Caso Cucchi. Parla il testimone: “Ho paura di uscire. Hanno pistole”
09 Dicembre 2009
di Redazione
"Ho paura per quando esco. Loro hanno le pistole". Con questa motivazione un detenuto albanese, 24enne, ha parzialmente risposto alle domande del gip Luigi Fiasconaro nel corso dell’incidente probatorio per acquisire le sue dichiarazioni nell’ambito del procedimento relativo alla morte di Stefano Cucchi, il 31enne deceduto il 22 ottobre scorso, sei giorni dopo essere stato arrestato.
Lo straniero, attualmente detenuto nel carcere di Velletri per un furto, ha riferito di aver sentito "qualcuno piangere e lamentarsi" il 16 ottobre – giorno in cui lui e Cucchi erano nelle celle di sicurezza del tribunale e il luogo dove secondo l’accusa il 31enne sarebbe stato picchiato dagli agenti penitenziari -. Una circostanza che il detenuto colloca intorno alle 8.30, poco dopo suo trasferimento in tribunale avvenuto alle 8 circa.
Il testimone ha dichiarato che la mattina del 16 ottobre scorso, nella fascia oraria tra le 8.30 e le 11.00, in una cella di sicurezza del tribunale di Roma, c’era un italiano che si lamentava e che diceva "sto male, portatemi in ospedale". L’albanese ha dichiarato di non aver visto "l’italiano che si lamentava" e di non aver udito rumori riconducibili ad un presunto pestaggio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Cucchi è arrivato in tribunale intorno alle 9.30.
Per Diego Perugini, difensore dell’agente Nicola Minichini, "è stata una testimonianza claudicante perché il teste non ha sentito rumori di colluttazioni, o comunque riconducibili ad un pestaggio". I legali di parte civile, gli avvocati Dario Piccioni e Fabio Anselmo, hanno sottolineato invece che si tratta di un un testimone "reticente" appunto perché impaurito, ma soprattutto spaventato anche perché il 12 novembre scorso – il giorno dopo essere stato sentito dai pm – "è stato interrogato dal capo degli agenti penitenziari del carcere di Velletri in merito ai motivi della sua convocazione in Procura".
L’albanese, infatti, si sarebbe rifiutato di rispondere a quest’ultima domanda in assenza del suo avvocato e comunque per tutto l’incidente probatorio ha chiesto di essere messo sotto protezione . Il legale della famiglia Cucchi, ha evidenziato che è "inquietante che un comandante del carcere abbia convocato il detenuto. Ne prendiamo atto ed i pm faranno le loro valutazioni".
In aula era presente anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, la quale ha detto di aver "rivissuto il dolore di Stefano". All’atto istruttorio, dove erano presenti inoltre i genitori, i familiari hanno auspicato che emerga la verità sulla morte del giovane: "Tutto può essere utile per ricostruire quella giornata – ha detto la Ilaria – Certo ora bisognerà cercare di chiarire la questione degli orari per capire chi abbia picchiato mio fratello. Speriamo di riuscire a fare chiarezza".
Intanto, il Gip ha respinto la richiesta, avanzata da uno dei legali degli indagati, di acquisire in sede di incidente probatorio la testimonianza di un detenuto tunisino che aveva accusato del pestaggio i carabinieri in una lettera ritenuta dai pm falsa perché non scritta da lui e il cui contenuto non è stato neanche confermato da altri detenuti che erano con lui nell’infermeria del carcere di Regina Coeli dove questi avrebbe incontrato Cucchi.
