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Caso Toti: se i fan dell’eutanasia “scoprono” il valore della vita fragile

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E’ incredibile come la provvidenza sappia scrivere dritto sulle nostre righe storte. Come nei momenti più bui le persone possano rivedere le proprie più granitiche posizioni e “convertirsi”. Come anche un errore umano possa produrre veri e propri miracoli.

E’ il caso del tweet di Giovanni Toti sul Covid e gli anziani: assurda estrapolazione da parte dello staff (e oggetto di immediate scuse da parte del presidente della Liguria) di un pensiero di tutt’altro segno – articolato in un lungo post su Facebook – circa la necessità di non fermare il Paese preoccupandosi però di tutelare le fasce deboli più colpite dalle conseguenze del virus (sul “come”, ovviamente, le opinioni possono essere diverse).

Più che sul tweet, sulle insidie dei social e sui limiti della politica in 280 caratteri, però, vorremmo in questa sede soffermarci sul prodigio che questo brutto incidente ha determinato.

Improvvisamente infatti, nel mondo politico e dei media, i più accaniti sostenitori dell’eutanasia, del suicidio assistito, della soppressione dei disabili gravi anche inconsapevoli in nome del loro presunto “migliore interesse”, hanno scoperto il valore delle vite fragili. Improvvisamente, anche le esistenze non performanti sono diventate degne di essere vissute. Improvvisamente, anche chi plaude all’aborto eugenetico (si vedano i commenti nostrani sulle manifestazioni di questi giorni in Polonia) si accorge che in questo mondo vale comunque la pena starci, anche se non si è al massimo delle proprie potenzialità fisiche.

Ci voleva lo scivolone dello staff di un avversario politico per cancellare nel giro di un tweet – è proprio il caso di dirlo – anni di discesa lungo un piano inclinato che a livello internazionale ha portato dalla morte agevolata come presunto gesto “pietoso” in presenza di indicibili sofferenze, al suicidio assistito di minorenni depressi o all’eutanasia di anziani (neanche troppo) stanchi di vivere.

Sarebbe fin troppo facile ricordare a queste novelle vestali della centralità della persona vulnerabile che, mentre molti di loro si schieravano dalla parte delle autorità britanniche decise a interromperne l’esistenza in nome di un suo asserito “best interest”, la Liguria di Giovanni Toti accoglieva all’ospedale Gaslini di Genova la piccola Tafida Raqeeb garantendole le cure. Ma non vogliamo buttarla in politica, anche se è proprio la quintessenza della strumentalità politicante ad aver trasformato i teoreti della “vita non degna di essere vissuta” in autoproclamati custodi della fragilità umana.

La prendiamo comunque come una buona notizia. Sperando che duri fino al prossimo disabile che in qualche angolo di mondo i fan della “buona morte” vorranno sopprimere per sentenza.

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1 COMMENT

  1. Aborto
    Urgono modifiche

    È opportuno riprendere in mano la Legge 22 maggio 1978, n. 194 almeno per la parte che prevede la gratuità dell’intervento abortivo nelle strutture sanitarie riconosciute a tale scopo.
    Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
    Dopo anni di scuola pubblica in mano ai sessantottardi, con le complicità di organi politici e amministrativi, hanno a loro modo acculturato le nuove generazioni ai nuovi dettami progressisti; pertanto è opportuno si recuperi il senso della responsabilità dell’agire proprio, senza chiamare il contribuente a pagare il costo delle loro insensatezze.
    Leggendo la realtà odierna si può incontrovertibilmente affermare che gli aborti sono considerati un mezzo contraccettivo: specialmente quello chimico del/dei giorno/i dopo.
    Hanno un bel dire con le roboanti parole di cui alla legge sopra menzionata che all’articolo 1 recita: L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
    Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
    Le femmininarde sappiano che per liberarsi del frutto delle incaute copule non devono pesare sui contribuenti.
    Per rendere maggiormente responsabile il mondo femminile è doveroso che loro stesse si accollino tali spese, perché è opportuno e giusto riaffermare: l’aborto non è mezzo per il controllo delle nascite.
    Qui cascano le asine e i molti asini.

    Renzo Riva
    Buja

    3735102338

    Via Avilla, 12/1
    33030 Buja

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