Caso Mills, la Cassazione: “Sentenza annullata, reato prescritto”
25 Febbraio 2010
Si chiude dopo oltre 13 anni la vicenda giudiziaria di David Mills. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che condannava l’avvocato inglese a 4 anni e 6 mesi. Accolta così la richiesta del procuratore generale Gianfranco Ciani. I giudici hanno inoltre confermato un risarcimento pari a 250mila euro a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri per danno d’immagine, oltre al pagamento di 10mila euro per le spese processuali. Palazzo Chigi si era infatti costituito parte civile nel processo Mills.
La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio, per intervenuta prescrizione del reato, la condanna in secondo grado per corruzione in atti giudiziari. Secondo i giudici il legale inglese avrebbe ricevuto 600mila dollari in cambio di dichiarazioni false o reticenti nell’interesse di Silvio Berlusconi, nei processi “All iberian” e in quello sulla corruzione di ufficiali della Guardia di Finanza, entrambi passati in giudicato. Resta in piedi il processo gemello che coinvolge il Presidente del Consiglio Berlusconi e che riprenderà sabato in primo grado davanti al tribunale di Milano. La prescrizione per il premier maturerà soltanto tra 11 mesi.
“Non è stata data ragione alla tesi della procura”, è il primo commento a caldo dell’avvocato del premier, Piero Longo. Soddisfatti gli avvocati di Mills “anche perché venivamo da una condanna in appello piuttosto pesante”, hanno commentato Alessio Lanzi e Federico Cecconi. Secondo la requisitoria del Pg della Cassazione “non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di Mills”. In sostanza secondo l’accusa, si confermerebbe la responsabilità dell’avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto.
Le reazioni politiche. Numerosi i commenti degli esponenti di maggioranza e opposizione sulla sentenza della Suprema Corte. Per il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, “solo la protervia dei giudici milanesi, che colpendo Mills intendevano colpire Berlusconi, ha fatto si che il processo contro l’avvocato inglese venisse trascinato per mesi attraverso continui strattonamenti al codice. Anche i muri sapevano ciò che oggi ha sancito la Corte di Cassazione. È questo il prezzo che si deve pagare, anche a danno del contribuente, per l’incredibile persecuzione giudiziaria di cui è fatto oggetto il presidente del Consiglio”. Verdini ha poi aggiunto che “esiste, per fortuna, una maggioranza silenziosa e autorevole della magistratura non militante che applica il diritto e non lo altera solo per sovvertire la volontà degli italiani”. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del ministro Ignazio La Russa: “bisogna prendere atto che ci sono elementi contro Mills, ma anche che si voleva tenere in vita un processo che era morto, evidentemente per altri fini”; mentre per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, “il minimo che si può dire è che la gestione di rito ambrosiano della giustizia è andata incontro a una dura sconfitta che mette in difficoltà anche i giustizialisti da quattro soldi”.
Diametralmente opposte le reazioni nei ranghi della minoranza. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, attacca: “Il reato contestato a Mills e Berlusconi è stato accertato, ma, grazie ai soliti escamotage, in questo caso di allungare i tempi, la decisione è stata presa dopo il tempo massimo”.
Le tappe del caso Mills. Il processo nasce dalle testimonianze che l’avvocato inglese, già consulente del gruppo Fininvest, ha reso in due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi: quello All Iberian e quello sulle tangenti alla Guardia di finanza. Per l’accusa, Mills sarebbe stato corrotto da Berlusconi. Il 30 ottobre 2006 Berlusconi e Mills sono rinviati a giudizio per corruzione in atti giudiziari. Quattro mesi dopo (30 gennaio 2007) la Cassazione respinge la ricusazione di Fabio Paparella, il giudice che ha deciso il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 13 marzo 2007. Nel gennaio 2008 il tribunale accoglie la richiesta del pm De Pasquale di correggere l’accusa: la corruzione non si sarebbe consumata il 2 febbraio 1998, ma il 29 febbraio 2000. In pratica, la prescrizione slitta dal 2008 al 2010. Il 17 giugno la difesa di Berlusconi ricusa la presidente del collegio giudicante, Nicoletta Gandus, perchè avrebbe manifestato “grave inimicizia” verso l’imputato. Un mese dopo viene respinta l’istanza di ricusazione contro la presidente Gandus. Nell’ottobre 2008 il processo a Berlusconi è sospeso, in base al lodo Alfano, ma prosegue per Mills e il 17 febbraio 2009 l’avvocato inglese è condannato a 4 anni e 6 mesi. Nel frattempo (7 ottobre 2009) la Corte costituzionale giudica illegittima la legge Alfano che prevede la sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato: il processo a Berlusconi dovrà riprendere.
Il 27 ottobre 2009 viene respinto l’appello di Mills e resta confermata la condanna a 4 anni e 6 mesi. Nel dicembre dello stesso anno riprende il processo a Berlusconi; il tribunale riconosce il legittimo impedimento del premier per prendere parte al Consiglio dei ministri, ma non per l’inaugurazione di un’opera infrastrutturale a Reggio Calabria. Ieri la sentenza della Suprema Corte sul ricorso di Mills.
