Caro Prodi, l’Italia ce la può fare ma senza di lei
21 Gennaio 2008
di Milton
C’è un malcelato senso di smarrimento, di ineluttabile corsa verso il baratro, di impotenza, di pervasiva oppressione. Lo si respira sui luoghi di lavoro, nelle discussioni con gli amici, al supermercato, non importa quali posizioni politiche si abbiano; il Paese è pervaso da un senso di scoramento generallizzato, come se tutti fossimo invischiati in una melma stagnante (altro che mucillaggine), senza speranza, senza guida.
Non c’è nemmeno più la forza di rintuzzare lo scherno che proviene dai colleghi o amici non italiani, non ci sentiamo più figli di nessuna terra, irrimediabilmente sbeffeggiati, amaramente consapevoli che ciò che dicono di noi, corrisponde inesorabilmente alla realtà.
Ma come ci ha maledettamente ridotto Presidente Prodi? Perché, nei giorni immediatamente successivi al voto, ha voluto arrogantemente andare avanti senza avere una maggioranza, con una coalizione divisa su tutto, con ministri in piazza a manifestare contro il governo di cui fanno parte, ricattato da un lato dalla sinistra comunista, massimalista ed antistorica e dall’altro da quell’accozzaglia di poteri forti che da sempre La sostengono, che siano la potente combricola ex-IRI o i banchieri amanti delle primarie. Un intreccio di poteri e di lobby invasive e onnivore con le quali convive e fa affari ormai da vent’anni, al di fuori di ogni logica democratica.
Perché Presidente Prodi ci sta facendo vergognare di essere Italiani? Ci sono decine di migliaia di ragazzi costretti a non andare a scuola perché il putrido lezzo dell’immondizia infesta le aule, i cumuli di spazzatura arrivano ai piani alti degli stabili. Sono passati quindici giorni da quando il consiglio dei Ministri promise che contromisure sarebbero state prese in ventiquattro ore, nessuno finora ha pagato, nessuno si è dimesso, non si intravede una soluzione. E la gente respira diossina, si ammala di cancro, non sa quando tutto finirà, se mai si tornerà alla normalità. All’estero sono ricomparse le pagine di giornali con le pistole sugli spaghetti, la vergogna di essere italiani. Ma perché la regione Campania non è stata commissariata, perché il ministro Pecoraro Scanio è ancora al suo posto, che cosa aspetta, Presidente, altri malati di cancro, l’immondizia alle pendici del Vesuvio?
Abbiamo paura Presidente Prodi. Se penso che la mia vita potrebbe essere in mano a certi procuratori il cui grado di tragica comicità e ben rappresentato dalle loro apparizioni televisive degne delle gag di Pappagone, provo un senso di sgomento ed impotenza. Segmenti impazziti della magistratura creati dai professionisti del giustizialismo seminano vittime ormai da quindici anni, credendosi supremi censori della vita democratica. Una magistratura che con la Campania sommersa dai rifiuti, conseguenza anche delle commistioni con le camorra e di appalti truccati, non trova di meglio che inviare avvisi di garanzia lampo a due attempati signori (di cui uno capo dell’opposizione) che al telefono amabilmente chiaccherano di belle donne. Un’assurda commedia paradossale, tanto quanto criminogena. E’ il Suo ministro della Giustizia, non noi, che ha definito la stato della gustizia in Italia un’emergenza democratica e … come lo spiego a chi non vive in questo pantano incomprensibile, che la moglie e lo stesso ministro della Giustizia sono accusati di concussione per così dire familiare e lo stesso ministro è accolto nella sua terra tra due ali di folla, che ricordano l’entrata di Gesù a Gerusalemme.
Ci ridia la libertà di esprimere le nostra identità, Presidente. Lei e il ministro dell’Università sapevate da tempo della visita del Santo Padre alla Sapienza (sic!) di Roma. Tuttavia, nessuna azione preventiva, magari una lettera del compagno ministro Mussi al compagno Prof. Cini, nessuna vera rassicurazione sulla situazione dell’ordine pubblico (ma Amato dov’è, a qualche convegno?), per poi ovviamente contrirsi e rammaricarsi in seduta plenaria. All’Università di Roma vince la “Rete di Autoformazione”, un manipolo di nullafacenti, atavicamente fuoricorso, che qualche mese fa si saranno masturbati in gruppo, nell’ ascoltare le scemenze rivoluzionarie di Oreste Scalzone, rottami antropologici, a quarant’anni dal ’68. Nella Città Eterna ed inclusiva di Veltroni (anche lui contrito il giorno dopo), vince la dittatura della minoranza, il becero laicismo astioso ed anticattolico, prima che anticlericale. Il Papa non ha diritto di esprimere le sue tesi in quella che dovrebbe essere la culla della Ragione: ma attenzione, la folla di piazza San Pietro all’Angelus di ieri è forte della propria storia e della propria identità ed è stanca di vedersi mortifica e sbertucciata dai santoni dei diritti civili a geometria variabile.
Noi siamo stanchi Presidente Prodi. Quasi due anni del peggior Governo della Repubblica, hanno sfiancato il nostro Paese. Una tassazione sempre più alta, la più alta di sempre, per aumentare stipendi ai fannulloni di stato o pagare la pensione ai giovincelli di 58 anni, famiglie sempre più povere, stabilizzazione di centinaia di migliaia di precari alla faccia del merito, rinnovi di contratto che ormai si fanno sotto il ricatto dell’ordine pubblico e ai lati delle strade, la TAV che langue ostaggio delle comunità montane, il caso Speciale e l’arroganza di Visco, il caso Petroni e la goffaggine di Padoa Schioppa, operai che muoiono nelle fabbriche, donne violentate e uccise nei pressi di accampamenti di clandestini, con il Governo che non riesce neppure ad approvare uno straccio di decreto Sicurezza..….
Dove sono le Istituzioni, il Presidente della Repubblica che se la cava dicendo che è seriamente preoccupato, dov’è la seconda carica dello Stato, silente ed assente, probabilmente in perenne passeggiata marsicana. Il Presidente della Camera, invece, è segnalato in Sudamerica tra un inchino a Chavez ed un buffetto al subcomandante Marcos. Che stia forse scrivendo i suoi personalissimi “diari della motocicletta”?
Basta Presidente Prodi se ne vada a casa. Si porti con sé i suoi banchieri, i suoi boiardi, i sui succubi professorini direttori di TG. Ci ristituisca il nostro Paese e la nostra dignità, ci lasci soli, ci tireremo su le maniche e ce la faremo. L’Italia ce la farà, ma senza di Lei.
