Caso Unipol, rush finale per D’Alema e Fassino

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Caso Unipol, rush finale per D’Alema e Fassino

18 Settembre 2007

Entro questa settimana dovrebbe avere un epilogo l’interminabile melina istituzionale che  dagli inizi di luglio la giunta per le
autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati sta facendo sulla richiesta
della Gip del caso Unipol, Clementina Forleo. Che vorrebbe utilizzare le
telefonate di Consorte con Massimo D’Alema e Piero Fassino forse per farli
incriminare, a loro volta, per aggiotaggio e insider trading.

Non così per l’analogo iter della giunta del Senato che se
la prende molto più comoda e che oltretutto, al contrario della Camera, nemmeno
mette su internet a disposizione dei cronisti i resoconti delle sedute e i
documenti prodotti dai senatori di cui la Gip vorrebbe utilizzare le
telefonate.

Va invece dato atto, a tale proposito, che ieri il senatore
diessino Nicola Latorre ha depositato la propria memoria di difesa,
anticipandola alla stampa con la stessa trasparenza usata alcuni giorni orsono
dai colleghi deputati Fassino e D’Alema. Latorre si ritiene vittima di una persecuzione giudiziaria e
%0Amuove alla Forleo gli stessi rilievi già rivolti da Fassino e D’Alema: quel
giudice si è indebitamente sostituito al pm. Tanto da suggerire possibili future imputazioni che
all’epoca, nel 2005, la procura escluse di volere elevare. E, secondo Latorre, la Forleo chiede di utilizzare le
telefonate dell’indagato Consorte esclusivamente a questo fine, per il quale la
legge invece esclude che possano essere usate.

Secondo gli avvocati autori della
memoria di Latorre “se l’organo dell’accusa dovesse, in un
secondo momento, decidere di iscrivere nel registro degli indagati anche i
parlamentari coinvolti nelle telefonate intercettate (oggi, infatti, non è più
richiesta l’autorizzazione a procedere, che in passato rendeva improcedibile un
procedimento riguardante un parlamentare), sarebbe necessaria una nuova
richiesta di autorizzazione alla Camera per consentire l’uso delle
intercettazioni indirette, questa volta nei confronti dei parlamentari.” Quindi la scuola di pensiero di Latorre è quella della
“doppia autorizzazione” per indagare su di lui. Come su Fassino o su
D’Alema.

Ma nei due rami del parlamento ci sono diversi punti di
vista su tutta la questione, così come sono diversi i tempi delle procedure e
anche l’organizzazione e la trasparenza. Se è vero come è vero che la giunta di
Giovanardi rende tutto pubblico su internet in tempo reale mentre quella
presieduta da Nania ancora non ha pubblicato neanche un resoconto stenografico
di una singola seduta del 2007. E i diversi punti di vista, tutti interni alla attuale
maggioranza, sono così riassunti dalle posizioni del senatore, ex magistrato,
Felice Casson, membro della giunta del Senato, e da quella del ministro Antonio
Di Pietro,  improprio supervisore esterno
della giunta per le autorizzazioni alla Camera.

Casson è il capofila di chi vorrebbe negare l’utilizzo di
queste intercettazioni alla Forleo, salvando le posizioni non solo di Latorre,
ma anche di Romano Comincioli e Luigi Grillo. Di Pietro a sua volta è il maître à penser di chi vuole
precipitare D’Alema, e forse anche Fassino (in realtà si sta trattando sulla
sua posizione), nel gorgo giudiziario milanese dal quale le sorprese sembrano
non dovere mai finire. Secondo Casson “il
contenuto dell’ordinanza emessa dal giudice Clementina
Forleo è andato al di là delle norme”. Per Casson il giudice Forleo, in
quella circostanza, “doveva
semplicemente valutare la richiesta avanzata dalla Procura, cioè
l’autorizzazione alle Camere ad utilizzare le 
intercettazioni, e dare un giudizio di tipo probatorio processuale, ma
invece, ha espresso valutazioni di merito che vanno al di là delle norme anche
perché rappresentano un’anticipazione di giudizio”.

In pratica Casson sposa le teorie
della memoria difensiva di Latorre. Ben diverso l’atteggiamento di Di
Pietro che di fatto determinerà il pollice verso nei confronti di D’Alema e
anche di Fassino, nonostante sulla posizione del segretario dei Ds ci sia
qualche titubanza del relatore in Commissione Antonio Pepe di An. Che non fa
mistero di ritenerlo del tutto estraneo a ogni sospetto di ingerenza sul caso
della scalata Unipol alla Bnl.

Per Di Pietro invece, che ieri ha
ribadito la sua posizione a Radio radicale, “la Camera non deve fare altro che mettere nella mani della
magistratura la valutazione degli atti,
dei documenti e delle intercettazioni”. Poi ha aggiunto di credere
“che i diretti interessati  abbiano
tutto  l’interesse a ciò, proprio perché
si professano innocenti, ed io credo in ciò che affermano, e quindi come tale
una decisione della magistratura gli darebbe più
credibilità di un eventuale impedimento della Camera a valutare gli atti.”

Una bella maniera di indorare un
boccone amarissimo ad essere ingoiato, se è vero, come è vero, che proprio lo
stesso D’Alema non aveva affatto rinunciato a polemizzare con i metodi della
Forleo durante una mega intervista fattagli a Modena durante il festival
dell’Unità e in una lettera di precisazione scritta ieri al “Corriere
della sera”.