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I due militari italiani detenuti in India

Caso marò: rifiutata la libertà su cauzione per Latorre e Girone

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Non poteva andare peggio. Il giudice indiano che presiede il processo a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone a Kollam ha stabilito, nella seduta di oggi, l'estensione della carcerazione preventiva per i due militari italiani fino al 25 Maggio. 

Non solo: nella stessa sessione è stata respinta la richiesta di libertà su cauzione, presentata dai legali dei due marò, da tre mesi nel carcere di Trivandrum. I due militari sono accusati dell'omicidio volontario di due pescatori indiani, morti nel corso di un’operazione antipirateria. Gli avvocati dei due fucilieri italiani hanno annunciato di voler presentare un nuovo ricorso al tribunale d'appello "nella prima giornata utile della prossima settimana". Resta sempre rinviata al 26 Luglio la nuova valutazione da parte della Corte Suprema indiana sulla giurisdizione del caso, se questa debba o meno spettare all’Italia. Altri due mesi di nulla.

Nel frattempo, gli altri marò di servizio sulla petroliera italiana ‘Enrica Lexie’ lo scorso 15 Febbraio sono stati rimpatriati. “È stata dura”, è stato il primo commento del sergente Renato Voglino, ritornato il 10 Maggio in volo dallo Sri Lanka insieme agli altri tre fucilieri della Marina imbarcati sulla petroliera, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte. I quattro sono stati interrogati al loro arrivo per diverse ore dai pm militari e della giustizia ordinaria, e il giorno successivo hanno incontrato il ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola, ringraziando gli italiani, il Governo, e tutti coloro che gli sono stati vicini. Tutti i militari hanno dichiarato di non essere stati testimoni oculari della sparatoria che avrebbe coinvolto Latorre e Girone. Nell’ambito delle indagini condotte dalla procura di Roma, i pm si sono interessati anche alla deposizione del comandante della nave, per verificare chi abbia autorizzato la manovra di avvicinamento alla costa indiana.

Intanto, il Parlamento europeo si è finalmente mosso, approvando una risoluzione sulla pirateria marittima in cui, a seguito della richiesta del Pdl, è stato inserito un emendamento che sostiene la posizione giuridica  dell’Italia. Nell'emendamento, il Parlamento europeo stabilisce che, in base al diritto internazionale, per le navi in alto mare e ai militari imbarcati, “si applica sempre” il diritto dello stato di bandiera della nave. Viene inoltre dichiarato che “nessuna autorità diversa da quello dello stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave, neanche se si tratta di misure investigative”.

Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa, ha espresso un parere molto positivo sull’iniziativa europea: "Dal Parlamento europeo è arrivato, per iniziativa dell'on. Carlo Fidanza, un segnale forte e chiaro sulla vicenda dei due marò italiani fermati in India". La Russa auspica il pronto ritorno di Girone e Latorre in Italia, in una questione che spesso è stata ingiustamente “derubricata a mera vicenda italiana, ma deve coinvolgere gli organismi internazionali”.

Resta comunque vivo l’interesse per la vicenda. Mentre la pagina di Facebook dal titolo “Ridateci i nostri leoni” ha raggiunto le 65000 adesioni, tra le varie iniziative legate al caso marò, è da segnalare la fiaccolata di solidarietà promossa dalle famiglie di Girone e Latorre. La sera del 12 Maggio, il corteo partirà dalla Bocca della Verità alle 20, per poi concludersi in piazza SS. Apostoli. Tra gli aderenti all’iniziativa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Il nostro intento è quello di accendere i riflettori sulla situazione dei nostri due marò, detenuti da tre mesi, in balia di continui rinvii da parte dei giudici indiani”, sostiene il nipote di Massimiliano Latorre, Christian D'Addario.

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