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Caso Pistorius: “Il doping tecnologico è meglio di altri doping ma servono regole”

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intervista a Luca Pancalli di Benedetto Marcucci

La sua gara ha fatto il giro del mondo: lui, Oscar Pistorius, atleta diversamente abile, con le sue protesi di carbonio è arrivato secondo nei 400 metri piani, corsi con atleti normodotati nel GoldenGala a Roma. E subito si è innescata la polemica. “Che ci sia discussione e polemica è solo positivo, si comincia a guardare al mondo paralimpico senza buonismi gratuiti”, dice Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, già commissario straordinario della Figc dopo la bufera di Calciopoli, divenuto tetraplegico a diciassette anni per una caduta da cavallo.

D’accordo presidente ma se la Federazione internazionale dell’atletica, la Iaaf, dovesse giudicare irregolari le sue protesi?

Io non voglio entrare nel giudizio tecnico, del quale ovviamente sono competenti i dirigenti della Iaaf. Mi limito a osservare che i presunti vantaggi sul rettilineo secondo me si compensano con gli svantaggi in curva e in partenza. E, inoltre, ritengo sarà molto difficile per i tecnici della Iaaf giudicare un aspetto della questione ormai giudicato fondamentale in tutte le discipline sportive: la psicologia. Come può una persona con le gambe valutare quanto sia penalizzante non avere mai il contatto con i terreno?

Dunque secondo lei il giudizio dovrebbe essere legato solo ai tempi ottenuti?

Ribadisco che la discussione, il dibattito fanno solo bene, dunque se la Iaaf dovesse giudicare irregolari le protesi di Oscar e si aprisse un’ulteriore polemica ne sarei soddisfatto a prescindere. Per Pistorius il solo fatto di aver avuto questa ribalta mondiale è una rivincita enorme, una “medaglia” che credo le ripaghi di tutto il lavoro fatto in questi anni. Lui, e io ritengo  la sua una richiesta legittima, vorrebbe essere giudicato solo per i suoi tempi, per le sue prestazioni agonistiche. Al di là di tutto la questione del cosiddetto doping tecnologico, la ricerca sui materiali è da tempo questione aperta nello sport: nella vela e, in Formula Uno soprattutto. E  le innovazioni in quei campi spesso diventano utili per l’intera società. Nel caso delle protesi per i disabili, questo ragionamento vale doppio. Con questo non voglio sostenere il doping tecnologico, che tuttavia resta migliore di tante altre forme di doping. Dico solo: poniamo delle regole precise e rigide e poi sviluppiamo materiali e tecnologie nel rispetto di queste regole”.

Che effetto le ha fatto il circo mediatico che si è sviluppato intorno al caso Pistorius?

L’attenzione va bene, ma il pietismo sensazionalista lo trovo controproducente. Ciò che ho sentito dire in questi giorni: facciamolo gareggiare comunque o gli attacchi alla Iaaf un po’ scomposti e dettati da una spinta emotiva e appunto pietistica, fanno danno a tutto lo sport, dei normodotati e dei diversamente abili.

Insomma al di là di quel che deciderà la Iaaf è auspicabile che Pistorius non diventi un “fenomeno da baraccone”?

Ecco questo è proprio ciò che si deve evitare. Oscar ha già vinto una gara importante con se stesso, se poi dovesse avere la possibilità di gareggiare in competizioni di primissimo come mondiali o olimpiadi sarà bellissimo, ma ripeto: lui per primo vorrebbe che questo fosse frutto dei suoi tempi di gara e non del pietismo globalizzato. Pistorius è un’atleta e come tale va trattato.  

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