Caro De Gregori arrivi tardi, la sinistra in cui credevi è finita

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Caro De Gregori arrivi tardi, la sinistra in cui credevi è finita

31 Luglio 2013

Francesco De Gregori arriva tardi. Nella "clamorosa" intervista rilasciata ad Corriere della Sera, dopo anni di lontananza dalla politica, il cantautore non aggiunge niente di nuovo a chi ha mollato da tempo una sinistra senza identità. Unita dall’antiberlusconismo e divisa su tutto il resto. Prima di lui, sono stati molti altri ad accorgersi che il comitatismo No Tav era antimoderno, che il politicamente corretto sulla "Costituzione più bella del mondo" era una farsa come la Firenza di Benigni, che lo slow food è come la Notte della Taranta – fantasmi del marketing territoriale. De Gregori arriva tardi sui i sindacati che vivono fuori dal mondo. Arriva tardi sul tentativo, vecchio come il cucco, di eliminare Berlusconi dalla scena politica inseguendo la via giudiziaria ("ho seguito con crescente fastidio e disinteresse l’accanimento sulla sua vita privata. Forse potevamo farci qualche domanda in meno su Noemi e qualcuna di più sull’Ilva di Taranto?"). "Tutto questo non è facile da capire, almeno per me". Dov’era quando gli amici di sinistra dieci anni fa sostenevano che l’attacco alle Torri l’America se lo era meritato sognando i subcomandanti e i caudilli che poi ci siamo ritrovati in casa anzi in parlamento? In realtà ci sono percorsi, erranti ed eretici, di altri musicisti italiani che hanno chiuso il cerchio con la sinistra molto prima di De Gregori. Si pensi a Giovanni Lindo Ferretti, punk e radicale, che oggi vive in adorazione della Madonna e della bandiera di Israele. Come pure quando De Gregori dice che Papa Francesco è "la più bella notizia degli ultimi anni" non sente anche lui di cadere nel nuovo politicamente corretto del Papa Woodstock?. Comunque sia, meglio arrivare tardi che restare fermi al palo. Prima che la sinistra se la divori Grillo.