C’è chi faticherà più dell’Italia a uscire dalla crisi

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C’è chi faticherà più dell’Italia a uscire dalla crisi

C’è chi faticherà più dell’Italia a uscire dalla crisi

19 Gennaio 2009

Ancora segno meno sull’economia europea. La Commissione Ue ha infatti  diffuso le nuove previsioni dell’Eurostat e non sembrano per niente allettanti: per la crescita economica dell’Unione europea nel 2009 si attende un crollo del Pil dell’ 1,9%. Ma Bruxelles non vede tutto nero e, auspicando una ripresa già entro la fine dell’anno, sostiene che il 2010 chiuderà con una ripresa dello +0,4%.

Per l’esecutivo comunitario, l’Europa è ufficialmente in recessione. Lo dimostra l’ulteriore caduta dello 0,2% del Pil nel terzo trimestre del 2008 sia nella zona euro sia nell’Ue. La crisi influirà su quasi tutti gli Stati membri, anche se ci saranno grandi differenze a seconda del grado di esposizione di ciascun paese alla crisi finanziaria. Emerge innanzitutto che “nei maggiori Paesi membri, quest’anno il Pil cadrà tra l’1,7% e il 2,7%. Il rallentamento economico sarà particolarmente forte in Gran Bretagna (-2,8%) mentre il più lungo sarà quello spagnolo”. Infatti, se per il 2008 e il 2009 solo l’Italia e l’Irlanda rimarranno in recessione,nel 2009 e il 2010 la Spagna e il Portogallo saranno gli ultimi della classe (in termini di recessione).

Una delle situazioni peggiori è proprio quella della Spagna. Lo scenario prospettato dalla Commissione europea per Madrid è molto più nero di quanto aveva previsto il governo Zapatero lo scorso venerdì, appena 3 giorni fa. Nell’occasione l’esecutivo spagnolo aveva, per prima volta, riconosciuto la gravità delle previsioni economiche per il 2009: mentre a luglio il ministro dell’Economia Pedro Solbes annunciava con orgoglio l’1% di crescita, ora i numeri sono stati fortemente ridimensionati ed è stata riconosciuta una caduta dell’1,6. Un dato che l’esecutivo di Bruxelles ha dovuto modificare ulteriormente con un ribasso al 2%.

Ma non è tutto. Inizialmente era stata diffusa la notizia secondo cui la disoccupazione avrebbe raggiunto il 12,5% per quest’anno, ma lo scorso venerdì il governo rivelava un aumento al 15,9%, destinato nuovamente a essere smentito: secondo la Commissione, nel 2010 la disoccupazione si spingerà fino al 19%. La più alta dell’Unione Europea e quasi il doppio della media comunitaria. Il che, in altre parole, significa tra i tre e i quattro milioni di disoccupati solamente in Spagna.

Secondo il commissario europeo Joaquín Almunia neanche il deficit pubblico spagnolo – già giunto al 3,4% del Pil nel 2008 – si ridurrà. Nell’anno in corso raggiungerà infatti il 6,2% (a causa dell’incredibile aumento dei sussidi di disoccupazione, dei pacchetti di misure fiscali adottate dal governo lo scorso novembre e della polemica decisione di destinare 8 miliardi ai comuni), pari all’1,1% del Pil. L’unica buona notizia per Madrid è che, secondo le stime dell’Eurostat, l’inflazione scenderà dal 4,1% del 2008 allo 0,6% per quest’anno, anche se tornerà ad aumentare nel 2010 fino a raggiungere il 2,4%.

Di fronte a questa nera prospettiva, Zapatero non ha potuto fare altro se non cercare di ridimensionare la situazione. Questa mattina, parlando in un’intervista alla Cadena Ser, ha finalmente ammesso che il 2009 sarà un anno di perdite, specialmente nel settore dell’occupazione. Il primo ministro spagnolo non si è fermato qui e, assicurando che inviterà le banche ad avere più flessibilità nella concessione dei prestiti, ha anche chiesto ai cittadini “di mantenere la fiducia e l’andamento dei consumi per poter uscire dalla crisi”. Proprio la stessa richiesta – e nello stesso “spirito di positività” – fatta da Berlusconi lo scorso novembre. Peccato che nel Belpaese (a differenza di quanto avvenuto in Spagna) la richiesta sia finita nel “tritacarne” delle solite strumentalizzazioni.  

Una presa di posizione che non doveva essere poi così sbagliata se è lo stesso Almunia a dichiarare che nonostante l’Italia richieda “un adeguato coordinamento di prudenza e stimolo” nella situazione dei conti pubblici, “il governo italiano, in particolare il ministro Tremonti, non hanno bisogno dei miei suggerimenti. Tremonti sa che cosa deve fare”. Per il commissario europeo il mix di “prudenza e stimolo” è già presente nelle politiche messe a punto dall’Italia e deve essere portato avanti. Ancora meglio parlano i dati: se è pur vero che l’Italia rimarrà in recessione fino al 2009 (con il Pil a -2%), le stime prevedono che nel 2010 ci sarà una leggera ripresa con una crescita dello 0,3% (come già previsto da Bankitalia). Il debito pubblico italiano è invece destinato a balzare nuovamente sopra il 110 per cento: dopo avere chiuso il 2008 al 105,7%, nel 2009 si tornerà al 109,3% e nel 2010 al 110,3 per cento.

Il dossier della Commissione riconosce nell’export il punto forte dell’Italia e dà la colpa della recessione alla “debolezza della domanda interna” e all’alta inflazione che ha “accresciuto l’incertezza provocando una contrazione dei consumi privati, mentre la stretta sulle condizioni del credito ha portato a un calo degli investimenti”. E sull’economia spagnola, definita dallo stesso Zapatero qualche mese fa come quella “più solida del mondo” quali fattori hanno pesato? La domanda per momento resta aperta, chissà che il leader socialista non trovi il tempo per un’analisi così poco trionfalista di quelle viste fino a stamani e più legata alla realtà.