Catania, c’è “nave madre” al largo. Ma è invisibile?
11 Agosto 2013
di Redazione
Sei giovani immigrati sono morti nello sbarco di Catania di ieri, avevano tra i 17 e i 27 anni e uno di loro era suo quinto viaggio per tornare in Italia. Il 27enne egiziano era sbarcato la prima volta in Italia quasi dieci anni fa, rimpatriato e tornato più volte nel nostro Paese, fino all’ultimo viaggio che si è rivelato fatale. Intanto, la polizia ha fermato altri due giovani che potrebbero aver avuto un ruolo ‘operativo’ nella catena di comando che a capo ha gli "scafisti". Intanto riapre il Lido Verde, la spiaggia dove ieri erano stati rinvenuti i cadaveri degli immigrati annegati. Si cerca di tornare alla normalità ma il ricordo di quelle scene strazianti è difficile da superare. Nella ricostruzione delle autorità inquirenti, il barcone che si è rovesciato in mare è servito solo all’ultimo, drammatico tratto della traversata; alla partenza dall’Egitto, gli immigrati sarebbero stati fatti salire probabilmente su un mercantile. Poi spostati e lasciati alla deriva. Come pure dall’Egitto si ritiene provenga l’altro barcone che si è capovolto a Monesterace, in provincia di Reggio. Il ministro degli esteri Bonino lancia l’allarme, l’Europa non può lasciare sola l’Italia nella gestione dell’emergenza, anzi non solo l’Italia ma tutti i Paesi della "finis Europae", la Grecia, la Spagna, la Francia meridionale. "È chiaro – ha detto il ministro degli esteri – che noi come italiani abbiamo gli occhi puntati sull’emergenza di casa nostra, ma tutti i Paesi europei sono coinvolti in questo problema, peraltro noi siamo un paese di transito, chi viene qui vuole raggiungere persone in Germania ad esempio. L’intera Europa è coinvolta da un fenomeno gigantesco". Secondo Bonino, "la costa Sud del Mediterraneo è completamente in fiamme: dalla Libia passando per l’Egitto, Siria. C’è tutta una marea che si muove dal Sudan dal Niger". Chi scappa dalla fame, chi scappa dalla guerra.
