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Il referendum su Internet

Catalogna al voto, il popolo del web si ribella a Madrid

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Il governo spagnolo, sapendo qual è la posta in gioco con il referendum di oggi in Catalogna, usa la mano pesante contro gli indipendentisti. Mentre lunghe file di catalani aspettano pazientemente di votare davanti ai seggi, continuano ad arrivare notizie preoccupanti sulla polizia spagnola che cerca di impedire le operazioni di voto, notizie di arresti e scontri di piazza. Ma c'è anche il web: le autorità di Madrid infatti hanno dichiarato guerra agli indipendentisti su Internet, con siti, blog e account sui social media chiusi d'imperio e dove adesso campeggiano minacciose scritte dell'autorità giudiziaria spagnola. 

E' una stretta alla libertà di espressione che però, come avvenne durante la campagna elettorale americana con Trump, ha scatenato la reazione degli hacker e della comunità internettiana che vigila su quanto accade in Spagna. In prima fila Julian Assange, il fondatore del sito di rivelazioni WikiLeaks, che chiede alla Ue di sospendere la Spagna dall'Unione, ma si rifà vivo anche Edward Snowden, il “contractor” americano in esilio a Mosca, mentre i pirati della Rete si mettono a disposizione per spiegare ai cittadini catalani come aggirare i blocchi. L’accusa che rimbalza online al premier liberale Rajoy è di usare metodi ‘cinesi’ per tappare la bocca al web. 

Non siamo pregiudizialmente a favore o contro il referendum indipendentista della Catalogna, e abbiamo già scritto che si tratta di un altro di quegli appuntamenti che stanno rivoluzionando i paradigmi internazionali, dopo Brexit e la vittoria di Trump, in un cortocircuito tra spinte "sovraniste" da una parte, e controspinte autonomiste dall’altra, nazionalismo e secessionismo, un vecchio disturbo bipolare della storia europea, che ripensando al caso jugoslavo non può che provocare qualche brivido. Ma in ogni caso l’atteggiamento tenuto dal governo di Madrid su Internet mostra che ancora una volta il potere costituito non ha imparato la lezione: 'chiudere' il web significa soltanto soffiare sotto le ceneri della rivolta, perché ormai le persone riescono a informarsi e a mobilitarsi anche quando si cerca di impedirglielo. 

Qualcuno dirà che hacker e guerriglieri informatici schierati per il sì all’indipendenza catalana sono cugini di primo grado degli smanettoni che avrebbero aiutato Donald Trump a vincere le elezioni negli Usa, gli ormai celeberrimi “hacker russi” accusati di aver interferito nella vita politica americana. Solo che nessuno fino ad oggi è riuscito a dare delle prove concrete sul fatto che Putin abbia 'teleguidato' le elezioni Usa. Invece abbiamo visto com’è finita in America: Trump ha vinto le elezioni, il popolo del web ha vinto le elezioni, e adesso i giudici americani chiedono conto a Hillary Clinton di un numero imprecisato di nuove email inviate in modo irregolare dai suoi dispositivi digitali quando era segretario di Stato di Obama. Come dire, occhio Rajoy, perché forse, tra un po’ di tempo, anche il governo spagnolo dovrà dare delle spiegazioni su quanto è accaduto in Rete in queste caotiche giornate referendarie. 

 

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