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Paolo e Diego

Caro Diego, per il Pdl è arrivato il momento delle riforme

Caro Diego,

noi Italiani ne sappiamo a pacchi!

Per quanto riguarda la nostra regione Marche è chiaro che non posso essere soddisfatto. Nessuno mi toglie dalla testa che con un progetto serio sarebbero potute passare al PDL. Pazienza!

Per come si era messa a livello nazionale, però, c’è solo da stare sereni e godersi i risultati. 7-6 non era neanche tra le mie più rosee aspettative. Per di più sono felice per la provincia di L’Aquila. In contrasto con la tendenza nazionale, lì si è registrata un’affluenza in aumento di più del 10%. Ciao ciao Pezzopane!

Un toccasana per Bertolaso e per il governo che vedono sugellato il loro operato a dispetto di chi nelle settimane scorse ha tentato di smerdarli anche su questo punto. Il piatto è servito! 

Mi sento di fare un paio di considerazioni. Una che riguarda il PD e una il PDL.

Per il primo, credo sia arrivato il momento di cambiare strategia. Basta cambiare i leader. Si cambi la linea. Un’opposizione seria serve a una democrazia matura. Speravano di poter dire che l’aria cominciava a cambiare. Invece quello che non cambia è il loro puntuale fallimento ad ogni appuntamento con le urne. Separarsi nettamente da Di Pietro è la prima mossa consigliata. Seconda mossa: parlare meno di Berlusconi e dire di meno “basta parlare di Berlusconi, parliamo dei problemi della gente”. Servono idee. Non chiacchiere.

Per il PDL invece è arrivato il momento delle riforme. In 3 anni si possono fare tante cose. A questo proposito ho in mente 2 possibili scenari.

Nel primo Silvio ha mantenuto le promesse che da 15 anni continua a fare a noi Italiani. Nel 2013, osannato e adulato come non mai, si trova di fronte alla scelta se fare il Presidente della Repubblica o ritirarsi a vita privata dopo aver servito il Paese che tanto gli ha dato. Silvio lo statista.

Nel secondo scenario non è riuscito ha mantenere le promesse. Nel 2013 l’Italia è il paese di oggi. Il nostro Silvio si ritira senza possibilità di scelta a vita a privata dopo una pedata nel culo (da tutti!) e magari ne approfitteranno gli sciacalli di sempre, mascherati questa volta da grillini, vendolini, dipietristi e simili, che prometteranno la tanto agognata “buona politica”. Inutile che ti dica che questo scenario mi fa rabbrividire. Ma per fortuna, almeno per adesso, che Silvio c’è.

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3 COMMENTS

  1. Il risultato uscito dalle
    Il risultato uscito dalle urne obbliga il PDL a diventare un partito e a fare le riforme. L’articolista ha ragione, anche se sottovaluta la capacità del PD di rifarsi sotto. Comunque forza Silvio.

  2. Vedo, prevedo, stravedo…
    Ancora rido quando ripenso a certe previsioni preelettorali della Cassandra Bersani: “Il vento è cambiato… Sento soffiare un vento diverso per queste Elezioni…”. Evidentemente quegli spifferi erano più il frutto di qualche fagiolata pesante ad una cena post comizio più che un sentore avveduto di quanto sarebbe poi accaduto. Qualche giorno fa sul Corriere si parlava di “astensionismo imparziale”, ovvero di una disaffezione al voto come segno di protesta che colpisce ambedue gli schieramenti. Credo sia verosimile pensare che, a prescinder dal fatto che le Regionali non sono mai state una scelta di vita o di morte per gli Italiani (come invece le Comunali o le Politiche), il segnale dell’astensionismo sia in ogni caso da non sottovalutare. Nessuno più dei politici nostrani sa quanto male possa fare l’italiano medio deluso dalla politica politicante. Detto questo, in primo luogo è certo (se pure Di Pietro lo ha ammesso!) che Berlusconi e Bossi siano i veri vincitori di queste elezioni. L’elettorato di pancia del PdL si è spostato verso le posizioni più nette della Lega e questo non ha penalizzato la coalizione, anche se il PdL non può sentirsi indenne da questa emorragia di voti. Cosa che invece ha penalizzato il PD quando non era alleato coi dipietristi o i grillini. In secondo luogo l’eterno secondo Fini può prendersi una pausa di tre anni prima di rompere le scatole nuovamente tentando l’impresa di spodestare Berlusconi. Ma sono certo che nel frattempo lo sentiremo pontificare sull’immigrazione, la riforma della giustizia e dello Stato. Più altre cosucce a seconda delle beghe giudiziarie che colpiranno presto o tardi il Cavaliere. In terzo luogo il PD è un partito nato su immagine e somiglianza di Veltroni ed era bene che a tal guida restasse. Tutti quelli che sono venuti dopo di lui han fallito miseramente l’impresa. Mal sopporto poi quei bei discorsetti sul desiderio di avere un’opposizione forte e credibile perché la democrazia questo necessita e bla, bla, bla. A mio avviso solo chi è credibile e opera bene merita il governo dello Stato o dei singoli enti locali. Gli altri si accodano e aspettano il loro turno. Pace, terran botta semmai. La morte del PD avverà a brave quando, o diviso fra cattolici e post comunisti o unito così com’è, si alleerà nuovamente con la galassia anti-Cav dei vari partiti dello zero virgola, con Di Pietro e i riottosi grillini. Magari vinceranno qualche elezione ma è l’unico modo che potranno avere per farlo. Da soli sono destinati a perdere. Ma non vorrei fare come la Cassandra sopra citata. Portasse iella. L’auspicio per i giorni a venire, o gli anni a venire è che Berlusconi faccia quello che è da anni che dice di voler fare o la data di scadenza sarà improrogabile. Riforma dello Stato, della Giustizia e riforma tributaria. Tre cose sulle quali ora non si può più attendere. Uomo, o statista, avvisato…

