Casini parla già da sfidante: non faremo sconti
15 Febbraio 2008
di Redazione
La “telenovela” con Silvio Berlusconi non è ancora arrivata all’epilogo ma il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, già parla da candidato premier, pronto quindi alla corsa solitaria del suo partito alle elezioni del 13 aprile
Intervenendo ad una iniziativa elettorale a Benevento, l’ex presidente della Camera assicura che domani mattina metterà la parola fine al braccio di ferro con il Cavaliere al quale però ribadisce per l’ennesima volta “la disponibilità” a collaborare in un’alleanza mantenendo il simbolo dello scudo crociato. Se questo non fosse possibile l’Udc correrà da sola.
L’ex presidente della Camera parla di oggi come di una “giornata decisiva” e ribadisce: “Noi siamo sempre stati interpreti dell’area dei moderati per cui i valori non sono un optional, non sono comprabili. Ci apprestiamo alla corsa solitaria, ci apprestiamo a rischiare perché oggi non scegliamo possibili poltrone ma scegliamo le idee”.
Il leader Udc ha praticamente già pronti i suoi cavalli di battaglia per la campagna elettorale da candidato premier, “una battaglia difficile e dura” ma dove, assicura, “non faremo sconti”. Casini conferma di avere tutte le intenzioni di mettere in chiaro nei prossimi due mesi che “la responsabilità della rottura” non è stata la sua, ma di Berlusconi. Quindi, sceglie tre temi sui quali chiederà la fiducia dei cittadini: l’identità cristiana, la modernizzazione e il merito.
Gli avversari dell’ex presidente della Camera sono due: da un lato Veltroni, dall’altro Berlusconi. Casini li attacca sulla legge elettorale, sui temi etici, sulle tasse. “Veltroni e Berlusconi hanno spiegato che i temi di natura etica non devono entrare in campagna elettorale, io credo il contrario perché fare le leggi è compito dei politici. Su questo non avremo esitazioni”. E propone di “estendere ai conviventi dei diritti sulla base di contratti privatistici” ribadendo “il no a qualsiasi parificazione con il matrimonio”.
Infine, il leader Udc chiude la porta a Clemente Mastella e ad un possibile apparentamento con l’Udeur in vista delle prossime elezioni. “La mia gente non capirebbe”, motiva l’ex presidente della Camera, e lo fa, ironia della sorte, proprio a 10 anni da quel 16 febbraio del 1998 quando proprio a Benevento fu sancita la divisione tra lui e Mastella che decise di aiutare il Governo D’Alema. “Io rimasi fedele al centrodestra. Sono passati 10 anni e sono sempre dalla stessa parte…”.
