Caso Marrazzo: tanti interrogativi ancora da chiarire

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Caso Marrazzo: tanti interrogativi ancora da chiarire

30 Ottobre 2009

Sono molte le domande sul sexy-scandalo che ha travolto l’ex Governatore della Regione, Piero Marrazzo, ancora in cerca di risposta.

In attesa del nuovo interrogatorio che lo vedrà protagonista – la cui data non è stata ancora stata fissata – ci si chiede, per esempio, sulla questione soldi: i 5 mila euro dati a Natalì (e poi presi dai carabinieri arrestati) erano solo il corrispettivo di un rapporto sessuale? E, se il cachet era sempre così alto, come poteva Marrazzo far fronte a una spesa così ingente?

Anche l’origine della cocaina finita nel video che ha incastrato l’ex governatore non è chiara, così come occorre capire perché i militari non hanno incassato i 3 assegni che Marrazzo ha consegnato loro. La denuncia di smarrimento di questi assegni, fatta dal segretario dell’ex governatore, è stata acquisita nei giorni scorsi dalla procura in un commissariato. Mentre i carabinieri del Ros continuano a indagare sul coinvolgimento di altre “mele marce” e vip nel giro di ricatti, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno disposto una consulenza sul materiale informatico sequestrato ai militari arrestati: computer, pen drive, cd e dvd in cui – si ritiene – potrebbe nascondersi la versione integrale del video sequestrato all’inizio dell’inchiesta.

E ancora, ci si chiede se si sia trattato di vero ricatto oppure Marrazzo può avere qualche ragione se ha creduto, per quasi quattro mesi, di essere stato vittima di una rapina e non di un’estorsione.

Quel che è certo è che il 4 novembre ci sarà il primo faccia a faccia fra accusa e difesa: è stata infatti fissata per quel giorno l’udienza davanti al tribunale della libertà, in cui i carabinieri tenteranno di ottenere la revoca degli ordini di custodia cautelare.

Ma sul clamoroso scandalo continuano a venire a galla indiscrezioni e particolari dimostrando che gli accertamen­ti sono tutt’altro che finiti. Il video originale che ritrae Piero Marrazzo con un transessuale sarebbe molto più lungo di quello messo in vendita. A confessarlo è stato il ca­rabiniere Nicola Testini, durante la perquisizione effettuata nel suo appartamento il giorno prima di essere arrestato: “Quello che ho visionato io aveva una durata di circa 13 minuti. Non so chi l’abbia fatto, so soltanto che era a spezzoni, molto mosso. Noi lo abbiamo avuto da un confidente che poi è morto e volevamo farci almeno 60 mila euro”. Il video c’è, i tecnici del Ros dei carabinieri devono soltanto recuperarlo dal computer sequestrato a Tagliente che ha aggiunto: “D’accordo con i miei colleghi feci una copia del video attraverso il masterizzatore del mio pc portatile che ho tuttora a casa mia e vi consegnerò spontaneamente. Le al­tre due copie sono state invece distrutte da me e Testini”. Lo stesso Tagliente avrebbe confidato al fotografo Max Scarfone che nel filmato “ci sono vo­ci e volti che non possono essere visti”. Consegnano dettagli inediti come la possibilità che fossero 15 mila gli euro ripresi sul tavolino accanto alla cocaina e al tesserino, e non 5 mila come racconta lo stesso Marrazzo. E fanno emergere la partecipazione di diversi gruppi editoriali alla trattativa per l’acqui­sto delle immagini. Sono gli stessi carabinieri del­la Compagnia Trionfale Tagliente, Testini e Lucia­no Simeone ad ammettere le proprie colpe parlan­do di “debolezza imperdonabile” e poi racconta­no di aver coinvolto Antonio Tamburrini “soltan­to in un secondo momento perché volevamo ven­dere il materiale e lui aveva un parente fotogra­fo”. Il riferimento è a Max Scarfone, il paparazzo che li mise in contatto con l’agenzia Photomasi di Milano.