Da Vasco a Delacroix

Carola e l’addio al reggiseno, la (non) bandiera di una sinistra alla disperata ricerca di eroi

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Come ai concerti di Vasco sulle note di Rewind, come in pieno ‘68 all’urlo di ‘d’ora in poi decido io’, come nella più radicale tradizione bohémien, la bandiera delle scudiere (rigorosamente al femminile in ossequio all’imperante linguaggio di genere) della capitana Carola Rackete è ancora una volta il reggiseno. E’ di oggi, infatti, la notizia della singolare manifestazione, indetta da due ragazze di Torino, per dimostrare solidarietà alla capitana. Sabato 27 luglio le due promotrici, Nicoletta Nobile e Giulia Trivero, invitano tutte le donne a uscire di casa senza il capo intimo per rivendicare il diritto delle donne di vestirsi come vogliono. E senza reggiseno ad andare in negozio, al parco, in ufficio. Questo perché la Capitana Carola è stata colpita dalle critiche “anche” sottolineano bene i sinistroidi – per essersi presentata senza il celebre capo femminile all’interrogatorio in Procura.

Insomma, gira che te rigira, si torna sempre a quell’indumento: simbolo e accessorio di ogni rivendicazione femminista. La (non) bandiera che sventola orgogliosa del monumento anti-repressivo è proprio l’assenza di quell’indumento. Immedesimatesi in un delirio autorefenziale nella Libertà che guida il popolo di Delacroix, le novelle ‘Caroline’ promettono infatti un giorno intero (sabato) senza reggiseno per solidarizzare con la loro capitana, accusata da qualche vile reazionario di non indossarlo.

Carola vittima dei media e della xenofobia leghista, vittima dei novelli fascisti e degli anti-rivoluzionari! Carola, eroina della battaglia di tutti i progressisti alla perenne ricerca di modelli! E allora per un giorno tutte senza reggiseno, per immolarsi all’estremo sacrificio della Capitana. Reggiseno addio e scollature generose, ovviamente. Perché va bene la battaglia sulla immigrazione, vanno bene i porti aperti, va bene l’aiuto a tutti e tutte (purché immigrati o diversamente italiani, sia chiaro), ma anche la vanità vuole la sua parte. ‘Maestà gli immigrati non hanno vestiti… Che problema c’è date loro i nostri reggiseni… firmati’.

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