Vediamo la situazione attuale. Gli agenti sono 12.500 (la pianta organica ne prevederebbe 1000 in più sin dal 1989, ma come si sa questo è il Paese dei decreti che restano lettera morta) e nel 2006 hanno fatto 513.016 pattugliamenti.  Nel frattempo però le automobili circolanti sono diventate 33 milioni e mezzo, producendo una mutazione di scenario che definire radicale è riduttivo.

È allora del tutto evidente che questi numeri altro non sono se non una bocciatura solenne di due o tre generazioni di classe dirigente (verrebbe voglia di chiamarla in modo ben diverso, in verità), che hanno preso posto nella stanza dei bottoni occupandosi di tutto meno che di quello per cui sono stati eletti o nominati. E sia chiaro che il problema non riguarda solo i politici, ma anche i vertici delle pubbliche amministrazioni, che con la scusa della subordinazione al potere politico hanno sempre fatto meno, molto meno, di quanto avrebbero potuto e dovuto.

Questi numeri sono la Caporetto della legalità, perché attestano a livello di dati del sistema quello che ogni automobilista sa benissimo, cioè che la probabilità di essere controllati da una pattuglia è sulle nostre strade pari a zero.

Al tempo stesso però noi vediamo crescere a dismisura i controlli elettronici, dove uno sforamento di 20 o 30 chilometri all’ora nella velocità in autostrada si traduce subito in una multa. Come se andare con una Bmw o una Mercedes a 160 all’ora sia la vera emergenza sicurezza delle nostre strade.

Però le multe automatiche sono facili da dare, facili da riscuotere (forse) e sicuramente comode. Ma sono anche poco utili per controllare davvero cosa succede dentro l’abitacolo di quei 33 milioni e rotti di automobili.

Invece di litigare su improbabili riforme istituzionali, perché Veltroni e Berlusconi non si occupano di cose più concrete? Non crede, il secondo dei due, che si dice tanto certo di tornare presto al governo, che serva mettere mano ad un piano d’azione concreto da proporre agli italiani? Per ora vediamo solo un fiume di parole.

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