Casini e Fini rispolverano la teoria del passo indietro ma il Cav. va avanti

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Casini e Fini rispolverano la teoria del passo indietro ma il Cav. va avanti

19 Gennaio 2011

 Casini e Fini rispolverano la teoria del passo indietro: Berlusconi si dimetta, indichi la soluzione, nomini il sostituto e sgomberi il campo politico. Bersani e Di Pietro soffiano sul fuoco delle dimissioni e il Pd spinge perfino a invocare le elezioni che in realtà non vuole, pur di liberarsi del Cav. Si muove anche il Colle consapevole del “turbamento” del paese, nel chiedere che il premier faccia chiarezza. In un certo senso Napolitano indica la strada: vada dai pm milanesi e faccia luce sulle “gravi ipotesi di reato”. Berlusconi ha una risposta per tutti: non lascio, vado avanti.

Lo ha ribadito ieri sera nella riunione a Montecitorio coi deputati, mettendo in chiaro la sua intenzione di continuare a governare rispettando il mandato degli elettori. Un modo anche per tranquillizzare i suoi dopo lo stillicidio di pezzi di intercettazioni, testimonianze, deposizioni molte delle quali in contraddizione tra di loro che da giorni rimbalzano tra le agenzie di stampa e i quotidiani. Chi ha partecipato alla riunione descrive un premier determinato da un lato a smontare le accuse dei pm, dall’altro a proseguire nell’azione di governo e al tempo stesso ad allargare i confini della maggioranza.

L’inchiesta della Boccassini la definisce “un’offesa per la democrazia” perché “non è pensabile che qualcuno abbia la propria casa spiata per un anno. E’ una cosa che non può esistere in nessun paese”. La violazione delle libertà individuali: è il tasto sul quale il centrodestra punta per controbattere al fuoco mediatico –e non solo – aperto contro il premier. Il punto, osserva Gaetano Quagliariello, è che non ci sia “un processo fatto sui media del quale è già scritta la sentenza” e soprattutto che siano rispettate le garanzie fondamentali di uno stato di diritto, a cominciare dalla competenza del giudice.

Cosa che non è nel caso della procura di Milano, incalza il centrodestra che richiama alla competenza del Tribunale dei ministri per l’accusa di concussione e della procura di Monza per quella di prostituzione minorile e punta l’indice contro “l’enorme dispiego di uomini, mezzi e quindi risorse, per spiare la casa del presidente del Consiglio, la sua vita privata e quella di tutte le persone che l’hanno visitata”. Sull’opportunità, da un punto di vista tecnico, di presentarsi o meno davanti ai magistrati per far valere le proprie ragioni, l’orientamento che trapela dall’entourage del Cav. è quello di non andare davanti  ai pm milanesi nel fine settimana e della questione si sarebbe parlato nella riunione di ieri sera alla Camera. Non sono mancati tuttavia gli interventi di coloro che avrebbero motivato l’ipotesi di accettare l’invito a comparire prospettando i benefici anche di questa strategia difensiva. Ma al momento, non sembra questa la direzione che i legali del Cav. intenderebbero seguire.

Non esiste alcun reato, incalza Berlusconi: niente concussione, “sollevata solo per portare la competenza a Milano”, tantomeno la prostituzione minorile perché Ruby ha fatto dichiarazioni precise sottolineando di “non aver mai avuto da parte mia avances né atti di sesso con me e, oltretutto, è una persona che aveva dichiarato urbi et orbi, come dimostrato da numerosissime persone, da testimonianze, di avere 24 anni di età”.

Per questo, è il ragionamento del Cav., “c’è solo l’obiettivo della procura di dare un colpo alla credibilità del Paese”, portando anche “un’offesa alla democrazia”. Quindi confida nell’intervento del Parlamento per trasferire il dossier al Tribunale dei ministri, organismo competente trattandosi di un parlamentare. Sul piano politico, Berlusconi conferma che il governo andrà avanti e che i numeri ci sono: il riferimento va anche al gruppo dei ‘responsabili’ che domani si costituisce ufficialmente alla Camera e la settimana prossima al Senato. Obiettivo: fare le riforme. Un messaggio per tranquillizzare anche per Bossi che ieri aveva tuonato ‘o federalismo o si va al voto’.  Berlusconi ne parla ai suoi e non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa se, come riferisce chi era presente all’incontro, il pollice verso lo ha mostrato nei confronti dei finiani considerati coloro che “hanno fermato la riforma della magistratura. Fini non ci ha fatto fare le riforme”.

E il terzo polo? Dopo una fase attendista Casini e Fini riprendono la baionetta in mano e rispolverano il ‘modello 14 dicembre’, quello per intenderci della mozione di sfiducia pensata per indurre il Cav. a fare spazio al governo di salvezza, emergenza, responsabilità, pacificazione nazionale. Il succo è: Berlusconi si dimetta, indichi il suo successore e andiamo avanti così, senza ripassare dalle urne. E se proprio lui non ne vuole sapere, allora e solo allora la via obbligata è quella delle elezioni rispetto alle quali il leader centrista e quello futurista ribadiscono di essere pronti.

L’ennesimo tatticismo dal momento che è soprattutto il terzo polo a vedere come fumo negli occhi l’ipotesi del voto anticipato. Ma in questa fase, tutto serve per alimentare la tensione, far passare il concetto che il Paese è a rischio perché governato da una persona che non ha alcuna morale e invece di governare passa il tempo a fare feste ad Arcore.

E’ la scorciatoia con la quale i terzo polisti sperano di fare breccia nell’opinione pubblica e in Parlamento. Ma ancora una volta, come è stato il 14 dicembre, dovranno fare i conti proprio col Cav.