  3. Vedo, prevedo, stravedo…
    Ancora rido quando ripenso a certe previsioni preelettorali della Cassandra Bersani: “Il vento è cambiato… Sento soffiare un vento diverso per queste Elezioni…”. Evidentemente quegli spifferi erano più il frutto di qualche fagiolata pesante ad una cena post comizio più che un sentore avveduto di quanto sarebbe poi accaduto. Qualche giorno fa sul Corriere si parlava di “astensionismo imparziale”, ovvero di una disaffezione al voto come segno di protesta che colpisce ambedue gli schieramenti. Credo sia verosimile pensare che, a prescinder dal fatto che le Regionali non sono mai state una scelta di vita o di morte per gli Italiani (come invece le Comunali o le Politiche), il segnale dell’astensionismo sia in ogni caso da non sottovalutare. Nessuno più dei politici nostrani sa quanto male possa fare l’italiano medio deluso dalla politica politicante. Detto questo, in primo luogo è certo (se pure Di Pietro lo ha ammesso!) che Berlusconi e Bossi siano i veri vincitori di queste elezioni. L’elettorato di pancia del PdL si è spostato verso le posizioni più nette della Lega e questo non ha penalizzato la coalizione, anche se il PdL non può sentirsi indenne da questa emorragia di voti. Cosa che invece ha penalizzato il PD quando non era alleato coi dipietristi o i grillini. In secondo luogo l’eterno secondo Fini può prendersi una pausa di tre anni prima di rompere le scatole nuovamente tentando l’impresa di spodestare Berlusconi. Ma sono certo che nel frattempo lo sentiremo pontificare sull’immigrazione, la riforma della giustizia e dello Stato. Più altre cosucce a seconda delle beghe giudiziarie che colpiranno presto o tardi il Cavaliere. In terzo luogo il PD è un partito nato su immagine e somiglianza di Veltroni ed era bene che a tal guida restasse. Tutti quelli che sono venuti dopo di lui han fallito miseramente l’impresa. Mal sopporto poi quei bei discorsetti sul desiderio di avere un’opposizione forte e credibile perché la democrazia questo necessita e bla, bla, bla. A mio avviso solo chi è credibile e opera bene merita il governo dello Stato o dei singoli enti locali. Gli altri si accodano e aspettano il loro turno. Pace, terran botta semmai. La morte del PD avverà a brave quando, o diviso fra cattolici e post comunisti o unito così com’è, si alleerà nuovamente con la galassia anti-Cav dei vari partiti dello zero virgola, con Di Pietro e i riottosi grillini. Magari vinceranno qualche elezione ma è l’unico modo che potranno avere per farlo. Da soli sono destinati a perdere. Ma non vorrei fare come la Cassandra sopra citata. Portasse iella. L’auspicio per i giorni a venire, o gli anni a venire è che Berlusconi faccia quello che è da anni che dice di voler fare o la data di scadenza sarà improrogabile. Riforma dello Stato, della Giustizia e riforma tributaria. Tre cose sulle quali ora non si può più attendere. Uomo, o statista, avvisato…

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