Caso Vegas: Renzi ci prova
13 Giugno 2016
Il governo ha trovato alla fine il suo capro espiatorio per Banca Etruria e le altre. Dopo Zanetti, anche il neo ministro dello sviluppo Carlo Calenda coglie al balzo l’occasione offerta dalla Gabanelli e si schiera con Report contro il presidente della Consob. Facile: Vegas è il bersaglio più debole, un birillo che può cadere da solo, ormai, senza fare troppi danni, come accadrebbe invece se si mirasse su Visco. Bankitalia non si può toccare, si sa, e infatti la spocchia renziana davanti a Palazzo Koch si ferma. Vegas invece è stato pure messo lì da Tremonti, e soprattutto la sua eventuale cacciata non apre conflitti difficilmente componibili, che in questo momento potrebbero essere letali per il governo.
La Boschi (Maria Etruria, come la chiamano sul web) ha sofferto abbastanza. In questi mesi la sua immagine si è appannata in modo grave, e il tempo non è riuscito a far dimenticare agli italiani il ruolo dei suoi familiari nella banca toscana, e nemmeno i sospetti che ancora gravano su di lei. Le multe milionarie, le critiche sulla mala gestio, l’inchiesta per bancarotta fraudolenta, le accuse neanche troppo velate di insider trading e quelle di conflitto di interessi non hanno consentito che il tempo stendesse un velo pietoso sulla vicenda, e i risparmiatori sono sempre lì, in attesa di sapere se e come saranno risarciti.
Dunque qualcuno su cui scaricare le colpe ci vuole, e il governo Renzi ha sempre uno stile riconoscibile, diciamo “disinvolto” sul piano istituzionale. Così si interviene a gamba tesa su un’Authority indipendente, che è stata voluta tale proprio per sottrarla allo spoil system e alle vendette comode di chi governa. Vegas avrà le sue responsabilità, ma non è certo il solo; e soprattutto il modo, il solito modo con cui questo governo fa e disfa, ancor ci offende.
