Contanti e evasione

Cashless revolution

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Visto che in queste ultime settimane si è ripresentato (per l’ennesima volta) l’assillo di trovare risorse per le nostre finanze pubbliche, una emersione (con tassazione) del contante nelle cassette di sicurezza, oltre a far affluire nuove risorse nelle casse erariali, potrebbe servire a mettere un punto a capo per poi ripartire verso un vero sistema cashless. Il “problema” è che la detenzione, in sé, di contante o altri titoli al portatore nel territorio dello Stato italiano non è illecita: non vi è infatti alcuna norma a impedire l’accumulo di denaro contante, né a imporre obblighi di segnalazione.

Chiunque può decidere di tenere la propria liquidità sotto il materasso, in cassaforte o in una cassetta di sicurezza. Viene dunque a mancare, nella mera detenzione di denaro contante qualsiasi profilo di illiceità da sanare. Per questa ragione, bisogna dunque trovare una strada per tassare qualcosa (il denaro), che, in teoria, non produce reddito. Ma il metodo esiste già, in realtà, nel nostro Ordinamento e si chiama accertamento sintetico. Avere infatti contanti da parte, magari non in linea con il reddito dichiarato, può ben essere un indice di capacità di spesa rilevante (ed anomalo). Dato che il reddito accertabile sinteticamente deve essere superiore, rispetto a quello dichiarato, di almeno 1/5 ossia del 20%, si potrebbe allora, per esempio, prevedere una regolarizzazione a costo zero per contanti fino al 20% del dichiarato (annuale) e sul resto una tassazione forfettaria, con riduzione (o esenzione) delle sanzioni. Così, del resto sarebbe possibile portare risorse rilevanti sia ai fini fiscali che ai fini di riutilizzo lecito in termini di investimenti, utili per l’economia in generale. E non stiamo parlando di “bruscolini”.

Secondo quanto riferito alla Camera anche dal Procuratore Francesco Greco, ci potrebbero infatti essere circa 150/200 miliardi in contanti chiusi nelle cassette di sicurezza in Italia e all’estero. E di quei 150/200 miliardi di Euro un terzo circa si troverebbe in Italia. Senza voluntary, del resto, come detto, in caso di dichiarazioni dei redditi per importi esigui, sarebbe molto difficile usare il cash per comprare beni di una certa rilevanza, pena la possibilità concreta di essere oggetto di accertamento sintetico e pena anche il rischio di incorrere nel reato di autoriciclaggio.

Resterebbe il problema di come evitare che attraverso una tale procedura si facilitino operazioni di riciclaggio di denaro sporco non collegato ad evasione fiscale, ma ad altri reati a maggior tasso criminogeno (droga, corruzione, estorsioni etc.). La misura di voluntary, in sostanza, dovrebbe avere una rilevanza solo fiscale. Andrebbe allora pensato un meccanismo di verifica della provenienza e natura dei contanti, magari consentendo la voluntary del contante solo in caso di dimostrazione (con verifica da parte della GdF e dell’Agenzia delle Entrate) da parte del contribuente del collegamento del “nero” all’evasione fiscale.

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