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Paolo e Diego

Caro Diego, Visco ha torto: per fare più figli è meglio il quoziente familiare

Caro Diego,

ho letto ieri su "il Sole 24 Ore" un articolo di Vincenzo Visco, ex vice Ministro all'Economia del governo Prodi, dal titolo "Il quoziente non fa miracoli". Visco porta argomenti a favore di assegni e detrazioni fiscali per i figli, contro il quoziente familiare, articolando il suo pezzo in 8 punti che contengono altrettante motivazioni per cui sarebbero meglio i primi piuttosto che il secondo. Proverò a spiegarti perché non sono d'accordo con quanto sostenuto da Visco, con l'umiltà di uno che come sai sta studiando Economia da poco più di un anno, e non senza difficoltà.

Nei primi tre punti sostanzialmente Visco ci dice che il vantaggio che ne trarrebbero i poveri sarebbe pressoché nullo. Nulla da obiettare. Tuttavia non mi sembra questo un argomento incisivo. Lo scopo del quoziente familiare non è quello di redistribuire ma è quello di incentivare a fare figli. La redistribuzione verso i più poveri è un problema diverso che va fronteggiato con altre misure.

Al quarto punto l'ex vice Ministro ci fa notare che più una persona è ricca, più guadagnerà dall'introduzione del quoziente familiare. Vero. Già in Francia però, possiamo vedere come questo effetto possa essere limitato con l'introduzione di un plafond, cioè un tetto massimo al beneficio ottenibile.

Il quinto punto direi che è impreciso: "Il vantaggio del quoziente è inesistente se vi sono due percettori con lo stesso reddito". E' vero solo se questi non fanno figli. Quindi questo caso ci mostra meglio di altri come il quoziente sia un bell'incentivo a fare figli. Ai punti sei e otto ci ripropone il tema dei primi tre. Poco incisivi. Al settimo infine, ci fa notare che il vantaggio più consistente con il quoziente si trae dall'avere un coniuge casalingo, non dall'avere figli. Ma avere un coniuge casalingo significa avere meno reddito. Quindi è vero solo in termini relativi.

Fatta quest'analisi, dico che è vero che il quoziente familiare pone alcuni problemi. Ad esempio viene discriminato il lavoro femminile, che è quello meno retribuito. Tuttavia sono convinto che sia meglio pensare di correggere questi ultimi aspetti in un sistema in cui vige il quoziente familiare, piuttosto che escluderlo a priori. Pur con qualche difetto, infatti, il quoziente familiare rimane uno degli interventi più efficaci a favore della famiglia.

 

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1 COMMENT

  1. L’articolo manca il punto fondamentale
    Il sostegno ai figli non ha niente a che vedere con il quoziente familiare. In un sistema di tassazione individuale si può ottenere aumentando le detrazioni (deduzioni) per i figli a carico.
    Che poi le imposte siano il mezzo più efficace per aiutare la maternità è un’affermazione priva di fondamento sia teorico (la teoria economica suggerisce che sia più efficiente operare dal lato della spesa) che empirico (è dimostrato che è possibile coniugare alta partecipazione al mercato del lavoro e maternità nei Paesi che offrono servizi per l’infanzia).
    D’altra parte se fosse uno strumento così efficace non si spigherebbe come mai solo tre (Francia, Portogallo, Svizzera) Paesi OCSE lo utilizzano.
    In realtà il quoziente pone un altro problema molto serio: è molto difficile applicare le ritenute sui redditi da lavoro. E i sistemi senza ritenute non sono in grado di fornire un gettito adeguato. La Francia non applica le ritenute sui redditi da lavoro e per questo ha un gettito dell’imposta personale molto più basso di paesi con pressione fiscale simile.

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