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Silvio tra retorica e velleità

Casa della speranza, la “good company” di Berlusconi

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Nel suo intervento di ieri il presidente Berlusconi ha riscritto pezzi di storia recente a suo uso e consumo. Non è affatto vero che quando Alfano fu eletto segretario di Forza Italia Berlusconi abbandonò l’Italia per andare all’estero a costruire ospedali. Egli continuò ad esercitare pienamente la leadership, per cui fu il principale responsabile del calo di consensi avvenuto in quella fase.

 

Certamente nel 2011 ci fu un’operazione internazionale, specie da parte francese e tedesca, contro il governo Berlusconi, ma essa fece leva e fu resa più efficace da una catena di fatti avvenuti proprio in Italia. Da un lato ci fu uno strumentale attacco giudiziario contro Berlusconi, favorito però dai suoi ben noti errori comportamentali che non erano certo reati penali, ma errori politici che tolsero credibilità alla sua leadership.

 

A ciò vanno aggiunti la rottura fra Berlusconi e Tremonti (ci ricordiamo il tremontiano «Silvio, il problema sei tu»), quindi la redazione della famosa lettera di Trichet-Draghi, discussa anche con esponenti politici vicini a Berlusconi che conteneva la richiesta della riforma delle pensioni che non fu accettata dalla Lega Nord, quindi il decreto per la crescita redatto da alcuni ministri (Romani, Brunetta, Matteoli) bloccato da Napolitano perché Tremonti gli disse che non c’era copertura, quindi un voto sul filo del rasoio alla Camera perché Bossi e Tremonti rimasero fuori dall’aula, e infine la successiva secessione di sei-sette parlamentari fra i più vicini a Berlusconi.

 

Il governo Monti non fu un colpo di stato perché se avessero voluto sia Berlusconi, sia Bersani avrebbero potuto benissimo chiedere le elezioni, ma nessuno dei due volle farlo, Bersani perché pressato dal Presidente della Repubblica Napolitano in nome del senso di responsabilità, Berlusconi convinto da tutti quegli uomini della finanza che gli dissero che le elezioni erano un salto nel buio che avrebbe messo a repentaglio sia l’economia italiana sia le sue aziende. Quindi in quegli anni ci furono certamente inaccettabili interventi di giudici e manovre finanziarie internazionali, ma anche una perdita di credibilità del governo per gli errori di Berlusconi, la rottura fra lui e Tremonti, la differenziazione della Lega su un tema cruciale.

 

Berlusconi torna poi a definire un tradimento la scelta di trenta senatori e di ventinove deputati di non aderire al suo invito di far cadere il governo Letta che egli stesso aveva contribuito in modo determinante a costituire. Ma che razza di liberale è chi definisce traditori coloro che hanno dissentito da lui per ragioni politiche?

 

Sul piano politico attuale, poi, Forza Italia sta andando in pezzi. In primo luogo ha perso prima 6 poi 9 milioni di elettori. Sul terreno dei gruppi dirigenti il PDL-Forza Italia ha registrato la divisione politica con Alfano e un nutrito gruppo di parlamentari e di dirigenti politici, quindi quella con Fitto e altri esponenti politici, domani forse quella con Verdini. Quindi si sono allontanati milioni di elettori e centinaia di quadri politici. Tutti traditori o piuttosto tutto ciò non è il segno della fine di una leadership e l’effetto di una catena di errori politici?

 

Adesso qual è la via d’uscita proposta? In primo luogo Salvini non è quella specie di gatto domestico che Berlusconi ha descritto ieri: Salvini, anche se Berlusconi non se ne è accorto, ha assunto la leadership di un centro-destra estremizzato. In secondo luogo la differenziazione fra una bad company costituita da ciò che rimane dei quadri di Forza Italia e una good company costituita da una non precisata “Casa della speranza” appare un esercizio politico di stampo retorico fondato su una velleità.
 

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